Tenecteplase si è dimostrato superiore all’attivatore tissutale del plasminogeno (tPA) nell’ottenere una riperfusione precoce e un rapido miglioramento clinico nei pazienti con ictus ischemico acuto in uno studio randomizzato presentato il 27 maggio alla European Stroke Conference (ESC), ad Amburgo.

Noto anche con la sigla TNK t-PA, tenecteplase è una variante geneticamente modificata dell’alteplase, che a sua volta è una versione ricombinante del t-PA  Le lettere T, N, K del TNK t-PA rappresentano le tre sostituzioni aminoacidiche che differenziano questo agente rispetto all’attivatore naturale e fanno sì che abbia una maggiore potenza, un minor rischio di sanguinamenti e una farmacocinetica più favorevole.

Per lo studio sono stati selezionati pazienti con ictus acuto esordito non oltre le 6 ore precedenti l’ingresso, in base all’occlusione basale alla penombra ischemica alla Tac multimodale.

Complessivamente, 25 pazienti sono stati trattati con tPA 0,9 mg/kg e 50 con un singolo bolo di tenecteplase a basso dosaggio compreso 0,1 e 0,25 mg/kg. Tutti sono stati seguiti per 24 ore angiograficamente e valutando l’imaging di perfusione. L’outcome primario era l’entità della perfusione valutata mediante il tempo medio di transito della lesione[.1]  a 24 ore, mentre tra gli outcome secondari rientravano la ricanalizzazione vasale a 24 ore, il miglioramento clinico rapido, l’mRS a 3 mesi e misure di safety.

Nel gruppo trattato con tenecteplase si sono ottenuti un miglioramento significativo della riperfusione media rispetto al gruppo trattato con il fibrinolitico di confronto (55,4% contro 77,5%; P = 0,0097) e un beneficio anch’esso significativo misurato mediante il punteggio della scala National Institutes of Health Stroke Scale (NIHSS) (P = 0,0007).

I pazienti hanno risposto bene anche al trattamento con tPA, ma con tenecteplase si sono ottenuti risultati ancora migliori e molti partecipanti hanno ottenuto una riperfusione praticamente completa.

Sul fronte sicurezza non si sono avuti segnali di preoccupazione ed è emerso un trend a favore di tenecteplase relativamente all’incidenza dell’ematoma parenchimale, che è risultata dell’8% contro il 20% (P =0,1501) e alla mortalità o alla disabilità grave a 3 mesi dall’evento (10% contro 26%; P = 00906).

Un ulteriore merito dello studio, secondo il primo autore Mark Parsons, neurologo dell’Università di Newcastle, in Australia, è quello di aver dimostrato che la selezione dei pazienti negli studi proof-of-concept mediante le tecniche di imaging avanzato è un metodo efficace.

M. Parsons, et al. Low-Dose Tenecteplase Versus Standard-Dose Alteplase for Acute Ischaemic Stroke: An Imaging-Based Efficacy Trial. Large Clinical Trials (RCTs) B- ESC 2011; abstract 1.