Un nuovo studio sulle statine, una review con una metaanalisi sistematica della letteratura, ha mostrato una assenza di correlazione tra l’uso di questi farmaci e l’emorragia intracranica. Questo studio, appena pubblicato sull’importante rivista Circulation, sostiene che se anche questo rischio fosse presenta sarebbe talmente ridotto da essere clinicamente trascurabile e comunque ampiamente compensato dai grandi benefici che le statine offrono in ambito di prevenzione cardiovascolare.

Questo studio ha valutato 17 database bibliografici elettronici. Sono stati inoltre utilizzati degli algoritmi statistici per calcolare i risk ratio globali con un intervallo di confidenza (CI) del 95%. Sono stati analizzati separatamente i risultati dei trial randomizzati, degli studi di coorte e degli studi caso-controllo. In totale sono stati inclusi dati pubblicati e non pubblicati da 23 trial randomizzati e 19 studi osservazionali.

Il data set globale ha considerato 248.391, con un totale di 14784 emorragie intracerebrali. Le statine non sono risultate essere associate a un aumentato rischio di emorragia intracranica nei trial randomizzati (risk ratio 1.10; 95% CI 0.86-1.41), negli studi di coorte (risk ratio, 0.94; 95% CI, 0.81-1.10), e negli studi caso-controllo (risk ratio, 0.60; 95% CI, 0.41-0.88). Negli studi caso-controllo erano evidenti importanti differenze statistiche (I(2)=66%, P=0.01), che invece non erano presenti negli studi di coorte (I(2)=0%, P=0,48) e nei trial randomizzati (I(2)=30%, P=0,09).

Le statine sono note per ridurre il rischio cardiovascolare sia in prevenzione primaria che secondaria. Una recente revisione dei dati derivanti dai trial randomizzati effettuata dal Cholesterol Treatment Trialists' Collaboration ha mostrato che le statine riducono il rischio di eventi vascolari maggiori del 22% relativo. Per contro una revisione post-hoc dei dati di un grosso trial, pubblicata nel 2006 sul New England Journal of Medicine, ha suggerito un aumentato rischio di stroke emorragici nei pazienti in terapia statinica rispetto al placebo.

Sono stati ipotizzati diversi meccanismi per questo ipotetico aumentato rischio emorragico, tra cui il fatto che le statine siano potenziali agenti antitrombotici che inibiscono l’aggregazione piastrinica, aumentano la fibrinolisi e riducono la trombosi. La riduzione del potere di aggregazione e coagulazione con l’utilizzo delle statine sarebbe quindi alla base di questo ipotetico rischio di aumento delle emorragie intracraniche.

Questo rischio viene però smentito dalla presente meta analisi, in cui non c’è associazione tra le statine ed il rischio emorragico. Il fatto che il trial prima citato avesse mostrato una associazione potrebbe anche essere dovuta a una interazione casuale, soprattutto considerando che in tale trial questa associazione è derivata da una analisi post-hoc, che non erano state differenziate le emorragie intracraniche e sub aracnoidee e che il tasso di emorragie intracraniche fatali era simile tra i due gruppi.
Il presente studio non solo non ha mostrato associazione tra l’uso di statine e il rischio di emorragia intracraniche nei trial randomizzati e negli studi di coorte analizzati, ma ha addirittura suggerito una correlazione inversa derivante dai dati degli studi caso-controllo.

Quello che sembra di poter sostenere è che non ci sono interazioni tra statine e emorragie cerebrali, e se anche ci dovesse essere una debolissima interazione questa sarebbe ampiamente superata dai grandi benefici che le statine offrono in termini di prevenzione cardiovascolare.

Hackam DG, Woodward M, Newby LK, et al. Statins and intracerebral hemorrhage: collaborative systematic review and meta-analysis. Circulation. 2011 Nov 15;124(20):2233-42. Epub 2011 Oct 17
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