Scompenso cardiaco acuto, più dimissioni di successo se si somministra subito la furosemide endovena

I pazienti con scompenso cardiaco acuto (AHF), in particolare quelli con minore gravità, possono trarre beneficio dalla rapida somministrazione per via endovenosa (IV) di furosemide nel dipartimento di emergenza (ED). È questo il risultato e il concetto-chiave, dalle rilevanti implicazioni cliniche, che emerge da uno studio pubblicato online sull' "International Journal of Cardiology".

I pazienti con scompenso cardiaco acuto (AHF), in particolare quelli con minore gravità, possono trarre beneficio dalla rapida somministrazione per via endovenosa (IV) di furosemide nel dipartimento di emergenza (ED). È questo il risultato e il concetto-chiave, dalle rilevanti implicazioni cliniche, che emerge da uno studio pubblicato online sull’ “International Journal of Cardiology”.

Tale evidenza, sottolineano gli autori – guidati da Michael J. Ward, del Dipartimento di Medicina d’Urgenza del Vanderbilt University Medical Center, a Nashville (Tennessee, USA) - «suggerisce che un determinante-chiave della durata delle visite ospedaliere in questa coorte a basso rischio è la decongestione, che si verifica prima quando la terapia IV inizia all'inizio del periodo di degenza, indipendentemente dai livelli sierici di creatinina.

Obiettivo, metodi e risultati dello studio
Lo scopo dei ricercatori era quello di valutare se i fattori che influiscono sul tempo alla somministrazione di furosemide IV nell’ED fossero associati, nei pazienti con AH, alla durata del ricovero ospedaliero.

A tale scopo, scrivono Ward e colleghi, «abbiamo condotto un'analisi retrospettiva monocentrica su giunti al pronto soccorso e ammessi in ospedale tra il 1° gennaio 2007 e il 31 dicembre 2014 che hanno ricevuto una dose di furosemide IV».

«È stato utilizzato un modello a rischi proporzionali di Cox per stabilire la probabilità che un paziente sarebbe stato dimesso al suo domicilio in vita, con aggiustamento per dati anagrafici del soggetto, gravità dell’AHF (bassa, moderata, alta), tempistica dei risultati di laboratorio e fattori confondenti noti dell’AHF» spiegano.

I ricercatori hanno identificato 695 pazienti che hanno soddisfatto i criteri di studio, dei quali 430 (61,9%) nel gruppo con bassa gravità di AHF.

Nel modello complessivo, ogni 60 minuti di ritardo nella somministrazione di furosemide IV era associato a una probabilità inferiore dell'8% di dimissione riuscita a casa rispetto a un paziente che avesse ricevuto prima la furosemide (aHR [hazard ratio aggiustata] 0,93, IC 95% 0.87, 0.98, P = 0,012).

«L'analisi per sottogruppi suggerisce che questa associazione ha avuto un impatto maggiore nei pazienti con bassa acuzie» sostengono Ward e colleghi.

La nostra analisi - concludono gli autori - indica che il ritardo nella somministrazione di furosemide fino a quando erano disponibili i risultati della creatinina sierica ha ridotto del 41% la possibilità di dimissione domiciliare riuscita rispetto a chi aveva ricevuto la furosemide prima dell’arrivo dal laboratorio dei risultati della creatininemia (aHR 1,41, IC 95% 1,07, 1,84).

I messaggi-chiave dello studio
  • Tra i pazienti con AHF ammessi all’ED, il tempo di somministrazione di furosemide IV è risultato associato al successo della dimissione domiciliare;
  • i risultati di questo studio sembrano essere guidati dai pazienti con la gravità più bassa di AHF;
  • i ritardi nella somministrazione di furosemide IV dopo i risultati di laboratorio sono stati associati a tassi più bassi di dimissione riuscita a casa;
  • il trattamento precoce dell’AHF nel sottogruppo dei pazienti con bassa gravità della patologia acuta sembra essere un fattore importan
Arturo Zenorini

Riferimento bibliografico:
Ward MJ, Collins SP, Liu D, Froehle CM. Preventable delays to intravenous furosemide administration in the emergency department prolong hospitalization for patients with acute heart failure. Int J Cardiol, 2018 Jun 27. doi:10.1016/j.ijcard.2018.06.087. [Epub ahead of print].
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