Le migliaia di pazienti italiani colpiti ogni anno da infarto possono continuare a  guardare al futuro con ottimismo, grazie a un farmaco la cui efficacia è nuovamente confermata dalle evidenze di uno studio condotto in Real Life. iL trial è stato effettuato su 11.000 pazienti colpiti da Sindrome Coronarica Acuta, i quali hanno ricevuto il trattamento farmacologico con PUFA N-3 nella terapia di dimissione ospedaliera.

“I dati che presentiamo oggi confermano quelli dell’importante studio GISSI Prevenzione, da anni un riferimento per la cardiologia preventiva – spiega la Prof.ssa Savina Nodari - Professore Associato del Dipartimento di Cardiologia, Università degli Studi di Brescia -.

Per la prima volta è stato condotto in Italia uno studio con dati del “mondo reale”  su un numero elevatissimo di pazienti; lo studio dimostra che in condizioni di farmacoutilizzazione di pratica clinica (Real Life),  nei pazienti post-infartuati, l’assunzione di PUFA N-3 insieme alla terapia di riferimento utilizzata in dimissione ospedaliera riduce drasticamente il rischio di re-infarto e di decesso, migliorando  la vita del paziente e non ultimo garantendo un sostegno al Sistema Sanitario Nazionale grazie alla riduzione della re-ospedalizzazione del paziente”.

Tale studio è stato svolto autonomamente dalla società CliCon, con il contributo incondizionato della Sigma-Tau Industrie Farmaceutiche Riunite S.p.A. Lo studio è in corso di pubblicazione ed è stato disegnato e condotto in Real Life.  

Gli outcomes dello Studio sono molto positivi e promettenti per i pazienti. Nei pazienti post-infartuati che ricevono PUFA N-3 il rischio di re-infarto e di decesso ad un anno si riduce del 34,7% e del 24,5%, rispettivamente.

Le specialità medicinali a base di PUFA N-3 non sono tutte uguali. Lo Studio in questione, condotto nei pazienti post-infartuati, osserva solo l’esposizione al trattamento con un farmaco a base di PUFA N-3 con un contenuto in EPA e DHA non inferiore all’85%, l’unico rimborsato dal SSN sia per la cura  dell’ipertrigliceridemia (nota 13)  che per la  riduzione del rischio di mortalità  nel post-infarto (nota 94).

A questo punto, aspettiamo la pubblicazione del trial per avere maggiori informazioni.