Terapia biologica per la psoriasi riduce anche il rischio cardiovascolare

I farmaci anti-infiammatori biologici usati per il trattamento della psoriasi grave sembrano poter prevenire le malattie cardiache nei pazienti affetti da questo disturbo cutaneo. Dopo un anno di trattamento, la terapia biologica ha ridotto la placca coronarica non calcificata e ne ha migliorato la morfologia, secondo una ricerca appena pubblicata su Cardiovascular Research, una rivista della European Society of Cardiology.

I farmaci anti-infiammatori biologici usati per il trattamento della psoriasi grave sembrano poter prevenire le malattie cardiache nei pazienti affetti da questo disturbo cutaneo. Dopo un anno di trattamento, la terapia biologica ha ridotto la placca coronarica non calcificata e ne ha migliorato la morfologia, secondo una ricerca appena pubblicata su Cardiovascular Research, una rivista della European Society of Cardiology.

La psoriasi provoca macchie cutanee squamose, spesso sui gomiti, sulle ginocchia, sul cuoio capelluto e sulla zona lombare. Chi ne soffre ha un rischio elevato di incorrere in problemi cardiaci, basti pensare che i pazienti giovani con psoriasi grave hanno un rischio raddoppiato di avere un primo infarto intorno ai 40-50 anni di età.

Chi soffre di psoriasi presenta spesso un'infiammazione su tutto il corpo e può essere trattato con una terapia biologica antinfiammatoria quando la condizione è grave e non ha ottenuto miglioramenti significativi con i trattamenti topici o la fototerapia.

«La gravità della psoriasi è correlata alla malattia coronarica. I nostri risultati suggeriscono che il trattamento della malattia possa potenzialmente essere di beneficio per questa condizione cardiovascolare», ha detto l'autore senior dello studio Nehal Mehta, del National Institutes of Health (NIH) a Bethesda, Maryland.

Uno studio prospettico osservazionale
La ricerca ha coinvolto 121 pazienti con psoriasi grave eleggibili al trattamento con biologici. Di questi, 89 hanno ricevuto la terapia biologica (appartenente a una delle tre classi più impiegate: anti-TNF, anti-IL12/23 o anti-IL17) e 32 hanno usato un trattamento topico.

Tutti i pazienti sono stati sottoposti a imaging delle arterie coronariche tramite angiografia tomografica computerizzata sia al basale che dopo un anno per valutare la quantità e le caratteristiche delle placche, come il nucleo necrotico che causa la rottura della placca.

Placca coronarica ridotta con i biologici
Dopo un anno di trattamento con biologici, i pazienti hanno avuto una riduzione del 5% della placca coronarica totale (p=0,009 rispetto al basale), una causa frequente di attacchi di cuore, legata principalmente a una diminuzione della placca non calcificata (p=0,005 rispetto al basale). Nei pazienti sottoposti a terapia topica non sono invece stati rilevati miglioramenti significativi nei due parametri.

Comparando i cambiamenti nella placca tra i due gruppi di trattamento, i pazienti sottoposti a terapia biologica hanno ottenuto una riduzione significativa della placca non calcificata anche rispetto a quelli in terapia topica (p=0,03).

In questi ultimi i ricercatori hanno osservato una progressione della coronaropatia, con una conversione di parte della componente fibrosa della placca in grasso-fibrosa, indicativa di infiltrazione lipidica all'interno della placca, mentre il trattamento con biologico ha migliorato questi parametri. Una maggior presenza di grasso nella placca assottiglia la parete fibrosa, rendendola più suscettibile alla rottura e aumentando le probabilità che si formi un trombo.

«Abbiamo scoperto che questi farmaci antinfiammatori, comunemente usati per il trattamento della psoriasi grave, sono in grado di migliorare anche la placca coronarica, rendendola più stabile e riducendo le probabilità che possa causare un attacco cardiaco. Senza che si modificassero i tradizionali fattori di rischio cardiovascolari come la pressione sanguigna e i lipidi nel sangue», ha dichiarato Mehta.

Risultati da confermare con uno studio randomizzato
Durante lo studio, l'infiammazione sistemica valutata mediante marcatori ematici, si è ridotta solo nel gruppo che ha assunto la terapia biologica, ma gli autori ritengono che sia ancora presto per dire se tali farmaci esercitano i loro effetti tramite questo meccanismo oppure agendo direttamente sulle placche coronariche.

«Questo studio preliminare fornisce la prima prova che la terapia biologica è associata a una riduzione e una stabilizzazione della placca coronarica e fornisce forti motivazioni perché venga condotto uno studio randomizzato, che verifichi l'impatto di questo trattamento sulla progressione della malattia coronarica in pazienti con psoriasi», ha aggiunto Metha.

Ha anche osservato che alcuni pazienti con psoriasi grave scelgono di non assumere un farmaco biologico per via dell’azione immunosoppressiva, che può aumentare il rischio di infezioni, oltre che per il fatto che devono essere somministrati per via iniettiva.

Una precedente ricerca aveva dimostrato che in pazienti con infarto miocardico la terapia biologica antinfiammatoria riduceva il rischio di un successivo evento cardiovascolare. «Sulla base dei risultati di questi due studi, il mio messaggio ai pazienti con psoriasi è di prendere sul serio l'infiammazione non trattata» ha detto Metha. «Quando la psoriasi è grave aumenta il rischio di infarto, e la terapia può essere utile per ridurlo».

Bibliografia

Elnabawi YA et al. Coronary artery plaque characteristics and treatment with biologic therapy in severe psoriasis: results from a prospective observational study. Cardiovasc Res. 2018

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