Cardiologia

Rischio di sanguinamento maggiore post-PCI ridotto dall'uso precoce di beta-bloccanti orali

L'avvio del trattamento con beta-bloccanti orali entro 24 ore dopo intervento coronarico percutaneo (PCI) per sindrome coronarica acuta (ACS) Ŕ risultato associato a un ridotto rischio di sanguinamento maggiore intraospedaliero e mortalitÓ rispetto al mancato utilizzo, secondo i dati di uno studio pubblicato sulla rivista "European Heart Journal: Quality Care and Clinical Outcomes".

L’avvio del trattamento con beta-bloccanti orali entro 24 ore dopo intervento coronarico percutaneo (PCI) per sindrome coronarica acuta (ACS) è risultato associato a un ridotto rischio di sanguinamento maggiore intraospedaliero e mortalità rispetto al mancato utilizzo, secondo i dati di uno studio pubblicato sulla rivista ”European Heart Journal: Quality Care and Clinical Outcomes”.

Le riduzioni osservate del rischio di sanguinamento maggiore intraospedaliero erano dose-dipendenti e non differivano in base all'uso di metoprololo o bisoprololo.

«Negli ultimi due decenni, tra i pazienti con ACS post-PCI si registra un raddoppio degli eventi emorragici, che rappresentano la complicanza non cardiaca più comune e costosa associata a prognosi sfavorevole» premettono i ricercatori, guidati da Shaopeng Xu, del dipartimento di Cardiologia presso l'Ospedale generale dell'Università medica di Tianjin (Cina).

«Il ruolo dei beta-bloccanti nella gestione dei pazienti ACS è stato stabilito nei primi anni Sessanta del secolo scorso» ricordano. «Nonostante i recenti rapporti di studi osservazionali che mettono in discussione il beneficio dell'uso a lungo termine dei beta-bloccanti dopo ACS, le attuali linee guida raccomandano l'uso di routine di beta-bloccanti orali precoci durante il ricovero in ACS».

«In particolare, rapporti sparsi della fine degli anni Novanta e dei primi anni 2000 hanno fornito indizi che indicano un potenziale ruolo della terapia beta-bloccante nel ridurre le complicanze emorragiche» sottolineano.

Obiettivo: migliorare la gestione della sindrome coronarica acuta
I ricercatori hanno utilizzato i dati del progetto “Improving Care for Cardiovascular Disease in China-ACS” (CCC-ACS) per accertare se l'inizio di un trattamento con beta-bloccanti orali entro 24 ore dopo il PCI riducesse il rischio di sanguinamento intraospedaliero rispetto al mancato utilizzo di tali farmaci, se l'associazione fosse dose-dipendente e se ci fosse una differenza nel rischio di sanguinamento tra beta-bloccanti orali di uso comune, come metoprololo e bisoprololo.

Si segnala che il progetto CCC-ACS è una collaborazione tra l'American Heart Association e la Chinese Society of Cardiology per migliorare la gestione dell'ACS in 150 ospedali in tutta la Cina.

Ridotta anche la mortalità intraospedaliera
Su 43.640 pazienti senza controindicazioni beta-bloccanti, il 36% ha ricevuto beta-bloccanti orali entro 24 ore dal PCI (l'89,6% ha ricevuto metoprololo; il 10,4% bisoprololo). Si sono verificati in totale 637 sanguinamenti maggiori intraospedalieri.

L'inizio precoce dei beta-bloccanti orali è stato associato a un ridotto rischio di sanguinamento maggiore intraospedaliero (OR = 0,48; IC 95%, 0,38-0,61) e mortalità intraospedaliera (OR = 0,47; IC 95%, 0,34-0,64) rispetto al mancato uso di beta-bloccanti.

I benefici della riduzione del rischio di sanguinamento con l'uso precoce dei beta-bloccanti sono stati rafforzati in modo dose-dipendente rispetto al non uso:

  • dose equivalente di metoprololo inferiore a 50 mg al giorno (OR = 0,61; IC 95%, 0,47-0,79); 
  • dose equivalente di metoprololo 50 mg al giorno o più (OR = 0,47; IC 95%, 0,33-0,68).
I ricercatori riportano che l'uso precoce di bisoprololo non era associato al rischio di sanguinamento ospedaliero maggiore rispetto al metoprololo e non vi era alcuna differenza significativa tra bisoprololo ad alte dosi e metoprololo ad alte dosi né per sanguinamento maggiore intraospedaliero né per mortalità.

Sottoutilizzo e sottodosaggio, il doppio problema
«Il sottoutilizzo e il sottodosaggio dei beta-bloccanti orali per i pazienti con ACS è comune nella pratica clinica» sostengono i ricercatori. «Secondo la ricerca attuale, il problema del sottoutilizzo e del sottodosaggio del beta-bloccante orale può essere attribuito a una scorretta selezione del farmaco basata su formulazioni standard di compresse».

«Sulla base dei nostri dati, nella maggior parte dei casi senza controindicazioni è ragionevole iniziare il metoprololo a 50 mg/die, considerando che la dose iniziale equivalente di bisoprololo era di solito 2,5 mg/die nella pratica del mondo reale. In particolare, questa dose è solo il 25% della dose target di metoprololo (200 mg/die)» argomentano Xu e colleghi.

«Per massimizzare il beneficio clinico del beta-bloccante orale precoce, in futuro sono necessari sforzi specifici mirati ai due problemi sopra menzionati riguardanti il sottoutilizzo e il sottodosaggio nei pazienti con ACS» concludono gli autori.

Bibliografia:
Xu S, Li Z, Yang T, et al. Association between Early Oral β-Blocker Therapy and Risk for In-Hospital Major Bleeding after Percutaneous Coronary Intervention for Acute Coronary Syndrome: Findings from CCC-ACS Project. Eur Heart J Qual Care Clin Outcomes. 2022 Jun 17. doi: 10.1093/ehjqcco/qcac036. [Epub ahead of print] Link