Nonostante sia sconsigliato per l’elevato rischio cardiovascolare (CV), è frequente nei pazienti post-infartuati l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) per il controllo del dolore.

Inoltre, sia i FANS sia gli antitrombotici sono stati correlati al rischio di sanguinamento gastrointestinale (GI). Uno studio danese – apparso sul BMJ - ora dimostra che gli inibitori di pompa protonica (PPI) riducono il rischio di sanguinamento GI nei pazienti post-infartuati trattati con antitrombotici e FANS, indipendentemente dal regime antitrombotico e dal tipo di FANS e PPI usati.

È stato effettuato uno studio di coorte a livello nazionale sulla base dei dati del Registro dei sistemi amministrativi collegati di tutti gli ospedali danesi relativi al periodo compreso tra il 1997 e il 2011. La ricerca – coordinata da Anne-Marie Schjerning Olsen, dell’Ospedale dell’Università di Copenhagen a Hellerup e della London School of Medicine and Dentistry - ha incluso pazienti di età pari o superiore ai 30 anni caratterizzati da un primo infarto miocardico e che erano sopravvissuti almeno 30 giorni dopo la dimissione ospedaliera.

L'associazione tra PPI e rischio di sanguinamento GI in base all’uso di FANS più terapia antitrombotica è stato stimato utilizzando modelli di regressione di Cox aggiustati dipendenti dal tempo. La determinazione dell’esposizione ai farmaci è stata ricavata dividendo il numero di compresse/capsule dispensate secondo il dosaggio medio stimato e si è tenuto conto degli aumenti o decrementi di dosaggio.

«L'uso di PPI è risultato associato in modo indipendente a un ridotto rischio di sanguinamento GI nei pazienti con infarto miocardico che assumevano antitrombotici ed erano trattati con FANS» affermano gli autori. Su 82.955 pazienti post-infartuati (età media: 67,4 anni; 64% [n = 53.070] uomini), tutti stavano assumendo una singola o doppia terapia antitrombotica, il 42,5% (n = 35.233) aveva ricevuto almeno una prescrizione di FANS e il 45,5% (n = 37.771) aveva ricevuto PPI. Nel corso di un follow-up medio di 5,1 anni, si sono verificate 3.229 emorragie GI.

I tassi di incidenza grezzi di sanguinamento (eventi/100 anni-persona) in soggetti trattati con FANS più terapia antitrombotica si sono attestati a 1,8 per i pazienti che assumevano PPI e 2,1 per quelli non li assumevano. Il rischio aggiustato di sanguinamento è stata inferiore con l’uso di PPI ( hazard ratio, HR: 0,72), indipendentemente dal regime di trattamento antitrombotico, tipo di FANS (inibitori COX-2 e FANS non selettivi) e di PPI (omeprazolo, pantoprazolo, lansoprazolo, esomeprazolo) utilizzati.

«Il limite principale dello studio è il suo disegno osservazionale non randomizzato» osservano Schjerning Olsen e collaboratori. «I risultati, comunque, suggeriscono che il trattamento con PPI probabilmente ha un effetto benefico a prescindere dal rischio sottostante di eventi GI e che quando i FANS non possono essere evitati nei pazienti con infarto recente del miocardio, i medici potrebbe anche prescrivere un PPI». Lo studio non chiarisce però se i PPI possono essere omessi in modo sicuro in specifici sottogruppi di pazienti con un basso rischio di sanguinamento GI.

Schjerning Olsen AM, Lindhardsen J, Gislason GH, et al. Impact of proton pump inhibitor treatment on gastrointestinal bleeding associated with non-steroidal anti-inflammatory drug use among post-myocardial infarction patients taking antithrombotics: nationwide study. BMJ, 2015;351:h5096.
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