Il trattamento con betabloccanti, ACE-inibitori e antagonisti del recettore dell'angiotensina II (ARB) riduce la progressione della dilatazione della radice aortica nei pazienti pediatrici con sindrome di Marfan, senza produrre gravi tossicità. È questa la conclusione di una review presentata in occasione del 13° Canadian Cardiovascular Congress (CCC), appuntamento congiunto della Canadian Cardiovascular Society e della Heart and Stroke Foundation of Canada, tenutosi a Toronto.

La sindrome di Marfan è una malattia genetica del tessuto connettivo a trasmissione autosomica dominante, provocata da una mutazione del gene della fibrillina 1, una glicoproteina del connettivo. Data la presenza pressoché ubiquitaria di questo tessuto nell’organismo, la patologia interessa molti organi e apparati, specialmente il sistema scheletrico, gli occhi, il cuore e i vasi sanguigni, i polmoni e le membrane fibrose che ricoprono il cervello e la colonna vertebrale.

A livello cardiovascolare, una delle manifestazioni della sindrome è la dilatazione della radica aortica, che espone i pazienti al rischio di eventi come un aneurisma o dissecazione dell’arteria e, nei casi più gravi, al decesso.

La prima autrice dello studio, Varsha Thakur, attualmente all’Hospital for Sick Children di Toronto, ha spiegato che l’obiettivo della review era valutare l’impatto della dilatazione della radice aortica sulla qualità di vita e sulla mortalità, nonché l’impatto della terapia farmacologica sulla dilatazione.

A tale scopo, i ricercatori hanno esaminato i dati di 11 studi che hanno valutato la dilatazione della radice aortica; di questi, sette osservazionali e uno randomizzato hanno esaminato l’effetto dei betabloccanti, due (uno osservazionale e uno randomizzato) hanno considerato gli ACE-inibitori e uno osservazionale ha preso in esame gli ARB. La maggior parte degli studi ha confrontato un trattamento attivo con un placebo e tutti non erano abbastanza ampi per stimare l'effetto di questi farmaci sulla mortalità.

Inizialmente, era intenzione degli autori fare anche una metanalisi, che poi non è stata effettuata perché l’eterogeneità degli studi ha limitato la possibilità di combinare i dati.

In ogni caso, i ricercatori hanno osservato una differenza statisticamente significativa nel tasso di crescita della radice aortica a favore dell’uso di ARB rispetto ai beta-bloccanti (P < 0,001). Uno studio randomizzato ha dimostrato che il trattamento con ACE-inibitori ha portato a un diametro indicizzato della radice aortica inferiore rispetto ai betabloccanti (P = 0,01). Un altro studio che ha valutato le variazioni della dilatazione ha trovato un effetto significativo a favore degli ACE-inibitori rispetto ai betabloccanti (P < 0,001).
La Thakur ha detto ai colleghi che tutti i farmaci valutati hanno mostrato di frenare la dilatazione della radice aortica, ma che non ci sono ancora evidenze sufficienti per poter dire che una classe è superiore all’altra.

Attualmente, ha riferito l’autrice, sono in corso sei studi controllati e randomizzati che stanno confrontando l'effetto degli ARB con quello dei betabloccanti e dovrebbero fornire evidenze qualitativamente superiori. Inoltre, ha aggiunto, ci sono abbastanza dati per poter dire che questi farmaci sono sicuri, ma non ci sono ancora quelli sul loro effetto sulla mortalità e l’insufficienza aortica.

V. Thakur, et al. A Systematic Review Examining the Pharmacologic Management of Aortic Root Dilation in Marfan Syndrome. CCC 2012; abstract 049.
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Alessandra Terzaghi