Le statine riducono il rischio di gravi eventi vascolari nei pazienti adulti di circa il 20%, indipendentemente dal loro status cardiaco e i vantaggi della terapia sono molto superiori ai rischi noti. A suggerirlo è una metanalisi, opera del gruppo Cholesterol Treatment Trialists'Collaborators, appena pubblicata su online su The Lancet.

Nelle conclusioni gli autori fanno notare che nelle linee guida internazionali attuali i soggetti a basso rischio cardiovascolare di norma non sarebbero considerati idonei a una terapia con statine e dunque, in base ai risultati dello studio, tali linee guida sarebbero da rivedere.

Nell’analisi sono stati inclusi i dati provenienti di 22 trial di confronto tra le statine e un controllo e cinque di confronto tra statine a diversi dosaggi, con un totale di circa 175.000 pazienti arruolati. I ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in cinque categorie di rischio basale di eventi cardiovascolari maggiori a 5 anni (<5%, da ≥5% a <10%, da ≥10% a <20%, da ≥20% a <30% e ≥30%) e per ciascuna hanno calcolato la riduzione del rischio di questi eventi (eventi coronarici maggiori, ictus e rivascolarizzazione coronarica)

Secondo i loro calcoli, le statine hanno ridotto il rischio di gravi eventi vascolari del 21% per ogni riduzione di 1 mmol /l del colesterolo LDL in ognuno dei cinque gruppi, compresi i pazienti delle due categorie a minor rischio, cioè quelli con un rischio a 5 anni di eventi vascolari maggiori inferiore al 10%, in genere ritenuti non idonei al trattamento con le statine.

Poiché la maggior parte delle statine possono ridurre il colesterolo LDL molto più di 1 mmol/l, fanno notare i ricercatori, si potrebbero ottenere riduzioni assolute degli eventi vascolari gravi anche superiori se questi ipolipemizzanti fossero più utilizzati.


Gli autori hanno anche calcolato che abbassando la soglia per la prescrizione delle statine a un rischio cardiovascolare del 10% a 10 anni, salirebbe di cinque milioni il numero di coloro che assumono questi farmaci e ciò permetterebbe di evitare 2.000 decessi e 10.000 infarti o ictus ogni anno.
"Circa la metà di questi decessi si verificano in soggetti che prima erano apparentemente in buona salute. Se si vogliono evitare queste morti, allora bisognerebbe considerare la possibilità di trattare anche persone sane" ha dichiarato uno degli autori, Colin Baigent, dell’Università di Oxford.

Dall'analisi non emergono inoltre evidenze che la riduzione del colesterolo LDL con una statina aumenti  l’incidenza dei tumori, la mortalità oncologica o la mortalità per altre cause di natura non vascolare. Gli autori del lavoro concludono che le statine possono produrre un lieve aumento di rischio di ictus emorragico e diabete, ma i benefici dimostrati di questi farmaci superano di gran lunga questi potenziali rischi.

Giusto lo scorso febbraio, l’Fda ha chiesto di modificare il foglietto illustrativo delle statine per segnalare a medici e pazienti un possibile leggero aumento del rischio di diabete e la possibilità di problemi di memoria e confusione mentale nei soggetti che le assumono. Nel comunicato in cui si annunciava questa misura, tuttavia, anche l’agenzia Usa ha sottolineato che i benefici cardiovascolari di questi farmaci superano ampiamente i possibili rischi di tali eventi avversi.
Le attuali linee guida americane ed europee limitano l'uso delle statine ai pazienti con un rischio a 10 anni di avere un evento vascolare maggiore almeno del 20%. Tuttavia, i risultati della metanalisi suggeriscono che anche trattare pazienti con un rischio inferiore all’1% è probabilmente conveniente, in termini di rapporto costo-efficacia.

Sulla scia di questo studio, il National Institute for Health and Clinical Excellence (Nice) britannico ha annunciato che aggiornerà le sue linee guida in materia, alla luce delle nuove evidenze attualmente disponibili sulle soglie di trattamento con statine, comprese quelle che emergono dal lavoro appena uscito su Lancet. Le conclusioni dell'agenzia saranno pubblicate verso la fine del 2013.

Nell’editoriale che accompagna la ricerca, Shah Ebrahim, epidemiologo della School of Hygiene & Tropical Medicine di Londra, scrive che la metanalisi fornisce un'ulteriore prova di come le statine rappresentino un modo efficace e sicuro per ridurre il rischio di infarto e ictus, anche tra le persone a rischio molto basso di questi eventi.

Un riconoscimento significativo, anche perché Ebrahim figura tra gli autori di un’ampia review pubblicata lo scorso anno dalla Cochrane Library, nelle cui conclusioni si invitava alla cautela nella prescrizione delle statine a fini di prevenzione primaria nei pazienti a basso rischio cardiovascolare.

Sulla scorta della metanalisi appena pubblicata l’esperto ha ora rivisto la sua posizione, suggerendo nel suo commento che potrebbe essere appropriato prescrivere a tappeto le statine a tutti gli ultracinquantenni, dal momento che l’83% degli uomini over-50 hanno un rischio cardiovascolare a 10 anni del 10%. Infatti, afferma l’editorialista, i benefici ottenibili dando le statine e chiunque abbia più di 50 anni probabilmente si tradurrebbero in un risparmio netto per il servizio sanitario pubblico grazie alla riduzione della spesa sanitaria derivante dagli infarti e dagli ictus prevenuti con le statine.

Cholesterol Treatment Trialists' (CTT) Collaborators. The effects of lowering LDL cholesterol with statin therapy in people at low risk of vascular disease: meta-analysis of individual data from 27 randomised trials. The Lancet 2012; doi:10.1016/S0140-6736(12)60367-5
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