L’efficacia e la sicurezza di dabigatran, in pazienti senza pregresse terapie anticoagulanti, non sono inferiori a quelle del warfarin, anzi. Un ulteriore conferma a quanto già noto viene da uno studio – apparso sul Journal of American College of Cardiology – particolarmente significativo in quanto basato su dati successivi all’approvazione del farmaco, tratti da una coorte rappresentativa della popolazione danese e basati sulla pratica clinica quotidiana (ossia nel cosiddetto ‘mondo reale’).

La conclusione degli autori della ricerca, un team dell’Università di Aalborg coordinato da Torben Bjerregaard Larsen, in realtà mostra una sostanziale somiglianza tra gli esiti clinici ottenuti con i due farmaci solo per alcuni endpoint (fenomeni embolici sistemici o ictali e sanguinamenti maggiori), ma in molti altri dabigatran risulta avere un profilo di sicurezza migliore: mortalità, embolia polmonare, infarto del miocardio, sanguinamento intracranico e gastrointestinale.

I ricercatori, per giungere alle proprie conclusioni, hanno preso avvio dalle Statistiche del Registro danese dei prodotti farmaceutici, identificando un gruppo trattato con dabigatran alla dose di 110 mg/bid o 150 mg/bid (n=4.978) e un gruppo di dimensioni doppie abbinato per propensione di pazienti trattati con warfarin.  I confronti tra gli esiti riguardanti l’efficacia e la sicurezza sono stati compiuti utilizzando modelli di rischio proporzionale di Cox stratificati sui gruppi abbinati per propensione.

I risultati hanno rilevato una mancanza di significatività nelle differenze tra pazienti trattati con warfarin ben controllato e dabigatran in relazione a embolia sistemica e ictus. La mortalità aggiustata, invece, è apparsa significativamente inferiore con entrambe le dosi di dabigatran (110mg/bid HR: 0,79, 95% CI: 0,65-0,95; 150mg/bid HR: 0,57, 95%CI: 0,40-0,80) rispetto a warfarin. Anche i fenomeni di embolia polmonare sono risultati meno frequenti nel gruppo dabigatran rispetto a quello warfarin.

Non solo: dabigatran ha mostrato a entrambi i dosaggi, rispetto a warfarin, una minore frequenza di sanguinamenti intracranici (110mg/bid HR: 0,24, 95% CI: 0,08-0,56; 150mg/bid HR: 0,08, 95%CI: 0,01-0,40) e di infarti del miocardio (110mg/bid HR: 0,30, 95% CI: 0,18-0,49; 150mg/bid HR: 0,40, 95%CI: 0,21-0,70). Anche per quanto riguarda i sanguinamenti gastrointestinali dabigatran ha confermato di provocarne meno rispetto a warfarin, ma solo alla dose di 110 mg/bid (HR:0,60, 95% CI: 0,37-0,93).

I risultati sono apparsi ampiamente confermati nell’analisi di un sottogruppo di utilizzatori di dabigatran con un periodo di follow-up di oltre 1 anno (in media: 13,9 mesi). “Non abbiamo riscontrato eccessi di eventi di sanguinamento o di infarti del miocardio tra i pazienti trattati con dabigatran rispetto a quelli in terapia con warfarin” concludono gli autori. “Nemmeno nel sottogruppo con follow-up superiore a 1 anno”.

A questi dati vanno aggiunte altri noti aspetti vantaggiosi di dabigatran: rispetto a warfarin non ha bisogno di un monitoraggio costante e complesso da perseguire, e non presenta molte interazioni farmacologiche. Inoltre, nel caso di somministrazione di anticoagulanti a pazienti con fibrillazione atriale, spesso è prescritta una concomitante terapia antipiastrinica, per la presenza di coronaropatie o di stent, e ciò si associa a un aumento dei sanguinamenti maggiori rispetto all’uso dei soli anticoagulanti. Per tale motivo l’elevato profilo di sicurezza di dabigatran assume un valore ancora maggiore.

Larsen TB, et al. Efficacy and safety of dabigatran etexilate and warfarin in 'real world' patients with atrial fibrillation: A prospective nationwide cohort study. J Am Coll Cardiol, 2013 Apr 2. [Epub ahead of print]
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