Mezz'ora al giorno di attività fisica riduce di un quinto rischio di morte e malattie cardiovascolari. Studio su The Lancet

L'attività fisica, sia ricreativa che non, è associata a un minor rischio di mortalità e di eventi cardiovascolari in individui provenienti da Paesi a basso, medio e alto reddito. Lo sostengono gli autori di un ampio studio pubblicato su The Lancet che ha coinvolto più di 130 mila persone provenienti da 17 Paesi.

L'attività fisica, sia ricreativa che non, è associata a un minor rischio di mortalità e di eventi cardiovascolari in individui provenienti da Paesi a basso, medio e alto reddito. Lo sostengono gli autori di un ampio studio pubblicato su The Lancet che ha coinvolto più di 130 mila persone provenienti da 17 Paesi.

In tutte le tipologie di Paese esaminato, una superiore attività fisica è stata associata a un rischio più basso di malattie cardiovascolari e di mortalità, che si aggira intorno al 20-25%.

“L'aumento dell'attività fisica è una strategia globale semplice e ampiamente applicabile, a basso costo, che potrebbe ridurre la morte e le malattie cardiovascolari in età media” hanno commentato gli autori dello studio, guidato dal professor Scott Lear della Simon Fraser University's Faculty of Health Sciences, Vancouver.

I ricercatori stimano che si potrebbe impedire una morte precoce su 12 solo se si svolgesse attività fisica almeno 30 minuti al giorno, cinque giorni alla settimana.
È ormai risaputo da tempo che nei Paesi ad alto reddito l’attività fisica, prevalentemente ricreativa, esercita un effetto protettivo verso le malattie cardiovascolari ma ad oggi non era noto se ciò valesse anche per i Paesi a reddito più basso, dove si svolge un’attività fisica principalmente non ricreativa ma legata alle attività quotidiane.

“A tale scopo abbiamo esaminato se quantità e tipi diversi di attività fisica siano associati a una riduzione della mortalità e del rischio cardiovascolare in Paesi con livelli economici differenti” hanno fatto sapere gli autori che hanno anche precisato che l’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda almeno 150 minuti a settimana di attività fisica di moderata intensità.

Ampio studio prospettico
I partecipanti allo studio PURE (Prospective Urban Rural Epidemiologic), provenienti da 17 Paesi differenti (Canada, Svezia, Emirati Arabi Uniti, Argentina, Brasile, Cile, Polonia, Turchia, Malaysia, Sudafrica, Cina, Colombia, Iran, Bangladesh, India, Pakistan e Zimbabwe), avevano un’età compresa tra i 35 e i 70 anni e non presentavano malattie cardiovascolari preesistenti.
I ricercatori hanno valutato l'attività fisica totale utilizzando il questionario internazionale sull'attività fisica quotidiana (IPAQ) e hanno registrato la mortalità e gli eventi cardiovascolari durante una media rispettivamente di 6 o 9 anni di follow-up.

Gli outcome clinici primari durante il follow-up sono stati la mortalità e le malattie cardiovascolari maggiori (mortalità per CVD, infarto miocardico, ictus o insufficienza cardiaca), sia separatamente sia in maniera composita. Gli effetti dell'attività fisica sulla mortalità e sulle CDV sono stati aggiustati per fattori sociodemografici e per altri fattori di rischio tenendo conto dell’ambiente domestico, comunitario e nazionale.

Ottimi risultati su grandi numeri
Tra il 1 ° gennaio 2003 e il 31 dicembre 2010 sono stati iscritti 168.916 partecipanti, di cui 141.945 hanno completato l'IPAQ ma le analisi sono state limitate a 130.843 partecipanti che non presentavano CVD preesistente.

Rispetto alla bassa attività fisica ( 3000 MET × minuti o), corrispondenti a meno di 150, tra 150 e 750 o superiore a 750 minuti alla settimana di attività fisica d’intensità moderata, si è avuto una riduzione graduale della mortalità (hazard ratio: 0,80; 95% Ic: 0,74-0,87 e 0,65; 0,60-0,71; p <0,0001) e delle principali CVD (0,86; 0,78-0,93, p <0,001).

I ricercatori hanno inoltre riscontrato che nella popolazione che non seguiva le raccomandazioni delle linee guida in merito all’attività fisica, si è registrata una riduzione dell’8% della mortalità e del 4,6%, per le malattie cardiovascolari, percentuali che aumentavano quando l’attività fisica non è intensiva (-13% di mortalità e -9,5% di CVD).
Soddisfatti dei risultati ottenuti dallo studio, gli autori hanno concluso sostenendo che sia l’attività fisica ricreativa sia quella non ricreativa sono associate a grossi vantaggi.

David Alter, cardiologo e scienziato senior del Toronto Rehabilitation Instit, ha affermato che lo studio in questione ha mostrato come l’attività fisica presenti ulteriori benefici oltre alla sopravvivenza cardiovascolare, definendo l’esercizio fisico una “medicina” con effetti simili ai farmaci. E pensare che basta solo mezz’ora al giorno, per 5 giorni a settimana, per star meglio.

Lear S. et al. The effect of physical activity on mortality and cardiovascular disease in 130 000 people from 17 high-income, middle-income, and low-income countries: the PURE study. The Lancet, 21 September 2017
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