In un raro trial farmacologico condotto su bambini e giovani adulti affetti da sindrome di Marfan, assegnati in modo randomizzato a ricevere losartan o atenololo, non si sono riscontrate differenze significative nel tasso di dilatazione dell’arco aortico tra i due gruppi di trattamento lungo un periodo di oltre 3 anni.

Il dato, comunicato al recente incontro dell’American Heart Association (AHA) di Chicago e pubblicato sul New England ha però suscitato la forte impressione che entrambi i farmaci portassero beneficio ai pazienti.

Più precisamente, sia il sartano sia il beta-bloccante hanno dimostrato di rallentare la progressione della malattia in base alle misurazioni effettuate dei cambiamenti del diametro dell’arco aortico rispetto al basale, sostengono gli autori, guidati da Ronald V. Lacro, del Boston Children’s Hospital. «La dissezione dell’arco aortico è la principale causa di morte nella sindrome di Marfan» ricordano i ricercatori. «Alcuni studi hanno indicato che, in relazione al rallentamento dell’ampliamento della radice aortica, losartan possa essere più efficace rispetto ai beta-bloccanti, l’attuale terapia standard nella maggior parte dei centri».

Per verificare tale ipotesi «abbiamo condotto un trial randomizzato di confronto tra losartan e atenololo in bambini e giovani adulti affetti da sindrome di Marfan» spiegano gli autori. «L’outcome primario era il tasso di ampliamento della radice aortica, espressa dalla modificazione del massimo z-score del diametro della radice stessa (indicizzato all’area della superficie corporea) per un periodo di oltre 3 anni. Gli outcomes secondari comprendevano il tasso di modificazione del diametro assoluto della radice aortica; il tasso di modificazione del rigurgito aortico; il tempo alla dissezione aortica, alla chirurgia della radica aortica, al decesso; la crescita somatica; l’incidenza degli eventi avversi».

Dal gennaio del 2007 al febbraio del 2011, un totale di 21 strutture cliniche hanno arruolato 608 partecipanti, di età compresa tra i 6 mesi e i 25 anni (media [+/-DS] 11,5+/-6,5 anni nel gruppo atenololo e 11,0 +/-6,2 anni nel gruppo losartan) che avevano uno z-score della radice aortica superiore a 3,0. Il tasso di modificazione nella media (+/-DS) dello z-score aortico corretto per il basale non è risultato significativamente diverso tra il gruppo atenololo e quello losartan (rispettivamente -0,139+/-0,013 e -0,107+/-0,013 unità per anno; P=0,08).

«Entrambe le curve erano inferiori allo zero, indicando una riduzione del diametro della radice aortica in rapporto all’area della superficie corporea con entrambi i trattamenti» evidenziano Lacro e colleghi. «I tassi a 3 anni di chirurgia della radice aortica, dissezione aortica, decesso, e di un composito di questi eventi non è apparso differente in modo significativo tra i due gruppi di trattamento».

«Nonostante da un punto di vista tecnico questo trial risulti negativo non avendo dimostrato alcun vantaggio di losartan rispetto ad atenololo» affermano Lacro e collaboratori «lo stesso studio può anche essere considerato come positivo per entrambi i farmaci. Non essendoci differenze tra i due gruppi di trattamento, possono essere date due diverse interpretazioni: gli interventi sono ugualmente efficaci o inefficaci». Sulla base di tutti i dati raccolti nel trial e di quelli disponibili in letteratura, gli autori ritengono che la prima interpretazione sia quella esatta.

Alla luce di questi risultati, a Chicago è emersa questa conclusione: i clinici dovrebbero continuare a considerare i beta-bloccanti come terapia medica primaria per la protezione aortica nella sindrome di Marfan, mentre losartan sembra essere una ragionevole opzione di trattamento, soprattutto per quei pazienti che non possono assumere beta-bloccanti».

Arturo Zenorini

Lacro RV, Dietz HC, Sleeper LA, et al. Atenolol versus losartan in children and young adults with Marfan's syndrome. N Engl J Med, 2014;371(22):2061-71.
leggi