Scompenso cardiaco, una perdita continua di funzionalità che oggi si può stabilizzare

Colpisce quasi un milione di italiani. Causa 190mila ricoveri l'anno. Determina una mortalità annua del 10%. Non ha conosciuto l'arrivo di nuovi farmaci da oltre 15 anni. Stiamo parlando dello scompenso cardiaco congestizio. Per accendere i riflettori su questa grave patologia è stata lanciata la Campagna "I Love Life", un'iniziativa di Novartis dedicata a pazienti e caregiver. La campagna è promossa con il patrocinio di AISC, Associazione Italiana Scompensati Cardiaci.

Colpisce quasi un milione di italiani. Causa 190mila ricoveri l’anno. Determina una mortalità annua del 10%. Non ha conosciuto l'arrivo di nuovi farmaci da oltre 15 anni. Stiamo parlando dello scompenso cardiaco congestizio, una sindrome che costituisce l’esito di varie affezioni cardiologiche, ad esempio l’ischemia cardiaca o l’ipertensione arteriosa, patologie che possono determinare una progressiva perdita della capacità del cuore di pompare sangue o di svuotarsi completamente.

Per accendere i riflettori su questa grave patologia,– con il patrocinio del Ministero della Salute - a Milano è stata lanciata la Campagna “I Love Life”, un’iniziativa di Novartis dedicata a pazienti e caregiver che prevede una serie di attività sul territorio nazionale e il lancio di una pagina facebook dedicata. La campagna è promossa con il patrocinio di AISC, Associazione Italiana Scompensati Cardiaci.

La campagna informativa nel dettaglio

«Un paziente consapevole impara a gestire meglio la propria patologia e a interagire meglio col proprio medico ma anche con le istituzioni e con tutti gli attori coinvolti nella cura di questa patologia- ha commentato Angela Bianchi, Head of Communications & Public Affairs di Novartis Italia.
Novartis è un’azienda che porta innovazione nel settore farmaceutico, abbiamo da poco messo a disposizione una novità importante per la cura di questa patologia, la prima dopo molti anni. Ma non basta. Per un’azienda leader è importante essere un attore parte del sistema sanitario, comportandosi come un cittadino responsabile. Per questo abbiamo deciso di realizzare questa campagna, insieme all’Associazione di pazienti AISC, seguendo quella che è la mission dell’azienda e cioè migliorare e prolungare la vita delle persone e mettere i nostri trattamenti a disposizione del maggior numero di pazienti possibile ».

Protagonista della Campagna è il personaggio di Cino, un cuore stilizzato che accompagnerà tutte le iniziative in programma nel corso dell’anno.



Le iniziative previste sul territorio sono numerose.
Un’attività “teaser” che si è svolta ad aprile nelle piazze di alcune delle principali città italiane attraverso la realizzazione di tre opere d’arte sul tema “scompenso cardiaco – I Love Life”, create dagli street artist Elena Magenta (Milano), Daniele Tozzi (Roma) e dal duo Rosk e Loste (Palermo).

Il lancio di una pagina facebook AscoltailTuoBattito (https://www.facebook.com/AscoltailTuoBattitoITA/, dove è possibile trovare informazioni sulla patologia, condividere esperienze e seguire le iniziative relative alla campagna.

I “Cino Days”, una serie di incontri di awareness,  a cui parteciperanno medici specialisti, pazienti, caregiver e cittadini. Il primo appuntamento si è già svolto a marzo a Torino (oltre 250 persone coinvolte) e proseguiranno in Sicilia, Campania, Veneto e in Emilia Romagna.

Tre eventi di sensibilizzazione rivolti al pubblico, ad elevato coinvolgimento dei cittadini, che  si svolgeranno in piazza, in programma a Torino il 12 maggio, a Napoli il 16 giugno e a Verona il 29 settembre, in occasione della Giornata Mondiale del Cuore.

