E' stato recentemente pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology un lavoro che aggiunge ulteriori dati alla letteratura su uno dei nuovi farmaci anticoagulanti, il rivaroxaban.

Questo studio, derivato dai dati dello studio ATLAS ACS-2–TIMI-51 (Anti-Xa Therapy to Lower Cardiovascular Events in Addition to Standard Therapy in Subjects with Acute Coronary Syndrome–Thrombolysis In Myocardial Infarction-51), ha mostrato che l'aggiunta di rivaroxaban in pazienti con un recente infarto miocardico acuto con sopra livellamento del tratto st (STEMI) permette una riduzione degli eventi cardiovascolari. Questo beneficio e' emerso precocemente nello studio ed è stato evidente durante tutto il periodo di studio; per contro si è assistito ad un incremento dei sanguina menti maggiori ma non dei sanguinamenti fatali.

In totale sono stati arruolati 7,817 pazienti nello studio ATLAS ACS 2-TIMI 51 con STEMI. Dopo una fase iniziale di 1-7 giorni i pazienti sono stati randomizzati a ricevere rivaroxaban 2.5 mg x 2 die, 5 mg x 2 die oppure placebo.
I dati sono presentati come tasso di eventi con le curve di Kaplan-Meier a 2 anni e con le analisi intention to treat (ITT) e ITT modificate (mITT).

Tra i pazienti con stemi il rivaroxaban ha portato una riduzione dell'endpoint primario di morte per cause cardiovascolari, infarto miocardico o ictus rispetto al placebo (ITT: 8.4% vs. 10.6%, HR 0.81, 95% CI 0.67-0.97, P=0.019; mITT: 8.3% vs. 9.7%, HR 0.85, 95% CI 0.70-1.03, P=0.09). Questa riduzione e' emersa nei primi 30 giorni (ITT e mITT: 1.7% vs. 2.3%, P=0.042) ed e' rimasta vera nelle analisi che includevano gli eventi con una terapia antiaggregante di fndo (ITT: 7.9% vs. 11.8%, P=0.010; mITT: 7.7% vs. 10.1%, P=0.061).

La terapia con rivaroxaban 2.5 mg ha mostrato di ridurre le morti cardiovascolari (ITT: 2.5% vs. 4.2%, P=0.006; mITT: 2.2% vs. 3.9%, P=0.006), effetto non evidente con la dose da 5 mg. il rivaroxaban ha portato ad un incremento dei sanguinamenti TIMI maggiori non correlati a interventi di bypass aortocronarico (2.2% vs. 0.6%, P<0.001) e le emorragie intracraniche(0.6% vs. 0.1%, P=0.015), ma senza un aumento significativo dei sanguinamenti fatali (0.2% vs. 0.1%, P=0.51).

Nel trial ATLAS ACS 2-TIMI 51, il rivaroxaban ha ridotto il numero di eventi cardiovascolari avversi in pazienti con tutto lo spettro delle sindromi coronariche acute. nel presente studio e' riportata l'analisi di un sottogruppo prespecificato di pazienti dello studio, ossia quelli affetti da stemi.

Anche in questo gruppo si e' assistito a una riduzione degli eventi, almeno in parte compensata da un incrementondei sanguinamenti.
La ricerca di possibili combinazioni di farmaci antiaggreganti e anticoagulanti e' uno dei campi piu importanti nel trattamento delle sindromi coronariche acute, e probabilmente la giusta combinazione dovra' esserre trovata anche grazie all'avvento dei nuovi farmaci antiaggreganti e anticoagulanti.


Mega JL, Braunwald E, Murphy SA, Plotnikov A, Burton P, Kiss RG, Parkhomenko A, Tendera M, Widimsky P, Gibson CM. Rivaroxaban in Patients Stabilized after a ST-Elevation Myocardial Infarction: Results from the ATLAS ACS 2-TIMI 51 Trial. J Am Coll Cardiol. 2013 Mar 7. pii: S0735-1097(13)00937-6. doi: 10.1016/j.jacc.2013.01.066. [Epub ahead of print]
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Dott. Alessandro Durante

IRCCS Ospedale San Raffaele
Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
durante.alessandro@gmail.com