Cardio

Programma di fase III ambizioso per l'anti-PCSK9 bococizumab di Pfizer

Ultimamente si fa un gran parlare degli inibitori della PCSK9, assai promettenti come nuovi farmaci anticolesterolo. Sono parecchie le aziende che hanno in pipeline uno di questo agenti e tra queste non poteva mancare Pfizer, attivamente impegnata nella gara per arrivare tra le prime sul mercato con il suo bococizumab (ex RN-316).

Durante la presentazione dei dati del terzo trimestre, la Big Pharma ha illustrato il suo programma di fase III di sviluppo del farmaco, in cui figura anche un ampio studio su outcome cardiovascolari, volto a dimostrare alle autorità regolatorie e ai soggetti pagatori che il suo anti-PCSK9 non solo è efficace per ridurre il colesterolo, ma offre anche un valore aggiunto ai pazienti. Inoltre, l’azienda ha già in programma, dopo la prima approvazione, di studiare un ulteriore regime posologico, più conveniente.

La combinazione di trial finalizzati a testare la capacità di bococizumab di abbassare il colesterolo LDL con studi su outcome cardiovascolari dovrebbe fornire un mix di dati che Pfizer spera di sfruttare per convincere non solo le agenzie del farmaco, ma anche gli enti pagatori.

Uno degli studi di outcome valuterà nello specifico alcuni pazienti a rischio cardiovascolare molto elevato, cioè i soggetti che non sono riusciti ad abbassare il colesterolo LDL al di sotto di 100 mg/dl nonostante la terapia con statine. Se bococizumab dovesse dimostrarsi efficace nel migliorare gli outcome di questo gruppo, i soggetti pagatori potrebbero vederlo come un’opportunità di risparmio . "Quei pazienti rappresentano davvero un costo enorme per il sistema sanitario" ha detto John Young, presidente della business unit primary care di Pfizer, durante la presentazione, aggiungendo che ottenere “un risultato positivo in quel gruppo sarebbe molto significativo".

Ma nelle intenzioni di Pfizer gli studi di outcome, che coinvolgeranno in totale 22.000 pazienti con diversi livelli di rischio, dovrebbero servire anche a soddisfare le richieste delle agenzie regolatorie. Negli anni passati, quando Pfizer ha ottenuto l’ok per il suo megablockbuster atorvastatina, per esempio, la riduzione del colesterolo LDL è stata considerata come un chiaro marker di riduzione del rischi cardiovascolari. Da allora, numerosi studi di outcome hanno indotto a ritenere meno probabile il nesso di causalità tra riduzione dell’LDL e riduzione del rischio, e gli esperti hanno messo in dubbio l'utilizzo di un marker surrogato come il calo del colesterolo LDL per dimostrare il valore di un farmaco alle autorità regolatorie. Young ha detto l’abbassamento dell’LDL è un marker surrogato ormai consolidato di riduzione il rischio cardiovascolare, ma per quanto riguarda gli inibitori della PCSK9 le aziende non sanno ancora per certo quali saranno I dati richiesti per l'approvazione.

"Ci sono indicazioni dell’Fda che per dare il via libera a questi nuovi anti-colesterolo potrebbero essere richiesti dati supplementari" ha detto Young, il quale ha spiegato che “il programma si sviluppo di bococizumab è stato progettato per far fronte alla possibilità che le agenzie del farmaco richiedano studi di outcome e di sicurezza cardiovascolari a lungo termine per concedere il loro ok".

E Pfizer non è l’unica tra le aziende che stano sviluppando anti-PCSK9 ad aver investito in studi di outcome. Tra queste ci sono anche Regeneron e Sanofi, che stanno sviluppando alirocumab.

Tuttavia, questo dispiego di forze rischia di essere se non inutile, quanto meno eccessivo. L’Fda, infatti, ha appena reso noto che per approvare questi agenti potrebbe ‘accontentarsi’ di avere la prova della loro efficacia nel ridurre i livelli di colesterolo LDL, senza esigere studi di outcome che ne dimostrino la capacità di prevenire infarti e decessi.

Quanto al dosaggio, Young ha detto che il programma di sviluppo si sta concentrando al momento su una posologia che prevede due somministrazioni al mese, sulla base dei dati di alcuni studi di fase II, ma in seguito si valuterà anche la possibilità di una somministrazione mensile. Al momento Pfizer sta testando la capacità della sua tecnologia di veicolazione di prolungare l'emivita del farmaco e ridurre così il volume da iniettare.

Alessandra Terzaghi