«E’ una malattia che può arrivare all’improvviso, quando meno te lo aspetti, se si sono sottovalutati i primi sintomi – ci ha detto Maria Rosaria Di Somma, consigliere delegata AISC – E’ una malattia che incide nel rapporto relazionale, che incide sulla volontà e sulla voglia di vivere, incide molto a livello psicologico. Nei primi quattro anni di vita della nostra associazione, abbiamo constatato che è importante educare il paziente su come curarsi e su come migliorare la propria vita. Per fare questo il paziente deve essere informato. Purtroppo invece il paziente non è sufficientemente informato al momento in cui gli viene prospettata la diagnosi. La nostra associazione cerca di parlare con i pazienti, come convivere con la propria malattia, facendo attività fisica e con un giusto stile di vita.
La campagna che è appena partita è importantissima e i mezzi di comunicazione la devono cogliere in maniera puntuale perché lo scompenso cardiaco si può combattere. Con i medicinali, e tutti gli accorgimenti che ci derivano dalla scienza, ma si può combattere anche con l’informazione.»

Scompenso cardiaco, una discesa finora inarrestabile

«Le malattie cardiovascolari continuano a rappresentare la prima causa di morte. In particolare lo scompenso cardiaco ha una prognosi particolarmente infausta se si pensa che il paziente stabile, anche nei migliori centri italiani, ha una mortalità annua del 10% - ci ha dichiarato Michele Senni, Direttore della Cardiologia 1 dell’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Se poi questo paziente viene ricoverato, anche solo una volta, questa mortalità triplica, diventa quasi del 30 per cento. Un paziente su tre che sia scompensato e che abbia un ricovero in ospedale dovuto alla malattia, entro l’anno decede.» La mortalità dello scompenso cardiaco è superiore a quella di quasi tutti i tumori, se si escludono quelli del polmone e del pancreas.

La malattia può essere dovuta a una disfunzione sistolica, e viene definito scompenso cardiaco a funzione sistolica ridotta, oppure a una disfunzione prevalentemente diastolica, che si verifica quando il cuore si contrae bene ma ha un problema nella fase di diastole, cioè lo svuotamento dell’atro o del ventricolo. In quest’ultimo caso si chiama scompenso cardiaco a funzione sistolica preservata.
I sintomi sono costituiti dalla dispnea, dalla difficoltà a svolgere le normali attività quotidiane, come ad esempio portare la spesa o fare a piedi due rampe di scale. Il paziente deve dormire con due o anche tre cuscini. Poi c’è l’astenia e il gonfiore delle gambe, che può anche essere assente. Nella fase iniziale questi sintomi sono sfumati e il paziente può non essere a conoscenza della malattia.

Le cause sono diverse. Una cardiopatia ischemica (60% dei casi), miocardiopatia idiopatica, disfunzione delle valvole. In questi casi la funzione sistolica è ridotta. Nei casi di funzione sistolica preservata, ipertensione e diabete diventano le cause principali perché determinano rigidità cardiaca e quindi difficoltà del cuore a svuotarsi.



«La storia naturale del paziente con scompenso cardiaco è paragonabile a una gradinata che viene discesa in maniera continua e inarrestabile, una discesa che accelera quando il paziente viene ricoverato per le fasi acute di malattia - prosegue Senni. Ben vengano quindi i farmaci  che consentono di stabilizzare la malattia rallentando la discesa. Il paziente di solito non percepisce la gravità di questa condizione, anche perché spesso il medico non gli fa presente con chiarezza il rischio cui va incontro. Quando il paziente torna a casa dopo una ospedalizzazione e si sente bene, pensa che le cose siano tornate come prima ma non è così. Durante il ricovero avvengono dei danni che coinvolgono cuore e reni e che sono irreversibili. Dobbiamo quindi fare lo sforzo massimo per evitare questi ricoveri, sia con l’utilizzo dei farmaci sia con l’auto educazione del paziente.

Se agiamo in tempo, possiamo evitare che il cuore cambi la sua struttura e diventi sferico. Dalla forma di un pallone da rugby assume quella di un pallone da calcio, che è molto più difficile da comprimere. Lo stesso vale per il cuore che se diventa sferico si svuota con molta più difficoltà. Dobbiamo quini evitare che si generi questo pericoloso rimodellamento. In certi casi possiamo anche invertire questo fenomeno, attuando un “reversal remodeling”.

Attività fisica e ridurre il sale

Il primo messaggio è che il paziente con scompenso non deve stare a letto e non deve stare in poltrona, possibilmente - spiega sempre Senni. L’attività fisica è raccomandabile, non c’è una regola precisa, ad esempio 30 minuti di esercizio 3 volte la settimana perché l’attività deve essere sempre personalizzata sulla base delle specifiche condizioni cliniche del paziente. Va valutata la classe NYHA in primis e poi anche altri parametri. In generale va detto che bisogna evitare a tutti i costi la sedentarietà, compatibilmente con le condizoni del paziente. Anche i parenti devo aiutare il paziente a camminare.

