Statine in prevenzione primaria in soggetti di etÓ =/> 75 anni. Conferme di efficacia da studio retrospettivo

Il trattamento corrente con statine ha un effetto benefico in prevenzione primaria per outcome compositi ed evento individuale di ictus o morte per tutte le cause in soggetti di etÓ pari o superiore a 75 anni. ╚ quanto emerge da uno studio nazionale condotto in Corea, pubblicato online su "Atherosclerosis".

Il trattamento corrente con statine ha un effetto benefico in prevenzione primaria per outcome compositi ed evento individuale di ictus o morte per tutte le cause in soggetti di età pari o superiore a 75 anni. È quanto emerge da uno studio nazionale condotto in Corea, pubblicato online su “Atherosclerosis”.

«Fino a poco tempo fa, la decisione di iniziare la terapia con statine per la prevenzione primaria era basata su modelli di rischio di malattia coronarica (CHD) del Framingham Heart Study» ricordano gli autori, coordinati da You-Cheol Hwang, dell’Ospedale Universitario Kyung Hee di Seul.

«Tuttavia, le linee guida dell'American College of Cardiology/American Heart Association (ACC/AHA) non danno raccomandazioni né a favore né contro l'inizio della terapia con statine per la prevenzione primaria nei soggetti di età > 75 anni, a causa di limitate prove affidabili» proseguono.

Studi randomizzati controllati (RCT) hanno dimostrato che la prevenzione primaria con statine in una popolazione anziana ha prodotto risultati contrastanti, aggiungono i ricercatori. «Sebbene recenti RCT di grandi dimensioni abbiano rivelato il beneficio della prevenzione primaria con statine in soggetti più anziani, questi risultati sono limitati alle analisi dei sottogruppi poiché la maggior parte dei partecipanti ha meno di 75 anni» specificano.

Questo studio, spiegano, ha lo scopo di valutare se le statine hanno benefici significativi per la prevenzione primaria della malattia cardiovascolare (CVD) e la mortalità per tutte le cause in pazienti di età =/> 75 anni.

Analizzati oltre 11mila casi abbinati a più di 5mila controlli
È stato condotto in Corea uno studio caso-controllo nidificato a livello nazionale. Le persone che hanno sviluppato CVD, incluso infarto miocardico (IM), ictus o decesso per tutte le cause, sono state abbinate ai controlli sulla base della durata del follow-up, dell'età e del sesso alla data indice.

I dati di somministrazione delle statine di entrambi i gruppi sono stati raccolti in modo retrospettivo dalla data indice a cinque anni prima. Gli odds ratio (OR) e gli intervalli di confidenza al 95% (IC) per gli esiti compositi e individuali associati al trattamento con statine sono stati stimati mediante analisi di regressione logistica condizionata.

In totale, 11.017 casi sono stati abbinati a 5.585 soggetti di controllo. L'uso corrente di statine era significativamente associato a un rischio ridotto di outcome composito (OR aggiustato [AOR] 0,77, IC al 95% 0,71-0,84), rispetto ai non utilizzatori. L'uso corrente di statine ha anche ridotto il rischio di ictus (AOR 0,74, IC al 95% 0,61-0,89) e di morte per tutte le cause (AOR 0,73, IC al 95% 0,66-0,81), ma non di IM. Tuttavia, l'uso precedente di statine non ha avuto alcun effetto su CVD o morte per tutte le cause.

Sono emersi trend significativi decrescenti nell'incidenza di esiti compositi e ictus individuale o morte per tutte le cause con una durata maggiore del trattamento con statine.

Le conclusioni degli autori
«I risultati hanno indicato che l'uso corrente di statine negli anziani era associato a una riduzione del 23% in un composito di eventi CVD e morte per tutte le cause, una riduzione del 26% nel rischio di ictus e una riduzione del 27% nella morte per tutte le cause dopo aggiustamento per età, sesso, reddito e comorbilità inclusi diabete mellito di tipo 2, dislipidemia (definita dall'uso precedente di fibrati o ezetimibe) e ipertensione, rispetto ai non utilizzatori di statine» scrivono i ricercatori.

«Le linee guida di pratica clinica attualmente non definiscono adeguatamente "gli anziani"» osservano Hwang e colleghi. «Alcune definizioni specificano un'età cronologica di 65 anni o più e altre specificano 75 anni o più. Pertanto, le discrepanze tra i risultati degli studi randomizzati che studiano le statine in prevenzione primaria per CVD possono essere parzialmente dovute a queste diverse definizioni e dai differenti endpoint tra gli studi».

Nel nostro studio, continuano, «il trattamento persistente con statine risultato associato a significative riduzioni del rischio negli esiti compositi e individuali di ictus o morte per tutte le cause, ma non nell’IM, in soggetti di età =/> 75 anni senza CVD accertata. Inoltre, vi è stata una graduale riduzione di questi rischi con l'aumento delle durate di trattamento delle statine».

«Poiché la decisione di iniziare la prevenzione primaria con statine nelle persone di età =/> 75 anni non può essere basata direttamente sull'evidenza RCT, il trattamento deve essere individualizzato in base a comorbilità, polifarmacia, potenziali effetti collaterali e limitata aspettativa di vita dei pazienti, in linea con l'attuale linee guida» concludono.

I messaggi-chiave
  • Il presente studio dimostra che l'uso attuale di statine è associato a significative riduzioni del rischio in esiti compositi e individuali di ictus o morte per tutte le cause, ma non di infarto miocardico in soggetti di età =/> 75 anni senza malattia cardiovascolare stabilita.
  • C'è stata una graduale riduzione di questi rischi con l'aumento delle durate di trattamento con statine.
  • Questo studio potrebbe supportare l'appropriatezza delle statine per la prevenzione primaria in soggetti molto anziani che non hanno ricevuto alcuna raccomandazione apparente per l'avvio di terapia con statine nelle linee guida internazionali.
Giorgio Ottone

Jun JE, Cho IJ, Han K, et al. Statins for primary prevention in adults aged 75 years and older: A nationwide population-based case-control study. Atherosclerosis, 2019 Feb 2. doi: 10.1016/j.atherosclerosis.2019.01.030. [Epub ahead of print]
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