Statine e rischio di emorragia intracranica: un legame ampiamente dibattuto, sul quale gli studi fatti finora hanno dato risultati contrastanti e non ci sono ancora certezze definitive. Un nuova tessera – rassicurante – in questo puzzle ancora da completare, viene da uno studio retrospettivo di coorte, appena pubblicato online su Archives of Neurology. Conclusione: non sembra esservi alcuna associazione tra uso di questi ipolipemizzanti dopo un ictus ischemico e aumento del rischio di emorragia intracranica in questi pazienti.

Infatti, dopo circa 4 anni di follow-up, la percentuale di emorragia intracranica è risultata addirittura leggermente più bassa tra coloro che assumevano le statine rispetto a chi non li assumeva (2,94 contro 3,71 per 1.000 pazienti-anno), con un hazard ratio pari a 0,87 (IC al 95% 0,65-1,17; P = ns).

I risultati del lavoro, opera di un gruppo canadese guidato da Daniel Hackam, della University of Western Ontario, sono in contrasto con quelli di un'analisi post hoc dello studio SPARCL (Stroke Prevention by Aggressive Lowering of Cholesterol Levels), in base alla quale la riduzione significativa delle recidive di ictus ischemico ottenute con atorvastatina aveva come contraltare un aumento del rischio di ictus emorragico (2,3% contro 1,4% nei controlli, trattati con placebo).
Anche i risultati dell’Heart Protection Study avevano suggerito un maggior rischio di ictus emorragico nei pazienti trattati con statine e con una storia di malattie cerebrovascolari (1,3% contro 0,7%).

Una recente meta-analisi dalla Cholesterol Treatment Trialists' Collaboration, tuttavia, non ha mostrato alcuna associazione significativa tra uso di statine e di emorragia intracerebrale.

Secondo Philip Gorelick, della University of Illinois di Chicago, autore dell’editoriale di commento, la discrepanza tra i risultati dei trial clinici e quelli dello studio osservazionale appena pubblicato potrebbe essere frutto, almeno in parte, di protocolli diversi nei vari studi.
Gorelick sostiene che “finché non si avranno ulteriori evidenze, di alto livello, sul possibile legame tra statine e rischio di emorragia intracerebrale, è consigliabile un controllo attento di fattori di rischio modificabili di emorragia cerebrale”. Tra questi, la pressione arteriosa nei soggetti in trattamento con una statina, una storia di emorragia intracerebrale o l’assunzione di farmaci antitrombotici e la presenza di microsanguinamenti cerebrali. Tutti fattori da considerare attentamente quando si tratta di decidere se prescrivere o meno una terapia con statine.

Per lo studio, Hackam e colleghi hanno esaminato retrospettivamente i dati di 17.872 pazienti (di età media pari a 78 anni, per il 54% femmine) con una storia di ictus ischemico, la metà dei quali aveva iniziato una terapia con statine entro 120 giorni dalla dimissione e l’altra metà no. Per ridurre i bias nel confronto, i due gruppi sono stati abbinati facendo ricorso al propensity score matching.

Utilizzando sei database sanitari, i ricercatori hanno seguito i pazienti (età media 78, 54% femmine) per un tempo mediano di 4,2 anni. In quel lasso di tempo si sono verificati 213 casi di emorragia intracerebrale. In linea con quanto emerso in studi precedenti, l'assunzione di statine è risultata associata a una riduzione statisticamente significativa del rischio di ictus ischemico (HR 0,83; IC al 95% 0,75-0,92). Il tasso di emorragia, tuttavia, non è risultato diverso tra i consumatori di statine e I non consumatori, sia complessivamente, sia nelle analisi che hanno tenuto conto dei dosaggi impiegati.

Dopo aver escluso i pazienti che non erano aderenti al trattamento con statine e quelli del gruppo di controllo che hanno iniziato ad assumere statine durante il follow-up, gli autori hanno visto che uso di statine era addirittura associato a un rischio significativamente più basso di emorragia intracerebrale rispetto al non uso (HR 0,65; IC al 95% 0,47-0,91).
Inoltre, il consumo di statine non è risultato associato ai valori della densità minerale ossea, allo screening per la vitamina D o B12, all'endoscopia gastrointestinale o all’artroplastica elettiva del ginocchio, indice del fatto che i risultati non erano dovuti a bias o a differenze nella qualità delle cure tra consumatori di statine e non consumatori.

Secondo Hackam e il suo gruppo, dunque, "i medici devono continuare a seguire le attuali linee guida che raccomandano la terapia con statine per la maggior parte dei pazienti con una storia di ictus ischemico".

Nel suo editoriale, Gorelick fa però notare che restano però alcune questioni aperte sulla sicurezza delle statine nei pazienti che hanno una storia di emorragia intracerebrale, come evidenziato da un'analisi pubblicata all'inizio di quest'anno, sempre su Archives of Neurology. Perciò, scrive il commentatore, “la decisione di somministrare una statina dopo un’emorragia intracranica rimane una sfida, visto che le evidenze disponibili sono per ora più a favore dell’evitare tale terapia, soprattutto quando vi è una storia di emorragia cerebrale a localizzazione lobare".

Insomma, la parola fine su quest’annosa questione sembra non essere ancora stata scritta.


D. Hackam, et al. Statins and intracerebral hemorrhage: a retrospective cohort study. Arch Neurol 2011; DOI: 10.1001/archneurol.2011.228.
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