Predizione di mortalità cardiovascolare, il BMI perde il primato di migliore opzione. #ESC19

Uno studio approfondito sulla popolazione ha scoperto che il rischio di mortalità per tutte le cause diminuisce con l'indice di massa corporea (BMI) ma che la riduzione non è necessariamente migliore. I risultati sono stati presentati a Parigi in occasione del Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) 2019.

Uno studio approfondito sulla popolazione ha scoperto che il rischio di mortalità per tutte le cause diminuisce con l'indice di massa corporea (BMI) ma che la riduzione non è necessariamente migliore. I risultati sono stati presentati a Parigi in occasione del Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC) 2019.

Metriche più affidabili: rapporto vita/fianchi e forza/peso
In effetti, la mortalità più bassa nell’analisi globale presentata da Darryl Leong, del Population Health Research Institute di Hamilton (Canada), e colleghi, è stata trovata tra i pazienti con BMI di media entità. Inoltre, altri antropometrici come i rapporti vita/fianchi e forza/peso sono risultati migliori del BMI nel prevedere alcuni eventi cardiovascolari (CV) e la mortalità.

Per lo studio, i ricercatori hanno seguito 142.410 adulti (di età compresa tra 35 e 70 anni) provenienti da 21 paesi con una vasta gamma di redditi per una media di 9,5 anni. Tutte le analisi sono state aggiustate per età, genere, area geografica, istruzione, attività fisica, consumo di alcol e tabacco, ipertensione al basale e presenza di diabete.

La distribuzione del BMI variava in tutte le regioni geografiche studiate, con una percentuale di BMI bassi (<20 kg/m2) e alti (=/> 30 kg/m2), rispettivamente del 23% e del 12% nel sud/est asiatico, del 27 % e 21% in Africa, del 7% e 9% in Cina e del 29% e 3% in Europa/Nord America.

È stata riscontrata un'associazione complessiva diretta con diabete e aumento del BMI, ma sono state osservate solo lievi trend per ipertensione e malattie CV.
Per la relazione tra mortalità e BMI, i ricercatori hanno identificato una curva a U: quelli con BMI più basso (<20 kg/m2) e più alto (=/> 35 kg/m2) hanno mostrato il più alto rischio di mortalità mentre quelli con un BMI tra 25 e 30 kg/m2 hanno visto un leggero effetto protettivo.

Questa curva è stata attenuata quando la morte cardiaca è stata osservata in modo isolato, in particolare un BMI <20 kg/m2 non era associato ad alcun aumento del rischio di morte cardiaca, ma l'effetto protettivo era ancora osservato per quelli con BMI tra 25 e 30 kg/m2.

Il rapporto vita-fianchi, stratificato in quartili specifici per genere, era direttamente associato al rischio di diabete e malattie CV ma solo modestamente con l'ipertensione. Qui, i ricercatori hanno trovato una curva a forma di J in relazione alla mortalità generale e una robusta associazione positiva con la mortalità CV.

Per il rapporto forza-peso, misurato attraverso la forza della mano, c'erano relazioni inverse continue con lo sviluppo del diabete (rivelatosi il legame più forte), delle malattie CV e della mortalità (sia CV che per tutte le cause), ma non vi era alcun effetto predittivo sull’ipertensione. In un'analisi che escludeva tutti i partecipanti con BMI <20 kg/m2, la misurazione fisica che ha predetto meglio il diabete era il BMI, sebbene sia i rapporti vita-fianchi che quelli peso-forza fossero ancora informativi.

Il BMI era debolmente correlato con le malattie CV, ha detto Leong, ma i rapporti vita-fianchi e forza-peso hanno predetto positivamente questo risultato in maniera più forte. Infine, per la previsione della mortalità complessiva, il rapporto resistenza-peso è risultato il più affidabile.

Il BMI ideale per uomini e donne in termini di rischio di mortalità più basso è risultato di 27 kg/m2 . Per il rapporto vita-fianchi e forza-peso, queste misurazioni erano rispettivamente 0,83 e 0,42 per le donne e 0,93 e 0,50 per gli uomini.

Le implicazioni dell’analisi nella pratica clinica
«I nostri risultati portano a chiederci se la definizione di un cosiddetto BMI ‘sano’ tra 20 e 25 kg/m2 debba in effetti essere rivalutato» ha detto Leong. «In secondo luogo, riteniamo che la valutazione del rapporto tra le circonferenze vita-fianchi e della forza muscolare possa avere un'importanza clinica maggiore rispetto al BMI. Infine, i nostri risultati suggeriscono che si dovrebbe porre maggiormente l'accento sul miglioramento della forza muscolare al fine di ridurre il rischio di scarsi esiti sulla salute».

Nel complesso, ha concluso, «uno dei modi in cui» questi risultati hanno «influenzato la mia pratica clinica è che tendo a non concentrarmi tanto sulla perdita di peso come obiettivo per i pazienti, ma piuttosto a migliorarne la forma fisica e la forza. Ho incoraggiato la gente a non soffermarsi esattamente sul loro peso, quanto a provare a fare esercizi ai livelli appropriati».

Questioni di metodo e aspetti da approfondire
Leong ha sottolineato, inoltre, che con i suoi colleghi sono state raccolte «molte informazioni su altri potenziali fattori di confondimento che abbiamo potuto correggere e che potrebbero non essere stati corretti nella stessa misura in precedenti lavori».

In secondo luogo, ha aggiunto, «abbiamo incluso un gran numero di partecipanti provenienti da paesi a basso reddito e questi individui non sarebbero stati inclusi in molte delle analisi precedenti che esaminano il BMI e la mortalità». Infine, ha detto, molti dei dati precedenti risalivano agli anni '90 e da allora ci sono stati sostanziali miglioramenti terapeutici nelle strategie di prevenzione CV.

A chi ha sottolineato la necessità di dati segmentati per genere, Leong ha affermato che il suo gruppo di ricerca sta iniziando a esaminare le differenze di genere in ulteriori analisi, ma che in quelle effettuate finora le curve di mortalità erano simili sia per gli uomini che per le donne.

Inoltre, Leong ha detto che bisogna capire di più il ruolo giocato dalla fragilità fisica in queste correlazioni, in quanto tale fattore sembra essere un potente predittore di eventi clinici e non si hanno al momento grandi soluzioni quando le persone hanno una bassa forza muscolare. Un’altra area relativamente trascurata, ha aggiunto, è la malnutrizione.

A.Z.

Riferimento bibliografico:
Leong DP. New insights into anthropometrics and cardiovascular outcomes in 142,000 adults from 21 countries followed for 9 years – a PURE study. Presented at: ESC 2019. September 2, 2019. Paris, France.