In pubblicazione a febbraio, su Atherosclerosis, lo studio di confronto tra soggetti infartuati e sani, che mette in luce una riduzione del rischio di infarto miocardico fino all’85% per i maggiori livelli di omega-6 e del 65% per i livelli più elevati di omega-3 – Un’alimentazione più ricca di questi acidi grassi avrebbe perciò un ruolo nella prevenzione cardiovascolare sia primaria, sia secondaria, e la popolazione italiana andrebbe incoraggiata a consumare più alimenti ricchi di omega-6 e omega-3, attualmente carenti nella dieta nostrana.

Esiste una correlazione, ormai dimostrata, tra consumo di alimenti ricchi di acidi grassi e probabilità di essere colpiti da un evento coronarico acuto, come l’infarto miocardico.
Si sa infatti che gli acidi grassi saturi e gli acidi grassi insaturi a conformazione trans tendono ad associarsi a un aumento del rischio, mentre gli acidi grassi monoinsaturi, e soprattutto polinsaturi, si associano a una riduzione del rischio stesso.

Tra i polinsaturi, in particolare, il rischio si riduce aumentando il consumo sia dei cosiddetti omega-3 (o n-3), di cui sono ricchi alcuni vegetali e gli alimenti di origine marina come il pesce, e il cui capostipite è l’acido alfa-linolenico, sia degli omega-6 (o n-6), presenti soprattutto in oli vegetali e nella frutta secca, il cui capostipite è invece l’acido linoleico.
Ricordiamo che gli acidi grassi che appartengono a entrambe le famiglie sono "essenziali": l'organismo umano non è in grado di “produrli” autonomamente, ma deve assumerli, preformati, con gli alimenti.

La valutazione dell'apporto alimentare di questi acidi grassi è tuttavia difficile, e spesso imprecisa, specie quando si basa sull'uso combinato di diari alimentari e/o di questionari di frequenza di consumo, assieme a tabelle di composizione degli alimenti.

La ricostruzione dell'alimentazione quotidiana è infatti molto complessa, e le tabelle di composizione, soprattutto per quanto riguarda i componenti minori, come gli acidi grassi polinsaturi, possono essere inaffidabili. La quota di omega-3 in una porzione di salmone, per esempio, dipende dall'origine del pesce (allevato o pescato), dalla preparazione (con o senza pelle) dalla tecnica di cottura, dalle dimensioni della porzione, eccetera.

Per questo motivo ci si indirizza sempre più sulla misurazione diretta delle concentrazioni nel sangue intero, oppure in sue frazioni (siero, o globuli rossi). La determinazione è precisa, misura direttamente la concentrazione dei vari acidi grassi nell'organismo e riflette in modo accurato non solo gli apporti alimentari di queste sostanze, ma anche la capacità individuale di metabolizzare, trasformare e utilizzare queste sostanze.

Lo studio AGE-IM (Acidi Grassi Essenziali e Infarto Miocardico), condotto da NFI con il supporto di cinque Unità di Terapia Intensiva Coronarica distribuite sull'intero territorio nazionale (Bologna, Cremona, Ancona, Napoli, Palermo), ha valutato la presenza dei vari acidi grassi nel sangue intero di un campione di circa 100 soggetti colpiti da un recente infarto e di un numero analogo i soggetti di controllo, dello stesso sesso e di simile età, ma non colpiti dalla malattia.

I risultati dello studio, in pubblicazione a febbraio sulla rivista internazionale Atherosclerosis (1), forniscono alcune conferme e dati nuovi di indubbio interesse:
1) CONFERMA: gli acidi grassi polinsaturi condizionano il rischio di infarto, anche in una popolazione "mediterranea" come la nostra. I grassi saturi, tipici di molti alimenti di origine animale, sono infatti più presenti nel sangue dei soggetti colpiti da infarto che nei controlli, mentre i polinsaturi, sia della serie omega-6 e sia della serie omega-3, hanno concentrazioni elevate nel sangue di chi non aveva subito l’evento acuto.

2) DATO INNOVATIVO: Combinando i dati di casi e controlli, si mette in luce che livelli ematici più elevati di omega-6 e di omega-3 si associano a una drastica riduzione della probabilità di subire un infarto (-85% per gli omega-6 e –65% per gli omega-3) rispetto a concentrazioni degli stessi acidi grassi, nel sangue, più basse.
Queste percentuali sottolineano che entrambe le classi di polinsaturi hanno un ruolo protettivo. Cade quindi l’ipotesi che l’apporto corretto di polinsaturi debba essere calcolato come rapporto omega-6/omega-3, da mantenere il più basso possibile.

3) CONFERMA: Nessuna associazione significativa si osserva invece tra l'apporto di singoli alimenti (o tra l’apporto alimentare, calcolato da questi dati, dei vari acidi grassi) e il rischio di infarto: una conferma di come, probabilmente, le informazioni che si raccolgono sull'alimentazione dei soggetti con le usuali metodiche di indagine sono troppo imprecise per poter consentire una valutazione accurata delle loro correlazioni di salute.

4) DATO INNOVATIVO: Dal punto di vista pratico lo studio suggerisce che in prevenzione primaria, ma anche nella prevenzione secondaria dell'infarto (cioè nella prevenzione delle recidive), bisogna probabilmente rivalutare un adeguato apporto di alimenti ricchi (vedi 4a e 4b più oltre) sia di omega-6 sia di omega-3.

5) CONFERMA: Infatti, l'apporto di acidi grassi di ambedue queste classi è, storicamente, piuttosto basso in Italia (2,3). Lo studio AGE-IM ne è la prova più recente: i consumi totali di polinsaturi erano pari a circa 9 g al giorno (il 5% delle calorie), mentre le raccomandazioni internazionali suggeriscono un apporto del 5-10% delle calorie totali per gli omega-6 e - dell’1-2% per gli omega 3.
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4a) ALIMENTI CONTENENTI OMEGA-3 (acido alfa-linolenico, EPA, DHA): noci, verdure in foglia, pesci (pesce azzurro, salmone, merluzzo, trota)
4b) ALIMENTI CONTENENTI OMEGA-6 (acido linoleico soprattutto): Oli di semi (mais, girasole, soia, vinacciolo) e frutta secca (mandorle, pistacchi, nocciole, arachidi)

Bibliografia:
1-    F. Ma rangoni, G. Novo, G. Perna, P. Perrone Filardi, S. Pirelli, M. Ceroti, A. Querci, A. Poli. Omega-6 and omega-3 polyunsaturated fatty acid levels are reduced in whole blood of Italian patients with a recent myocardial infarction: the AGE-IM study. Atherosclerosis 232: 334-338; 2014
2-    Catherine Leclercq, Davide Arcella, Raffaela Piccinelli, Stefania Sette, Cinzia Le Donne and Aida Turrini on behalf of the INRAN-SCAI 2005–06 Study Group. The Italian National Food Consumption Survey INRAN-SCAI 2005–06: main results in terms of food consumption. Public Health Nutrition: 12(12), 2504 –2532
3-    S. Sette, C. Le Donne, R. Piccinelli, D. Arcella, A. Turrini, C. Leclercq, On Behalf of the INRAN-SCAI 2005e06 Study Group. The third Italian National Food Consumption Survey,INRAN-SCAI 2005 e 06 - Part 1: Nutrient intakes in Italy. Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases; 2010