L’aggiunta di trimetazidina, agente antischemico, all’idratazione prima dell’intervento coronarico percutaneo (PCI) elettivo riduce il rischio di nefropatia da mezzo di contrasto (CIN) e il danno miocardico in pazienti diabetici con nefropatia cronica (CKD) di grado lieve-moderato. Lo rivela uno studio apparso sul sito dell’American Journal of Cardiology.

La ricerca è stata condotta dal gruppo di Mohamed Shehata, del Dipartimento di Cardiologia dell’Ospedale Universitario Ain Shams del Cairo (Egitto), che ha randomizzato 100 pazienti diabetici consecutivi (lungo un periodo di 2 anni) con angina cronica stabile e nefropatia cronica da lieve a moderata (tasso medio di filtrazione glomerulare: 48+/-16 mL/minuto/1,73m2) a idratazione periprocedurale con soluzione salina endovenosa e solo N-acetilcisteina orale (n=50) [gruppo controllo] o in combinazione con trimetazidina (35 mg due volte al giorno per 72 ore a partire da 48 ore prima del PCI. La trimetazidina è considerata come un agente metabolico antischemico (antianginoso) che migliora l’utilizzo del glucosio a livello miocardico attraverso l’inibizione del metabolismo degli acidi grassi. Il farmaco, inoltre, può essere impiegato come antiossidante per ridurre i radicali liberi dell’ossigeno.

Nello studio la CIN è stata definita come un aumento assoluto di almeno 0,5 mg/dL o un aumento relativo di almeno il 25% di creatinina sierica rispetto al basale e la misurazione è stata effettuata immediatamente prima del PCI, dopo 72 ore e dopo 10 giorni la procedura. La lesione miocardica è stata misurata dalla grandezza dell’aumento della troponina cardiaca I (cTnI) misurata prima del PCI e 6, 12, e 24 ore dopo. Non si sono rilevate differenze significative nelle caratteristiche basali tra gruppi riguardo né la quantità né il tipo di mezzo di contrasto.

A distanza di 10 giorni dal PCI, la CIN si è sviluppata in 6 pazienti nella coorte trimetazidina (12%) e 14 pazienti nel gruppo controllo (28%; P<0,05). Rispetto al basale (simile tra gruppi), i livelli medi di creatinina sierica sono stati superiori tra i soggetti che non hanno ricevuto trimetazidina rispetto a quanti hanno ricevuto l’infusione con l’antischemico (2 mg/dL vs 1,9 mg/dL, rispettivamente; P<0,05), dove peraltro non si sono rilevate modificazioni significative.

I livelli di cTnI sono risultati significativamente ridotti nel gruppo trimetazidina (a 6 ore: 8+/-0,3 pg/mL vs 16+/-0,2 pg/mL; a 12 ore: 13+/-0,9 pg/mL vs 24+/-0,8 pg/ml; a 24 ore 7+/-0,7 pg/mL vs 14+/-03 pg/mL, P<0,001). I pazienti della coorte trimetazidina hanno anche evidenziato la tendenza a raggiungere un flusso finale TIMI III e ad avere minore complicanze procedurali rispetto al gruppo controllo.

I risultati sono in linea con quanto presente in letteratura circa l’impatto della somministrazione della trimetazidina prima del PCI, aggiungendo valore a questo studio che è il primo ad analizzare gli effetti sia sulla CIN sia sulle lesione miocardica nel sottogruppo ad alto rischio. In ogni caso, la generalizzabilità dei risultati è limitata a causa delle piccole dimensioni del campione e alla mancanza di pazienti con insufficienza renale grave, sottolineano gli autori. I risultati, affermano «potrebbero essere attribuiti alla combinazione della N-acetilcisteina con la trimetazidina», suggerendo inoltre che sono necessari studi più potenti per determinare gli outcomes a lungo termine.

A.Z.
Shehata M. Impact of Trimetazidine on Incidence of Myocardial Injury & Contrast Induced Nephropathy in Diabetic Patients with Renal Dysfunction Undergoing Elective Percutaneous Coronary Intervention. Am J Cardiol, 2014 May 16. [Epub ahead of print]

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