Vi è una graduale relazione inversa tra fitness cardiorespiratorio (CRF) e fibrillazione atriale (AF) incidente. Questa associazione risulta più marcata nei soggetti obesi rispetto a quelli non obesi. Il dato emerge da un’analisi di dati provenienti dall’Henry Ford Exercise Tesing (FIT) Project, riportati su Circulation.
«Uno scarso CRF rappresenta un fattore di rischio indipendente per morbilità e mortalità cardiovascolare. Peraltro, il rapporto tra CRF e AF è meno chiaro» affermano gli estensori della ricerca, guidati da Waqas T. Qureschi, dell’Henry Ford Hospital/Wayne State University (USA).

In effetti diversi studi hanno suggerito un’associazione tra l’attività fisica lungo l’arco della vita e lo sviluppo di AF. «In ogni caso» precisano gli autori «questi studi hanno utilizzato come misura di funzione fisica l’attività autoriportata, che non è una misura diretta della fisiologia sottostante. L’impatto del CRF sul rischio di AF non è stato esaminato in precedenza in un’ampia coorte multietnica. Inoltre, non è noto se tale relazione sia influenzata da coronaropatia incidente o da disfuzione ventricolare sinistra incidente. Per di più, le interazioni tra fattori di rischio modificabili di AF (compresi obesità, ipertensione, diabete, fumo e iperlipidemia) e CRF in relazione all’AF incidente non sono ben delineate».
A tale scopo, Qureshi e collaboratori hanno esaminato il rapporto tra i livelli crescenti di CRF con il rischio di AF incidente in un’ampia coorte multietnica di individui sottoposti a un esercizio graduale al treadmill.

Nel periodo compreso tra il 1991 e il 2009, un totale di 64.561 soggetti adulti (età media: 54,5 +/- 12,7 anni, 46% donne, 64% caucasici) senza AF sono stati sottoposti a test da sforzo con treadmill in un centro terziario di cura, dove sono state raccolte le variabili demografiche e cliniche basali. Un’AF incidente è stata determinata mediante la classificazione internazionale delle malattie codice v. 9 (ICD-9 427.31) confermata tramite collegamento ai file di richiesta medica.

Per stimare l'associazione indipendente di CRF con AF incidente sono stati utilizzati modelli a rischi proporzionali di Cox multivariabili nidificati. Nel corso di un follow-up mediano di 5,4 anni (IQR 3-9 anni), sono stati diagnosticati 4.616 nuovi casi di AF. Dopo aggiustamento per potenziali fattori confondenti, un 1 MET (equivalente metabolico = unità di costo energetico di un’attività fisica) più elevato raggiunto durante il test al treadmill è stato associato con un rischio inferiore del 7% di AF incidente [HR (95% IC): 0,93 (0,92-0,94), p <0,001]. Questa relazione è rimasta significativa dopo aggiustamento per malattia coronarica incidente [HR (95% CI): 0,92 (0,91-0,93); p <0,001]. L'entità dell'associazione inversa tra CRF e AF incidente è stata maggiore tra i soggetti obesi rispetto a quelli non obesi (p-interazione =0,02).

«Il nostro studio ha importanti implicazioni per i soggetti obesi e indica che questi individui possano trarre beneficio da strategie che possono migliorare il CRF, visto che il CRF è causalmente associato all’AF» osservano Qureshi e collaboratori. «Ci sono molti meccanismi plausibili per questa interazione. Si pensa che l’obesità promuova l’AF aumentando la dimensione dell’atrio sinistro favorendo lo sviluppo e la propagazione dell’impulso elettrico rientrante. È noto poi che nell’obeso si verifica una cronica distensione degli osti delle vene polmonari dovuta all’elevata pressione intracardiaca. Questi osti agiscono come nido per l’AF e sono frequentemente sottoposti ad ablazione nella cura dell’aritmia. Anche l’apnea notturna, strettamente correlata all’obesità, è un importante fattore di rischio per AF, probabilmente in relazione a un maggiore stress ossidativo nei cardiomiociti atriali, cui consegue uno stato infiammatorio».

Ricapitolando, scrivono gli autori, un maggiore CRF è associato a un minore rischio di AF, indipendentemente da età, genere, etnia e altri tradizionali fattori di rischio. L’associazione è più evidente nei pazienti obesi. «Questo studio» concludono «fornisce ulteriori prove a supporto della raccomandazione di un aumento generale del fitness.


Arturo Zenorini
Qureshi WT, Alirhayim Z, Blaha MJ, et al. Cardiorespiratory Fitness and Risk of Incident Atrial Fibrillation: Results from the Henry Ford ExercIse Tesing (FIT) Project. Circulation, 2015 Apr 22. [Epub ahead of print]
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