Cardiologia

Nessun danno cognitivo con atorvastatina ad alto dosaggio, ma lievi variazioni alla Rm cerebrale

Trattare i pazienti con atorvastatina ad alte dosi non compromette la memoria in soggetti sani sottoposti alla terapia ipolipemizzante. Il trattamento con la statina, tuttavia, si associa ad alcuni piccoli cambiamenti nelle misure di risonanza magnetica (Rm) funzionale, tra cui differenze di attivazione neurale regionale quando i pazienti prendono le statine e quando non le prendono e rispetto al placebo: Lo evidenziano i risultati di uno studio presentato a Washington durante l'ultima edizione del convegno annuale dell'American College of Cardiology (ACC).

Trattare i pazienti con atorvastatina ad alte dosi non compromette la memoria in soggetti sani sottoposti alla terapia ipolipemizzante. Il trattamento con la statina, tuttavia, si associa ad alcuni piccoli cambiamenti nelle misure di risonanza magnetica (Rm) funzionale, tra cui differenze di attivazione neurale regionale quando i pazienti prendono le statine e quando non le prendono e rispetto al placebo: Lo evidenziano i risultati di uno studio presentato a Washington durante l’ultima edizione del convegno annuale dell’American College of Cardiology (ACC).

La prima firmataria dello studio, Beth Taylor, dell’Hartford Hospital e dell’Università del Connecticut, ha detto che i dati “non forniscono evidenze convincenti di una disfunzione della memoria verbale o non verbale misurabile dovuta alle statine“.

Anche sei i risultati nel complesso sono rassicuranti, le implicazioni cliniche delle differenze regionali osservate nell’attivazione neurale non sono chiare. “Certamente meritano di essere valutate in uno studio clinico più ampio” ha detto l’autrice. “Forse la risonanza magnetica funzionale può essere uno strumento più sensibile per evidenziare le differenze, proprio come nel muscolo. Queste differenze potrebbero contribuire alle segnalazioni sporadiche di casi di perdita di memoria e confusione? Non lo sappiamo” ha aggiunto la Taylor.
Neil Stone, della Northwestern University School of Medicine di Chicago, uno degli esperti invitati a discutere lo studio e coordinatore del board che ha redatto le linee guida congiunte sul colesterolo dell’American College of Cardiology/American Heart Association, ha detto che quando lui e i colleghi stavano preparando le raccomandazioni hanno preso in esame i dati provenienti da studi randomizzati controllati e metanalisi di qualità elevata, senza riuscire a trovare “un segnale netto” di una correlazione tra terapia con statine e deterioramento cognitivo.

“Abbiamo anche notato che in molti studi randomizzati e controllati una persona su cinque, specie fra gli ultrasettantenni, aveva problemi cognitivi, ma questi non erano più comuni nei pazienti trattati con le statine. Bisogna essere consapevoli del fatto che le anomalie cognitive sono frequenti quando si invecchia” ha aggiunto l’esperto.

Problemi neurologici comuni nei pazienti trattati con statine
Lievi disturbi a carico del sistema nervoso centrale sono al secondo posto fra gli effetti collaterali più comuni della terapia con statine (al primo ci sono debolezza e dolori muscolari). Nel 2012, la Food and Drug Administration (Fda) ha aggiornato il bugiardino delle statine aggiungendo un’avvertenza sulla possibilità di perdita di memoria, confusione e altri disturbi cognitivi associati a questi ipolipemizzanti.

“La decisione dell’Fda in realtà è un po’ sorprendente, perché i risultati degli studi sugli effetti delle statine sul sistema nervoso centrale erano nella migliore delle ipotesi non conclusivi” ha detto la Taylor. “Ci sono stati alcuni studi che hanno mostrato effetti positivi, alcuni che hanno mostrato un rallentamento della progressione della malattia, altri che non hanno mostrato alcun effetto e alcuni piccoli studi che hanno mostrato lievi cali di memoria. Questo è un problema perché un sacco di studi fino ad oggi sono stati studi osservazionali, che sono soggetti a bias di prescrizione“.

Inoltre, ha rimarcato l’autrice, i test neuropsicologici utilizzati per valutare gli effetti delle statine sul sistema nervoso centrale sono stat  progettati principalmente per la valutazione dei pazienti con ictus o malattia di Alzheimer, e non per rilevare questi cambiamenti molto piccoli e sensibili che si potrebbero osservare con le statine.

