Cardiologia

Post-infarto, ischemia indotta da stress psicologico associata a peggiori esiti clinici, in modo indipendente dall'ostruzione coronarica. #ACC2020

L'ischemia cardiaca causata da un intenso stress psicologico è associata a scarsi esiti clinici in pazienti che hanno avuto in precedenza un infarto del miocardio. È quanto dimostrano i risultati di un nuovo studio presentato online alle sessioni scientifiche "virtuali" dell'American College of Cardiology 2020 (ACC.20)/World Congress of Cardiology (WCC).

L’ischemia cardiaca causata da un intenso stress psicologico è associata a scarsi esiti clinici in pazienti che hanno avuto in precedenza un infarto del miocardio. È quanto dimostrano i risultati di un nuovo studio presentato online alle sessioni scientifiche “virtuali” dell'American College of Cardiology 2020 (ACC.20)/World Congress of Cardiology (WCC).

Questa evidenza indica che lo stress psicologico o emotivo dovrebbero essere presi in considerazione in modo importante in pazienti sezionali post-infartuati (post-IM) in quanto – appunto - vulnerabili all'ischemia indotta da stress mentale.

«Il nostro studio è molto efficace nel dimostrare, sperimentalmente, che lo stress psicologico ha conseguenze davvero negative per i pazienti post-IM ha dichiarato la ricercatrice senior Viola Vaccarino, dell’Emory University Rollins School of Public Health di Atlanta, in Georgia.

Seppure solo il 16% dei pazienti ha sviluppato ischemia durante un esercizio basato sul parlare in pubblico (public speaking task), progettato per aumentare i livelli di stress, questi stessi pazienti hanno avuto esiti clinici molto peggiori di chi non ha sviluppato ischemia durante il test, ha spiegato.

Fattore scatenante di eventi acuti e indicatore prognostico nei pazienti cardiaci
In contesti di ricerca, l'ischemia indotta da stress mentale provocata da uno «stress psicologico acuto» rispetto a un fattore fisico di stress è stata osservata ovunque in un range compreso tra il 15% e il 50% dei pazienti cardiaci. «Tende a essere clinicamente silenziosa e generalmente non è correlata alla gravità delle placche aterosclerotiche» ha aggiunto Vaccarino «e può verificarsi anche in assenza di ischemia da stress convenzionale».

La ricercatrice ha affermato che ricerche precedenti hanno implicato lo stress psicologico non solo come fattore scatenante di eventi coronarici acuti, ma anche come indicatore prognostico nei pazienti cardiaci.

L'associazione tra stress psicologico ed esiti clinici avversi è indipendente da altri indicatori prognostici, nonché dai tradizionali fattori di rischio cardiovascolare, ma il meccanismo non è attualmente chiaro. Poco è noto circa l’ischemia indotta da stress mentale a seguito di infarto del miocardio e il suo ruolo nella prognosi, ha specificato.

Compito di “public speaking” e imaging di perfusione miocardica con SPECT
Allo scopo di rispondere alla domanda tuttora inevasa, i ricercatori hanno studiato 306 pazienti, il 65% dei quali erano afro-americani e metà dei quali donne, tutti con un precedente infarto miocardico negli ultimi 8 mesi, inclusi nello studio MIMS-2 (Myocardial Infarction and Mental Stress Ischemia Study 2). L'età media era di 50 anni.

Tutti i pazienti sono stati sottoposti a imaging di perfusione miocardica mediante SPECT (tomografia computerizzata a emissione di fotone singolo) nell'ambito di un test da stress convenzionale e durante un'attività standardizzata di public speaking. Dopo un riposo di 30 minuti in una stanza tranquilla, nei pazienti è stato indotto stress mentale chiedendo loro di immaginare una situazione stressante nella vita reale, come un parente maltrattato in una casa di cura, e poi di inventare una storia sulla situazione.

I pazienti hanno quindi tenuto il discorso davanti a un pubblico in camice bianco e gli è stato detto che questo uditorio avrebbe valutato il loro discorso per contenuto, qualità e durata. Il paziente è stato iniettato con sestamibi radiomarcato con tecnezio-99m [radiotracciante per studi SPECT di perfusione miocardica, NdR] durante il discorso pubblico per il successivo esame di imaging medico-nucleare.

Nel corso di un follow-up mediano di 3 anni, l'endpoint primario (un insieme di morte cardiovascolare o infarto del miocardio non fatale recidivante) si è verificato nel 20% dei pazienti con ischemia durante l'attività di public speaking rispetto all'8% dei pazienti senza ischemia miocardica durante il discorso.

Nell'analisi non corretta per fattori di confondimento, i soggetti con ischemia indotta da stress mentale avevano un rischio significativamente elevato di morte cardiovascolare o infarto del miocardio non fatale recidivante rispetto ai pazienti senza tale ischemia (HR 2,6; IC al 95% 1,2-5,6).

Anche dopo avere apportato correzioni per dati demografici, fattori di rischio clinici e vari fattori psicosociali, l'associazione è rimasta invariata e statisticamente significativa. Inoltre, non vi era differenza nei tassi di rivascolarizzazione coronarica tra gli individui con e senza ischemia indotta da stress mentale.

Al confronto, l'ischemia miocardica nei test da stress convenzionali, che era evidente nel 26% dei pazienti, non era associata a un aumentato rischio dell'endpoint primario (HR 1,4; IC al 95% 0,6-3,0) e non spiegava l'associazione dell’ischemia indotta da stress mentale con gli esiti, ha detto Vaccarino.

Specificità del quadro di origine emotiva rispetto alla coronarosclerosi
La ricercatrice ha affermato che i pazienti con ischemia miocardica in test da stress convenzionali avevano maggiori probabilità di avere coronaropatia ostruttiva all’angiografia coronarica rispetto ai soggetti senza ischemia durante i test da stress convenzionali.

Al contrario, «non vi era alcuna associazione tra l'ischemia indotta da stress mentale e la malattia coronarica ostruttiva» ha detto. Questo a ulteriore riprova che «i meccanismi alla base dell'ischemia indotta da stress mentale sono differenti rispetto all'ischemia tradizionale e che, potenzialmente, la funzione microvascolare potrebbe essere un fattore» ha affermato Vaccarino.

La ricercatrice, inoltre, ha fatto notare che le donne avevano quasi il doppio delle probabilità di sviluppare ischemia indotta da stress mentale rispetto agli uomini, ma non vi era alcuna differenza in termine di esiti quando analizzati in base al genere. Infine, Vaccarino ha sottolineato che attualmente si è ancora molto lontani dal testare come i pazienti possano rispondere allo stress psicologico nella pratica clinica.

«Molto probabilmente, il protocollo che abbiamo utilizzato nella nostra ricerca è troppo lungo e complicato per essere eseguito in modo fattibile in un contesto clinico» ha osservato. «Stiamo però lavorando alla creazione e allo sviluppo di metodi più semplici e che possono essere utilizzati clinicamente per mostrare la reattività del paziente allo stress».

Almuwaqqat Z, Lima BB, Young A, et al. Mental stress-induced myocardial ischemia as a marker for adverse events after MI. ACC 2020.