L'uso a breve termine di atorvastatina ad alte dosi può aiutare i pazienti a evitare il danno renale indotto da iniezione di mezzo di contrasto a seguito di un intervento coronarico percutaneo (PCI) o di un’angiografia coronarica. Il dato deriva da una meta-analisi pubblicata online sul Journal of Clinical Pharmacology.

I ricercatori - sotto la guida di Hongjiang Wu, del Dipartimento di Chirurgia Cardiovascolare presso l'Ospedale di Shenyang Nord a Shenyang (Cina) - hanno analizzato i risultati di 14 studi (per un totale di 1.689 pazienti) che si riferivano all’impiego di atorvastatina ad alto o basso dosaggio e i relativi outcome in termini di danno renale acuto dopo l’effettuazione di un PCI o un esame coronarografico. In 12 trial l’inibitore dell’HmgCoA reduttasi è stato somministrato all'interno di una finestra temporale di 72 ore prima dell’iniezione del mezzo di contrasto mentre nei rimanenti 2 studi i pazienti hanno ricevuto la statina per sette giorni prima delle indagini radiologiche.

Wu e collaboratori hanno notato che, tra i pazienti trattati con alte dosi di atorvastatina, la creatinina sierica era diminuita di 0,1 mg/dl. In due studi che riportavano dati sui livelli sierici di cistatina C, l'indicatore era diminuito di 0,21 mg/L nei soggetti trattati con atorvastatina ad alto dosaggio. Erano diminuiti inoltre – sempre tra gli utilizzatori di atorvastatina ad alte dosi - i livelli sierici di beta2-microglobullina (-0,27 mg/L) e quelli di proteina C-reattiva ipersensibile (-2,25 mg/L).

«Il rischio di sviluppare una nefropatia indotta da mezzo di contrasto era più che dimezzata nei pazienti trattati con dosi elevate di atorvastatina rispetto ai pazienti ai quali era stato somministrato lo stesso farmaco ma a basse dosi, con un rapporto di rischio pari a 0.41» sottolineano gli autori.

Andando a confrontare i risultati ottenuti nei pazienti sottoposti a PCI o ad angiografia coronarica, è emerso che i primi avevano avuto una riduzione di incidenza di nefropatia indotta da contrasto del 55% quando erano state loro somministrate alte dosi di atorvastatina mentre i secondi, pur avendo ricevuto il medesimo ipocolesterolemizzante a elevato dosaggio, non avevano fatto registrare una diminuzione statisticamente significativa. Wu e colleghi, inoltre, non hanno riscontrato un calo di incidenza di nefropatia indotta da mezzo di contrasto nei pazienti affetti da malattia renale cronica.

«Il trattamento a breve termine con alte dosi di atorvastatina sembra ottenere maggiori benefici nella prevenzione del danno renale acuto tra i pazienti sottoposti ad angiografia coronarica e PCI che richiedono l’iniezione di mezzo di contrasto, e in particolare nei pazienti che sono sottoposti a PCI» concludono gli autori i quali, tuttavia, specificano che la qualità degli studi disponibili sull'argomento era bassa.

Per questo motivo, Wu e colleghi ritengono necessari studi clinici randomizzati progettati in modo più accurato per poter valutare dosaggi ed esiti, suggerendo che l’esecuzione di studi con outcome clinici a lungo termine potrebbe anche migliorare la comprensione dell'utilità e dei risultati ottenibili con questo metodo basato sulla somministrazione di atorvastatina ad alte dosi per prevenire il danno renale acuto da iniezione di mezzo di contrasto.

A.Z.
Wu H, Li D, Fang M, et al. Meta-analysis of short-term high versus low doses of atorvastatin preventing contrast-induced acute kidney injury in patients undergoing coronary angiography/percutaneous coronary intervention. J Clin Pharmacol, 2014 Jan 5. [Epub ahead of print]
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