Si apre oggi a Milano il 39░Congresso SICI-GISE, focus sulle tecniche interventistiche percutanee mini-invasive

Il congresso nazionale della SocietÓ Italiana di Cardiologia Interventistica (SICI-GISE) apre oggi a Milano la sua 39░ edizione. Gli oltre 2.000 esperti nazionali e internazionali del settore che parteciperanno all'evento condivideranno le ultime novitÓ della ricerca e dell'innovazione tecnologica nell'ambito delle tecniche interventistiche percutanee mini-invasive, metodiche che hanno rivoluzionato il trattamento delle patologie cardiache e hanno migliorato in maniera significativa la prognosi.

Il congresso nazionale della Società Italiana di Cardiologia Interventistica (SICI-GISE) apre oggi a Milano la sua 39° edizione. Gli oltre 2.000 esperti nazionali e internazionali del settore che parteciperanno all’evento condivideranno le ultime novità della ricerca e dell'innovazione tecnologica nell’ambito delle tecniche interventistiche percutanee mini-invasive, metodiche che hanno rivoluzionato il trattamento delle patologie cardiache e hanno migliorato in maniera significativa la prognosi.

«Grazie all’impegno profuso da GISE nel corso degli anni, l’accessibilità a queste procedure è oggi garantita ampiamente sul territorio nazionale con una gestione dei laboratori di emodinamica H24, che ha permesso di migliorare le performance delle strutture in cui operiamo e di ridurre negli anni la mortalità e le complicanze delle malattie coronariche», ha sottolineato Giuseppe Tarantini, Presidente GISE. «Oggi per la prima volta possiamo affermare che l’angioplastica coronarica con impianto di stent (pPCI), una procedura mininvasiva salvavita ormai entrata nella pratica clinica quotidiana, sta sconfiggendo la mortalità per infarto miocardico acuto».

Angioplastica coronarica
Ogni anno in Italia si registrano circa 150mila sindromi coronariche acute. L’angioplastica primaria, il trattamento principale per questa patologia in fase acuta, nel 2017 ha subito un incremento pari al 3,9% per un totale di 36.876 interventi, vale a dire 609 per milione di abitanti.

«L’angioplastica primaria ha realmente rivoluzionato la cardiologia perché permette di effettuare contemporaneamente la diagnosi e l’immediato trattamento dell’infarto miocardico acuto, che è la prima causa di morte nei Paesi occidentali», ha commentato Giovanni Esposito, Presidente del Congresso «Il primo intervento di angioplastica è stato eseguito in Italia nel 1981 e, da quel momento, l’incremento e la diffusione di questa tecnica sono stati costanti e progressivi».

L’Italia è stata tra i primi Paesi europei a eseguire l’angioplastica primaria: alcune aree e regioni del nostro Paese rappresentano a oggi un modello per l’organizzazione della rete per l’infarto, con una riduzione della mortalità che si aggira intorno al 3-5%.

«Nell’ambito del progetto “Stent for Life” promosso dalle Società Europea di Cardiologia (ESC) e di Interventistica Cardiovascolare (EAPCI) – precisa Tarantini – si è riusciti ad assicurare a tutti i pazienti italiani con infarto miocardico acuto pari opportunità di accesso tempestivo alla procedura salva-vita dell’angioplastica primaria, anche attraverso la stesura di decreti regionali, laddove non fossero già presenti, con una conseguente maggiore omogeneità di trattamento a livello nazionale».

Nelle regioni che hanno aderito al progetto “Stent for Life” (Piemonte, Veneto, Sicilia, Puglia e Campania), è stato raggiunto un importante obiettivo legato all’aumento del numero di angioplastiche coronariche con impianto di stent, che ha fatto registrare incrementi fino al 25,13% (in Campania) rispetto all’anno precedente.

Cardiopatia strutturale
Nella gestione della cardiopatia strutturale per il trattamento delle valvulopatie per via percutanea permane invece un divario considerevole nel numero di prestazioni effettuate nelle diverse realtà regionali e nell’accessibilità a tali procedure. Con una media di 91,2 interventi di trattamento percutaneo della valvola aortica sintomatica (TAVI) per milione di abitanti/anno e di 14,1 clip mitraliche per milione di abitanti/anno, con solo il 21% dei laboratori predisposti per effettuare entrambe le procedure, l’Italia si pone ancora al di sotto del volume procedurale medio in Europa.

«Il TAVI ha registrato un aumento delle procedure di TAVI del 20,4% nel 2017 rispetto al 2016, ma con significative disparità territoriali riconducibili all’identificazione non univoca della procedura nelle schede di dimissione ospedaliera, al DRG e all’eterogeneità di rimborso dell’intervento, secondo policy differenti da regione a regione», ha dichiarato Tarantini. «Questi aspetti irrisolti pongono il nostro Paese in una situazione di svantaggio rispetto ai sistemi sanitari europei più avanzati e proprio su questi aspetti l’interazione tra clinici e decisori potrà aumentare e uniformare l’accessibilità alle tecnologie più innovative».