Nello studio presentato all’ACC, i ricercatori hanno analizzato pazienti che avevano partecipano allo studio STOMP, un trial pubblicato nel 2012 in cui atorvastatina ha mostrato di non ridurre la forza muscolare, ma di aumentare i livelli di creatin-chinasi. L’analisi ha riguardato 66 pazienti trattati con atorvastatina 80 mg e 84 trattati con un placebo e i ricercatori hanno valutato le funzioni cognitive dei pazienti trattati con atorvastatina dopo che erano stati trattati con il farmaco per 6 mesi e 2 mesi dopo l’interruzione del trattamento.

I pazienti sono stati sottoposti a una serie di test neuropsicologici per valutare l'apprendimento e la memoria, oltre a due test di risonanza magnetica funzionale. In una valutazione di risonanza magnetica, ai pazienti è stato chiesto di memorizzare e riconoscere diverse immagini astratte, un test che attiva le regioni mediale temporale, del cingolato, frontale inferiore e parietale posteriore del cervello. Nel secondo test di risonanza magnetica si è valutata anche la memoria di lavoro verbale: memorizzare un insieme di consonanti, mantenerne la memoria e il suono dopo un periodo di riposo, e poi recuperarle. Anche in questo caso, il test è era progettato per attivare specifiche regioni del cervello.

Per quanto riguarda gli altri test neuropsicologici, ha riferito la Taylor, i ricercatori hanno osservato solo differenze minime tra i pazienti trattati con le statine e quelli trattati con un placebo. Inoltre, risultati di un questionario completo che comprende difficoltà auto-riferite nella percezione, nella memoria e nel funzionamento motorio non hanno mostrato alcuna differenza significativa tra quando i pazienti assumevano con le statine e quando non le prendevano.

I pattern di attivazione regionale valutati con la risonanza magnetica sono risultati quasi identici nei pazienti trattati con statine quando assumevano il farmaco e quando non lo assumevano e nei pazienti trattati con il placebo. La Taylor ha osservato che i partecipanti trattati con atorvastatina hanno mostrato lievi alterazioni dei pattern di attivazione neurale regionale sia quando stavano assumendo il farmaco sia quando non lo stavano assumendo rispetto ai pazienti trattati con placebo, in particolare nelle regioni del lobulo paracentrale e del precuneus durante il test della memoria astratta e del putamen destro durante il test della memoria di lavoro verbale. Il fatto che le differenze di attivazione neurale rispetto al placebo siano state viste sia quando i pazienti stavano assumendo atorvastatina sia quando non prendevano il farmaco rende difficile capire quale sia il significato dei risultati.

Cosa potrebbe accadere nei pazienti più anziani?
Douglas Mann, della Washington University School of Medicine di St. Louis, nel Missouri, uno dei due chairmen della sessione in cui sono stati presentati i risultati, ha osservato che i pazienti inclusi nell'analisi erano sani e avevano un'età media di 48 anni quando sono stati randomizzati. “La fascia di età studiata è relativamente giovane e il più delle volte, di solito, queste persone non prendono le statine” ha detto l’esperto. “C’è il dubbio che se l’effetto biologico è piccolo e se lo si fosse valutato su un paziente di 70 anni, forse i ricercatori avrebbero visto qualcosa di diverso”.

La Taylor ha riconosciuto che i pazienti erano giovani, ma ha aggiunto che quando lei e i colleghi hanno esaminato gli outcome in alcuni dei pazienti più anziani inclusi nella loro analisi, non hanno visto alcun effetto età-specifico”. Tuttavia, ha osservato, lo studio era sottodimensionato per poter valutare effetti età-specifici.

I dati attuali di risonanza magnetica suggeriscono che servono ulteriori studi, ha detto Stone, il quale ha anche sottolineato che quando i ricercatori studiano aspetti molteplici dei processi cognitivi e e della memoria, le analisi statistiche devono essere adeguate per tener conto delle misurazioni ripetute. La Taylor ha concordato sul fatto che i dati di risonanza magnetica funzionale potrebbero essere soggetti a bias derivanti da queste misurazioni ripetute, ma ha detto che nella loro analisi lei e i colleghi hanno aggiustato i dati tenendo conto dei confronti multipli.

B. Taylor, et al. The Effect of High-Dose Atorvastatin on Neuronal Activity and Cognitive Function. ACC 2017; abstract 415-10.
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