PRESA IN CARICO DEL PAZIENTE DOPO UN EVENTO CARDIACO: UNA RETE ASSISTENZIALE CON MAGLIE TROPPO LARGHE

Una risposta alle esigenze dei pazienti con patologie croniche viene dal Piano Nazionale della Cronicità, uno dei risultati politici conseguiti da Cittadinanzattiva. Il Piano è nato dal coordinamento nazionale della rete di Cittadinanzattiva alla quale aderiscono oltre 100 associazioni di persone affette da patologie croniche e rare e, dopo anni di lavoro, abbiamo ottenuto che diventasse una priorità a livello nazionale.

PRESA IN CARICO DEL PAZIENTE DOPO UN EVENTO CARDIACO: UNA RETE ASSISTENZIALE CON MAGLIE TROPPO LARGHE

Dr.ssa Sabrina Nardi,Direttore Coordinamento nazionale delle Associazioni di Malati Cronici, Cittadinanzattiva

Una risposta alle esigenze dei pazienti con patologie croniche viene dal Piano Nazionale della Cronicità, uno dei risultati politici conseguiti da Cittadinanzattiva.

Il Piano è nato dal coordinamento nazionale della rete di Cittadinanzattiva alla quale aderiscono oltre 100 associazioni di persone affette da patologie croniche e rare e, dopo anni di lavoro, abbiamo ottenuto che diventasse una priorità a livello nazionale.

I contenuti rispondono alla maggior parte dei bisogni delle persone che vivono con una patologia cronica, con particolare attenzione agli aspetti della qualità della vita, della presa in carico e della necessità di essere il più possibile persone e non pazienti.

Il piano definisce anche la necessità di avere dei percorsi diagnostico terapeutico assistenziali (PDTA) che rappresentano gli strumenti per la presa in carico e la gestione del paziente cronico.

Le ragioni per cui lo consideriamo così importante sono da ricondurre al fatto che, in particolare in ambito cardio e cerebrovascolare, sulla base del monitoraggio che abbiamo fatto sui percorsi di vita delle persone con questo tipo di problemi, è emerso che in realtà nella fase acuta la persona ha un supporto, ha dei punti di riferimento chiari che restano fissi più o meno per un anno. È quando la persona esce dall’ospedale e va sul territorio che incontra una serie di difficoltà nell’accesso alla rete assistenziale. È come se queste persone sparissero, è come se questa rete avesse delle maglie talmente larghe da far sì che la persona vi scivoli dentro perdendosi. Ed è a maggior ragione per questo che servono dei percorsi reali, integrati fra i diversi servizi presenti sul territorio.

Questo è un bisogno molto presente nell’ambito cardiovascolare, come è emerso da un monitoraggio che abbiamo presentato nel 2013 e in cui abbiamo visto appunto come il problema più grosso fosse sul territorio. I risultati hanno portato in primo piano alcuni limiti dell’attuale sistema: dalle attese per accedere ai controlli, alle visite e agli esami specifici, alle difficoltà per l’assistenza territoriale, per esempio sul versante riabilitativo, alle difficoltà di accesso ai farmaci.

Abbiamo anche visto come vi sia il problema di far parlare fra loro i diversi aspetti dell’assistenza: chi si occupa di prevenzione non parla con chi si occupa di assistenza territoriale a livello programmatorio e così via. Quindi ci troviamo di fronte alla necessità di fare rete tra i professionisti, tra i diversi servizi (medicina del territorio, medicina ambulatoriale, servizi socio sanitari territoriali etc.), con percorsi che siano chiari, codificati e noti non solo agli addetti ai lavori professionisti, ma anche al cittadino. Questo può avere un impatto sia sull’aderenza ai trattamenti, sia sull’aderenza alle prescrizioni, non solo quelle farmacologiche ma anche quelle, più difficili da far accettare, relative ai cambiamenti degli stili di vita.

Il problema dell’aderenza è estremamente importante quando si parla di cronicità, in particolare quando facciamo riferimento all’ambito specifico delle malattie cardiovascolari. Bisogna tenere conto di questa complessità in maniera coerente e sistemica e questo anche nei nuovi Lea in cui, per esempio, l’educazione terapeutica è prevista per il diabete, ma manca per altre patologie.