Più infarti del miocardio con forti oscillazioni di temperatura, un altro effetto del riscaldamento globale

Nei giorni in cui la temperatura oscillava di oltre 10 gradi Celsius, o più di 18 gradi Fahrenheit, si sono presentati in ospedale più pazienti con un infarto del miocardio con elevazione del tratto ST (STEMI), e l'effetto era più evidente nei giorni caldi.

Nei giorni in cui la temperatura oscillava di oltre 10 gradi Celsius, o più di 18 gradi Fahrenheit, si sono presentati in ospedale più pazienti con un infarto del miocardio con elevazione del tratto ST (STEMI), e l'effetto era più evidente nei giorni caldi.

E’ quanto emerge da uno studio osservazionale su pazienti in Michigan condotto da Hedvig Bille Andersson, dell’Università del Michigan, Ann Arbor e colleghi, presentato all'American College of Cardiology (ACC) 2018.

«Le oscillazioni giornaliere della temperatura sembrano essere associate a un maggior rischio di attacchi cardiaci e l'effetto di queste oscillazioni è esagerato nei giorni che hanno una temperatura media più alta», ha detto alla stampa il coautore dello studio Hitinder Gurm, dell'Università del Michigan.

Si prevede che il riscaldamento globale provocherà condizioni meteorologiche estreme più di frequente, e queste potrebbero portare a un maggior numero di attacchi cardiaci, ma si pensa anche che i cambiamenti climatici diminuiscano le oscillazioni della temperatura durante il giorno, cosa che mitigherebbe questo effetto, ha detto Andersson a Medscape.

In ogni caso, "è importante sottolineare che il meccanismo causale" alla base di questa associazione tra variazione di temperatura giornaliera e rischio di STEMI, rimane sconosciuto, ha sottolineato.

Secondo Gurm «Sono necessari ulteriori studi per comprendere meglio come le fluttuazioni della temperatura aumentano il rischio di attacchi di cuore, il che ci permetterebbe di escogitare una prevenzione efficace».

Nel frattempo, dal momento che «sappiamo ancora poco sull'effetto dello stress esterno sul cuore», ha ribadito Andersson «dobbiamo continuare a concentrarci sui tradizionali fattori di rischio cardiovascolare, come il fumo e l'ipertensione, per ridurre il rischio di infarto miocardico».

Variazioni di temperatura e infarto
«È risaputo che lo stress ambientale può scatenare infarti miocardici e che sono aumentati in presenza di terremoti, attacchi terroristici, tsunami» e altri importanti fattori di stress, incluse le basse temperature, ha detto Gurm, ma non era chiaro se anche i cambiamenti improvvisi di temperatura potessero avere un’influenza.

Per indagare su questo aspetto, i ricercatori hanno identificato 30.404 pazienti che si sono presentati con STEMI e sono stati sottoposti a intervento coronarico percutaneo (PCI) primario in 45 ospedali del Michigan dal 2010 al 2016.
Sono stati esaminati i cambiamenti di temperatura, regolati per i totali delle precipitazioni, il giorno della settimana e le tendenze stagionali, nel giorno dello STEMI.

Rispetto ai giorni con una temperatura costante, definita come giorni in cui la differenza tra la temperatura minima e massima era solo da 0 a 5 gradi Celsius, c'era un aumento dell'1,2% nel numero di eventi STEMI nei giorni in cui la temperatura variava da 5 a 10 gradi Celsius.

Il numero di STEMI è aumentato del 6,9% e dell'11,1% nei giorni in cui la temperatura oscillava da 10 a 15 gradi Celsius o oltre 15 gradi Celsius, rispettivamente.



E’ presto per trarre conclusioni
Sulla base di questi primi risultati, «sarei restìo a etichettare le fluttuazioni della temperatura come un fattore di rischio per l'infarto miocardico», ha avvertito David Alter, dell’Università di Toronto, non coinvolto nello studio. «Anche se i risultati fossero riproducibili altrove, un fattore di rischio implica la causalità. A questo punto, abbiamo solo un'associazione, un "segnale"».

«Detto questo, lo studio si aggiunge a un già ampio numero di evidenze che suggeriscono che i fattori ambientali sono potenzialmente importanti nell’influenzare la salute delle persone», ha continuato. «Quindi, i risultati non sono del tutto inaspettati».

Per quanto riguarda «quali effetti, ammesso che ce ne siano, potrebbe avere il riscaldamento globale sui rischi di infarto miocardico, questo studio stimola solo il nostro appetito e giustifica la necessità di ulteriori ricerche», ha aggiunto Alter.

American College of Cardiology (ACC) 2018 Scientific Session. Session 1155, Abstract 267. To be presented March 10, 2018
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