È in fase di pubblicazione su Eurointervention un interessante studio di confronto sull’utilizzo di eparina non frazionata (UFH) e abciximab vs bivalirudina in pazienti con infarto miocardico senza sopralivellamento del tratto ST (NSTEMI) sottoposti a angioplastica coronarica (PCI). In questo studio non sono emerse differenza significative nell’utilizzo delle due strategie in termini di outcome ischemici, mentre l’utilizzo di bivalirudina aveva già mostrato di ridurre il tasso di sanguinamenti a 30 giorni dalla procedura.


Questo studio di basa sulla analisi ad un anno dei pazienti (n. = 1721) arruolati nello studio Intracoronary Stenting And Antithrombotic Regimen –Rapid Early Action for Coronary Treatment (ISAR-REACT) 4, studio randomizzato e in doppio cieco.Outcome primario di questa analisi era un composito di morte, infarto miocardico o rivascolarizzazione del vaso target a un anno dall’evento iniziale. Outcome secondario era un composito di morte o infarto miocardico.
Dopo un anno dalla procedura l’outcome primario si è verificato nel 21.3% dei pazienti che avevano ricevuto UFH + abciximab e nel 21.5% assegnati alla bivalirudina ( hazard ratio [HR] 0.99; 95% intervallo di confidenza [CI]: 0.80-1.21; p=0.94). L’incidenza combinata di morte e infarto miocardico (endpoint secondario dello studio) era del 15.7% nel gruppo abciximab +UFH  versus 16.0% nel gruppo bivalirudina (HR 0.99; 95% CI: 0.78-1.26; p=0.94). I tassi di mortalità erano rispettivamente del 4.0% versus 4.7% (HR 0.85; 95% CI: 0.54-1.34; p=0.48). A un anno non si sono mostrate differenze significative di out come anche nei vari sottogruppi analizzati.


I risultati a 30 giorni di questo studio avevano già mostrato out come simili con le due strategie terapeutiche in termini di endpoint ischemici. Per contro era apparsa una riduzione dei sanguinamenti con l’utilizzo della bivalirudina rispetto a UFH + abciximab. Il presente studio ha allungato il follow up e ha mostrato che i dati in termini di eventi ischemici rimangono simili con una incidenza di eventi sostanzialmente sovrapponibilie tra le due strategie. In anni recenti si sta sempre più diffondendo il concetto che ad una riduzione degli eventi ischemici si debba affiancare un tasso non elevato di complicanze emorragiche. Le complicanze emorragiche sono infatti legate, come già dimostrato in numerosi studi, ad out come peggiori.

L’osservazione di un out come simile con le due strategie in questo studio ci fa pensare che possano essere equivalenti, ma non è da sottovalutare la riduzione degli eventi emorragici a 30 giorni dalla procedura. Ciò che sembra possibile dire al momento è che la bivalirudina potrebbe fornire un buon profilo di safety soprattutto nei pazienti a maggior rischio di sanguinamento, e che quindi proprio in questi pazienti andrebbe maggiormente utilizzata.


Stefanie Schulz, Adnan Kastrati, Miroslaw Ferenc, Steffen Massberg, Kathrin A. Birkmeier, Karl-Ludwig Laugwitz, Sebastian Kufner, Michael Gick, Michael Dommasch, Helmut Schühlen, Albert Schömig, Peter B. Berger, Julinda Mehilli, Franz-Josef Neumann, for the Intracoronary Stenting and Antithrombotic Regimen: Rapid Early Action for Coronary Treatment (ISAR-REACT) 4 Trial Investigators. One-year outcomes with abciximab and unfractionated heparin versus bivalirudin during percutaneous coronary interventions in patients with non-ST-segment elevation myocardial infarction: updated results from the ISAR-REACT 4 trial. Eurointervention [Epub ahead of print]
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Dott. Alessandro Durante
IRCCS Ospedale San Raffaele
Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
durante.alessandro@gmail.com