Pochi i consigli dietetici degli specialisti. Innanzitutto evitare l’eccesso di sale. La sua abolizione totale è invece oggetto di discussione. Se il paziente ha alla base una cardiopatia ischemica vanno evitati tutti i cibi, come le carni rosse, che possono aumentare i livelli di colesterolo.

Una nuova classe di farmaci è entrata in terapia: gli ARNI

Possiamo parlare della prima novità sullo scompenso cardiaco da 15 anni a questa parte. Gli ARNI sono farmaci che vanno ad amplificare la funzione di sistemi neuro-ormonali in grado di produrre benefici clinici a lungo termine. Il sistema di cui si vuole amplificare la funzione è quello dei peptidi natriuretici atriali.

I peptidi natriuretici hanno una serie di effetti postivi: a livello del sistema nervoso (inibizione del sistema nervoso simpatico); a livello cardiaco (inibizione dell’ipertrofia e della fibrosi ventricolare); a livello vascolare (rilasciamento della muscolatura liscia dei vasi, riduzione delle resistenza periferiche e riduzione del volume circolante); a livello renale (aumento dell’escrezione di sodio e della diuresi, riduzione di sintesi della renina); a livello dei surreni (inibizione della sintesi di aldosterone); a livello polmonare (broncodilatazione).

Gli ARNI constano di due molecole attive, una delle quali blocca un enzima, la neprilisina, che a sua volta degrada i peptidi natriuretici (quindi bloccare l’enzima che degrada vuol dire di fatto aumentare la disponibilità di queste sostanze); l’altra molecola è una antagonista recettoriale dell’angiotensina che compensa alcuni effetti collaterali tendenzialmente negativi dell’inibizione della neprilisina.
Sacubitril/valsartan  è il capostipite della nuova classe degli ARNI (Angiotensin Receptor Neprilysin Inhibitor, inibitore del recettore dell’angiotensina e della neprilisina) e contiene in un rapporto 1:1  i due principi attivi sacubitril e valsartan.

Bilancio di un anno di disponibilità in Italia di sacubitril/valsartan

«In questo anno che è passato dalla disponibilità del farmaco nel nostro Paese, il cardiologo e l’internista hanno potuto toccare con mano la novità, anzi l’innovatività del farmaco- ha dichiarato il prof Claudio Rapezzi, dell’Università di Bologna-. La sensazione della classe medica è quella di maneggevolezza, sicurezza ed efficacia. Il farmaco è stato testato e validato nei pazienti con scompenso cardiaco da disfunzione sistolica del ventricolo sinistro, quindi con un modello dilatativo ipocinetico del ventricolo sinistro. Tutto l’ampio spettro di compromissione clinica i questi pazienti è stato testato, tranne quelli in classe NYHA IV, che sono quelli estremamente gravi, che vivono a letto o in poltrona e che dipendono dalla terapia diuretica e vasodilatatrice per via endovenosa. Quindi nel paziente critico o molto grave il farmaco probabilmente funziona anche se non abbiamo ancora sufficienti informazioni a riguardo. In tutti gli altri profili, cioè le classi HYHA I, IIa e IIIa, il farmaco funziona ed è maneggevole e sicuro.»



«Il farmaco entra nel cocktail farmacologico con cui si cura il paziente scompensato -prosegue Rapezzi – che è costituito da alcuni pilastri fondamentali che sono i beta bloccanti e di diuretici. Sostituisce o dovrebbe sostituire gli ACE inibitori, che rappresentano l’altro pilastro. In più, si possono associare anche gli anti aldosteronici. La terapia dello scompenso cardiaco rimane una terapia di associazione.
Questo farmaco, dato a un paziente di 60-65 anni con scompenso cardiaco moderato prolunga la sua durata di vita di circa un anno e mezzo. Che è molto. Inoltre il farmaco agisce prevendo la porte improvvisa e stabilizzando la progressione dello scompenso cardiaco. Dopo uno, due, tre anni di trattamento ci si rende conto che il paziente continua a vivere e a vivere bene.»