Il trattamento con statine prima di un’angioplastica (PCI) riduce il danno cardiaco derivante dalla procedura e migliora gli outcome a lungo termine, secondo uno studio randomizzato italiano, lo studio ROMA II Reload, presentato in occasione del congresso EuroPCR, terminato da poco a Parigi.

Infatti, in pazienti già in terapia cronica con statine, la somministrazione di un carico di rosuvastatina o atorvastatina nelle 24 ore precedenti una PCI con impianto di stent ha portato a una riduzione sostanziale dei livelli di CK-MB, un marker di morte cellulare cardiaca, rispetto a quelli dei pazienti non sottoposti al carico (P = 0,001 per entrambe le statine).

Inoltre, il carico con statine prima della PCI ha ridotto dell’82% la probabilità a un anno di eventi avversi cardiaci o cerebrovascolari maggiori (P = 0,0001), apparentemente senza differenze tra le statine utilizzate. L’obiettivo primario del trial era invece dimostrare la superiorità di rosuvastatina rispetto ad atorvastatina.

“La somiglianza tra le diverse statine è una buona notizia per la pratica clinica” ha suggerito Stefan James, dell’ospedale universitario di Uppsala, in Svezia, mentre il primo autore dello studio, Gennaro Sardella, dell'Università Sapienza di Roma, ha detto in una conferenza stampa che non importa quale statina si dà, perciò, “se il paziente è già in terapia con una determinata statina, si può continuare con quella”.

Le linee guida suggeriscono di prendere una statina ad alto dosaggio il giorno prima della PCI, ma potrebbe valere la pena di prenderne una anche il giorno stesso della procedura, ha suggerito Spencer B. King III, del St. Joseph's Heart and Vascular Institute di Atlanta ed ex presidente dell'American College of Cardiology.

Fare un carico con statine prima della PCI ha già dimostrato di offrire un beneficio sia nei pazienti mai trattati prima sia in quelli già in terapia con questi farmaci in diversi studi precedenti, tra cui ARMYDA, ARMYDA-ACS, ARMYDA-RECAPTURE e NAPLES.

Lo studio ROMA II Reload, ha coinvolto in totale 450 pazienti già in terapia cronica con una qualunque statina, di cui 175 sottoposti a un precarico con atorvastatina 80 mg e altrettanti a un precarico con rosuvastatina 40 mg nelle 24 ore prima di una PCI elettiva, mentre 100 non hanno ricevuto alcun precarico.

La caratteristiche dei pazienti, le lesioni all’angiografia e le procedure a cui sono state sottoposti erano uniformi in tutti e tre i gruppi.

Dopo 12 ore, il livelli di CK-MB non hanno mostrato alcuna differenza nei due gruppi sottoposti al precarico (P = 0,643). Tuttavia, i pazienti con livelli del biomarker oltre tre volte più elevati rispetto al limite superiore di normalità sono stati sostanzialmente meno nei due gruppi che hanno ricevuto il carico di statine prima dell’intervento rispetto al gruppo di controllo (6% con atorvastatina e 7% con rosuvastatina contro 25%; P = 0,0001 e P = 0,003).

Analogamente, dopo 24 ore, un innalzamento della CK-MB è stato osservato nell'8% dei pazienti pretrattati con atorvastatina e nel 9% dei pazienti pre-trattati con rosuvastatina (P = 0,834) contro il 29% dei controlli (P = 0,0001 e P = 0,001).

Il precarico con le statine si è dimostrato vantaggioso anche sul fronte degli eventi avversi cardiaci e cerebrovascolari maggiori (MACCE). Il tasso di MACCE a 30 giorni non ha mostrato differenze significative nei gruppi atorvastatina e rosuvastatina (8% e 9%; P = 0,702), ma in entrambi i casi è risultato inferiore a quello dei gruppo di controllo (33%; P = 0.0001 per entrambi i confronti). Idem per quello a 6 mesi (9% e 10% contro 36%; P = 0,0001) e per quello a 12 mesi (12% e 11%; contro 41%; P = 0,0001).

Durante la conferenza stampa di presentazione dello studio, William Wijns, dell’Aalst Cardiovascular Center di Aalst, in Belgio, ha commentato il risultato dicendo che il beneficio offerto dal carico pre-PCI potrebbe essere un riflesso degli effetti pleiotropici delle statine, tra cui la loro azione antinfiammatoria e antiaggregante; un’ipotesi che andrebbe testata in un ampio studio prospettico, ha sottolineato il cardiologo.

Wijns ha anche fatto notare, però, che il numero assoluto di MACCE, tra cui l’infarto del miocardio, è stato basso (solo 20 e 21 a 12 mesi dalla PCI nei due gruppi sottoposti al precarico con statine), mentre King ha sottolineato che restano ancora da stabilire la tempistica ottimale e il dosaggio delle statine per il precarico.

G. Sardella, et al. Comparison of high reloading ROsuvastatin and atorvastatin pretreatment in patients undergoing elective PCI to reduce the incidence of MyocArdial periprocedural necrosis (ROMA II Reload). EuroPCR 2012.