Proposto un semplice predittore di rischio emorragico individuale per i trattati con NOAC: il body mass index

Secondo uno studio condotto da ricercatori di Taiwan - e pubblicato on-line su "International Journal of Cardiology" - l'indice di massa corporea (BMI) può migliorare la predittività di un aumentato rischio individuale di sanguinamento nei pazienti con fibrillazione atriale (AF) in trattamento con anticoagulanti orali diretti, e in particolare con dabigatran.

Secondo uno studio condotto da ricercatori di Taiwan – e pubblicato on-line su “International Journal of Cardiology” – l’indice di massa corporea (BMI) può migliorare la predittività di un aumentato rischio individuale di sanguinamento nei pazienti con fibrillazione atriale (AF) in trattamento con anticoagulanti orali diretti, e in particolare con dabigatran.

«La fibrillazione atriale (AF) è una comune aritmia cardiaca che aumenta all’aumentare dell’età e presenta un ampio spettro di sintomi. I pazienti con AF presentano un elevato rischio di ictus, che contribuisce alla mortalità e alla morbilità associate con questa complicazione» premettono gli autori, guidati da Kuo-Chun Hung, del Chang Gung Memorial Hospital di Taipei (Taiwan).

L’avvento degli anticoagulanti orali diretti e l’aumento della prevalenza di AF
Dabigatran è il primo anticoagulante orale diretto (NOAC) che è stato approvato dalla FDA per la prevenzione dell’ictus nei pazienti con AF. I NOAC hanno drasticamente ridotto il rischio e pertanto sono indicati nei pazienti con AF con rischio da moderato ad alto rischio di ictus e tromboembolismo.

«Le crescenti incidenza e prevalenza di AF sta aumentando la probabilità di uso di NOAC nella prevenzione da parte della popolazione con AF, comprende soprattutto soggetti più anziani, ipertesi e con scompenso cardiaco» affermano Hung e colleghi. «In ogni caso il rischio di ictus è fortemente associato a quello emorragico e il trattamento con NOAC può controbilanciare il vantaggio della prevenzione degli ictus con il rischio di sanguinamenti».

Da quattro diversi sistemi di punteggio a un singolo parametro personalizzato
Attualmente sono stati stabiliti 4 sistemi di punteggio per la predizione del rischio emorragico, tutti validati nei pazienti con AF, ovvero HAS-BLED, HEMORR2HAGES, ATRIA e ORBIT, sottolineano gli autori, In ogni caso, aggiungono, molte variabili note per sanguinamento maggiore possono essere assenti o essere associate a sanguinamento maggiore, e tali variabili sono importanti in altre coorti essendo essenziali per i singoli medici per riconoscere le condizioni dei differenti pazienti.

«Sviluppare un semplice strumento per una rapida valutazione del potenziale rischio emorragico per il paziente e soprattutto del rischio di sanguinamento maggiore basato su fattori di rischio ottenibili routinariamente, sarebbe un importante passo in avanti nella gestione dell’AF, potenziando il decision-making clinico riguardante il trattamento antitrombotico nei pazienti con AF» sostengono gli autori. In tal senso, «il BMI può fornire una valutazione di rischio per complicanze di sanguinamento intra-ospedaliere in pazienti con elevato rischio di malattia aterotrombotica».

«Dati di farmacosorveglianza post-marketing sull’uso a lungo termine di dabigatran nelle popolazioni asiatiche con AF non valvolare hanno evidenziato che fino al 75% dei pazienti assume una dose iniziale quotidiana di 220 mg (10 mg 2 volte al giorno) e la grandezza dell’effetto per ogni dose da 110 mg era confrontabile a quello della dose da 150 mg» osservano Hung e colleghi.

«Abbiamo pertanto abbiamo ipotizzato che un basso BMI potesse essere associato a un aumento di sanguinamento maggiore dei pazienti con AF sottoposti a trattamento a dose fissa di dabigatran (220 mg/die) in una coorte contemporanea di studio» riprendono gli autori, i quali hanno effettuato uno studio osservazionale su 842 pazienti che sono stati arruolati e successivamente seguiti per un tempo mediano di 20 mesi allo scopo di monitorare la comparsa di complicanze emorragiche. I pazienti sono stati divisi in tre gruppi di studio a seconda del terzile BMI (terzile 1: 26,5 kg/m2, n = 279).

Modello confermato. Rischi più evidenti nel terzile inferiore
Durante il follow-up, 28 partecipanti hanno sofferto di eventi di sanguinamento. Il BMI si è rivelato un predittore significativo di ospedalizzazione per sanguinamento maggiore (hazard ratio [HR]: 0,830; p = 0,002).

«L'incorporazione del terzile BMI ha migliorato in modo significativo gli output di un modello che si è basato sull'età in continuo e sul punteggio HAS-BLED senza considerare la componente dell’età (p = 0,001)» affermano gli studiosi. In particolare, è emerso che in questa popolazione di pazienti un più basso BMI risulta associato a una maggiore incidenza di sanguinamento maggiore.

«Questo lavoro ha dimostrato che l’utilizzo del BMI come mezzo aggiuntivo per la valutazione del rischio di sanguinamento individuale in pazienti che assumono dabigatran può migliorare il decision-making sul trattamento antitrombotico allo scopo di prevenire eventi emorragici» concludono Hung e colleghi.

A.Z.

Lee C-H, Lin T-Y, Chang S-H, et al. Body mass index is an independent predictor of major bleeding in non-valvular atrial fibrillation patients taking dabigatran. Int J Cardiol, 2016 Nov 17.
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