Questo rappresenta uno degli obiettivi del 39° Congresso, al fine di trovare una strada in grado di ridurre le difficoltà di accesso alle procedure transcatetere nella cardiopatia strutturale. L’evoluzione tecnologica, l’esperienza crescente e l’accumularsi di evidenze scientifiche hanno spinto GISE ad aggiornare il proprio “Documento di Posizione sui requisiti minimi per ospedali e operatori che eseguono procedure di impianto transcatetere di protesi valvolare aortica in pazienti con stenosi valvolare severa sintomatica”, che definisce gli standard necessari per eseguire procedure TAVI.

«A sette anni dalla prima stesura, abbiamo cercato di aggiornare i requisiti strutturali e i livelli minimi di attività per i centri che effettuano TAVI, con l’auspicio di razionalizzare il processo e ridurne anche la dispersione geografica regionale», precisa Tarantini. «L'Heart Team rappresenta il "nucleo operativo" centrale fondamentale per questa procedura; attraverso la sua interdisciplinarietà, che vede uniti cardiologi interventisti, cardiochirurghi, chirurghi vascolari e anestetisti, assicura un vero lavoro di squadra finalizzato a garantire il miglior standard di cure per il paziente affetto da stenosi valvolare aortica».

«Inoltre un altro requisito fondamentale è rappresentato da un livello minimo di attività di 3 procedure al mese, vista la correlazione diretta tra volume procedurale e risultati clinici per cui tanto maggiore è il numero di procedure eseguite, tanto minore è il numero di complicanze con un impatto favorevole sullo stato clinico e funzionale dei pazienti», aggiunge.

In Italia è possibile stimare che circa il 3,4% della popolazione con più di 75 anni sia affetto da stenosi aortica severa, un importante restringimento della valvola aortica. Il bacino potenziale di pazienti candidabili a TAVI, cioè alla sostituzione chirurgica della valvola aortica per via transcatetere, è di circa 32.000 individui classificati come inoperabili o ad alto rischio, e circa 15.500 pazienti a rischio intermedio, numeri che confermano come sia necessario lavorare in ambito scientifico e istituzionale per aumentare in modo significativo le procedure di TAVI, così da rispondere ai bisogni della popolazione su tutto il territorio nazionale.

Scompenso cardiaco
Nell'ambito delle cardiopatie strutturali assume un importate significato il trattamento percutaneo della patologia della valvola mitrale, che si configura spesso nell'ambito più complesso dello scompenso cardiocircolatorio, patologia in costante crescita in relazione all'aumento della vita media e alle comorbidità presenti nei pazienti di riferimento.

«Nei pazienti ad alto rischio operatorio non responder alla terapia medica tradizionale, la riparazione transcatetere della valvola mitrale si è affermata come una valida alternativa terapeutica, con un miglioramento dei sintomi e della qualità della vita dei pazienti. Tutto questo si riflette sul Sistema Sanitario Nazionale per una riduzione dei re-ricoveri per scompenso cardiaco», afferma Tarantini. «Nel 2017 sono state effettuate in Italia circa 900 procedure di mitraclip per il trattamento dell'insufficienza mitralica. Tale procedura si è mantenuta costante in termini di numero assoluto rispetto all’anno precedente, ma per GISE rappresenta un’ulteriore sfida per i prossimi anni. Il nostro obiettivo infatti è quello di definire percorsi di cura appropriati ed omogenei attraverso una attenta analisi dei dati della letteratura, con particolare riguardo ai registri seguiti dalla Società, al fine di indicare la corretta strategia di intervento in modo che i pazienti con indicazione a questo trattamento vengano indirizzati ai centri di riferimento».

GISE per Genova
Quest’anno la Società Italiana di Cardiologia Interventistica, consapevole del difficile momento che stanno attraversando la città di Genova e le Istituzioni locali per fronteggiare la situazione emergenziale a seguito del crollo del ponte Morandi, ha voluto esprimere concretamente la propria solidarietà alla città, con una donazione di 15.000 euro a favore delle famiglie colpite dalla tragedia. Inoltre GISE ha già avviato una campagna di sensibilizzazione per proseguire la raccolta fondi durante le giornate del Congresso.

«GISE, insieme a tutti i suoi associati, ha voluto esprimere con un gesto concreto la sua solidarietà alle famiglie coinvolte nei recenti terribili fatti che hanno colpito la città di Genova lo scorso 14 agosto, devolvendo un suo personale contributo e promuovendo ulteriori attività di raccolta fondi nel corso del Congresso. La città di Genova, che per molti anni ha ospitato il nostro Congresso Nazionale, è nel nostro cuore», ha detto Tarantini.

Think Heart
Nella sessione congressuale dedicata a Think Heart GISE, in qualità di Società Scientifica di riferimento, intende ribadire la volontà di ricoprire un ruolo attivo nel garantire le terapie più appropriate ai pazienti e ai cittadini, che hanno il diritto di accedere all’innovazione in maniera sicura, appropriata ed equa.

Think Heart rappresenta dunque un’occasione di confronto tra il GISE e le Istituzioni sanitarie nazionali e regionali per definire il modo in cui tali attività o proposte potranno essere implementate con l’intento di consentire un reale avanzamento in Italia nel modo di diagnosticare e curare patologie rilevanti, come quelle valvolari, lo scompenso cardiaco o la fibrillazione atriale.