Spessore carotideo ridotto dall'eradicazione dell'HCV mediante DAA in pazienti con fibrosi avanzata

Secondo i dati di uno studio italiano pubblicato di recente sul "Journal of Hepatology", l'eradicazione dell'epatite C mediante farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) migliora l'aterosclerosi carotidea in pazienti con fibrosi avanzata/cirrosi compensata, indipendentemente dalla presenza di ulteriori fattori di rischio metabolici.

Secondo i dati di uno studio italiano pubblicato di recente sul “Journal of Hepatology”, l'eradicazione dell'epatite C mediante farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) migliora l'aterosclerosi carotidea in pazienti con fibrosi avanzata/cirrosi compensata, indipendentemente dalla presenza di ulteriori fattori di rischio metabolici.

«I dati emergenti supportano un’associazione tra infezione da virus dell’epatite C (HCV) e alterazioni cardiovascolari, con un possibile effetto della clearance dell'HCV sugli esiti cardiovascolari» scrivono gli autori dello studio, guidati da Salvatore Petta, Sezione di Gastroenterologia ed Epatologia, Di.Bi.M.I.S, Università di Palermo.

«Nella nostra coorte di pazienti HCV con fibrosi grave e, in due terzi dei casi, cirrosi compensata, l'eradicazione dell'HCV da parte dei DAA ha migliorato l'aterosclerosi carotidea in termini di riduzione di spessore sia a livello di spessore intima-media (IMT) sia di ispessimento carotideo» sottolineano.

Il protocollo dello studio
Lo studio ha incluso 182 pazienti consecutivi (età media: 63,1 +/- 10,4 anni; 56% maschi) con infezione da HCV cronica avanzata o cirrosi compensata (nel 65,9% dei casi) dovuta all’HCV, valutati mediante misurazioni virologiche, antropometriche e metaboliche. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a terapia antivirale basata su DAA secondo le linee guida AISF/EASL (Associazione Italiana per lo Studio del Fegato/European Association for the Study of the Liver).

Lo spessore Intima-media (IMT), l’ispessimento carotideo (IMT =/> 1 mm) e le placche carotidee, definite come ispessimento focale di =/>1,5 mm a livello della carotide comune, sono stati valutati mediante ultrasonografia (US) al basale e 9-12 mesi dopo il termine della terapia.Come controlli, Petta e colleghi hanno esaminato i dati di 76 pazienti con HCV che in precedenza erano stati in osservazione per la progressione dell'aterosclerosi e non erano stati sottoposti a terapia con DAA.

«Riguardo a questo argomento, i risultati disponibili sulle coorti di pazienti sottoposti a terapie basate sull'interferone sono molto controversi, andando dall'assenza di fibrosi epatica a un miglioramento della prognosi cardiometabolica, a un effetto più pronunciato nei pazienti con malattia lieve o nei pazienti con fibrosi avanzata/cirrosi» specificano Petta e colleghi.

Caratteristiche della popolazione e risultati
Nella coorte di studio, il 14% era costituito da pazienti obesi, il 41,8% da ipertesi, il 20% da diabetici e il 42,9% da soggetti che presentavano ispessimento carotideo e placche carotidee. L'IMT medio era di 0,94 mm.

I ricercatori fanno notare che l'età avanzata era legata in modo indipendente all'ispessimento carotideo (OR = 1,07; 95% CI: 1,03-1,1) e sia l’età più avanzata (OR = 1,04; 95% CI: 1,01-1,08) sia i più bassi valori delle piastrine  (OR = 1; 95% CI; 1-1,01) erano fattori di rischio per lo sviluppo di placche carotidee.

Dal basale al follow-up a 9 mesi fino a 12 mesi, continuano gli autori, l'IMT media era diminuita significativamente dopo che i pazienti avevano ottenuto una risposta virologica sostenuta (SVR, ossia HCV-RNA negativo oltre 6 mesi dalla fine del trattamento) mediante terapia con DAA (0,94 vs 0,81 mm; P <0,001). I ricercatori hanno anche osservato una significativa riduzione della quota di pazienti con ispessimento carotideo (42,8% vs 17%; P <0,001).

I livelli di glicemia erano migliorati nei pazienti sia con che senza diabete (rispettivamente: 134,7 vs 90,7; P <0,001 e 95,7 vs 88,6 mg/dL; P <0,001). Inoltre, alcuni pazienti con diabete hanno ridotto la necessità di insulina o di farmaci antidiabetici orali.

In un'analisi per sottogruppi, Petta e colleghi hanno scoperto che l'IMT e l'ispessimento carotideo (IMT ? 1 mm) erano migliorati significativamente nei pazienti sia di età inferiore ai 65 anni (P = 0,001) sia in quelli di età superiore a 65 anni (P <0,001).

Analoghi miglioramenti sono stati riscontrati in pazienti non obesi (P <0,001) e in soggetti sia fumatori (P = 0,003) che non fumatori (P <0,001), con (P =0,007) e senza diabete (P <0,001), ipertesi (P =0,002) e senza ipertensione (P <0,001) e in pazienti con (P = 0,03) e senza ipercolesterolemia (P <0,001).

Da valutare l'impatto sui principali esiti cadiovascolari
«Abbiamo scoperto che una SVR da DAA porta a una riduzione dell'IMT e della prevalenza di pazienti con ispessimento carotideo a rischio di eventi cerebro-cardiovascolari. Non sono stati invece osservati cambiamenti nei pazienti non trattati» dichiarano gli autori.

«Abbiamo anche scoperto che l'effetto dell’SVR sull'aterosclerosi carotidea è stato mantenuto indipendentemente dalla gravità del danno epatico in termini di cirrosi rispetto a fibrosi avanzata e di valori piastrinici più bassi rispetto a più alti» aggiungono. «L'impatto di questo miglioramento del carico aterosclerotico in termini di riduzione dei principali esiti cardiovascolari merita di essere studiato a lungo termine» concludono Petta e colleghi.

Riassumendo, questi sono i punti-chiave emersi dalla ricerca:
  • l'eradicazione del virus dell'epatite C (HCV) da parte di agenti antivirali diretti migliora l'aterosclerosi carotidea in pazienti con fibrosi avanzata/cirrosi compensata;
  • il miglioramento dello spessore dell'intima-media e l'ispessimento carotideo è stato confermato dopo stratificazione per gravità della malattia epatica e dei fattori di rischio cardiovascolare;
  • l’eradicazione dell'HCV da parte dei DAA porta anche a un miglioramento dell'omeostasi del glucosio.

Arturo Zenorini

Riferimento bibliografico:
Petta S, Adinolfi LE, Fracanzani AL, et al. Hepatitis C Virus Eradication by Direct Antiviral Agents Improves Carotid Atherosclerosis in patients with Severe Liver Fibrosis. J Hepatol, 2018 Mar 2. pii: S0168-8278(18)30132-6. doi: 10.1016/j.jhep.2018.02.015. [Epub ahead of print]
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