Cardiologia ESC 2022

Terapia con ARB e beta-bloccanti, scudo contro le alterazioni dell'aorta nella sindrome di Marfan.#ESC22

Buone notizie per i pazienti affetti da sindrome di Marfan. I bloccanti del recettore dell'angiotensina (ARB) e i beta-bloccanti hanno dimostrato effetti simili e indipendenti sulla riduzione delle dimensioni della radice aortica a livello del seno di Valsalva, suggerendo che un trattamento combinato protratto nel tempo potrebbe ritardare la necessità di un intervento chirurgico in questi pazienti.

Buone notizie per i pazienti affetti da sindrome di Marfan. I bloccanti del recettore dell'angiotensina (ARB) e i beta-bloccanti hanno dimostrato effetti simili e indipendenti sulla riduzione delle dimensioni della radice aortica a livello del seno di Valsalva, suggerendo che un trattamento combinato protratto nel tempo potrebbe ritardare la necessità di un intervento chirurgico in questi pazienti.

È quanto emerge dallo studio condotto da Alex Pitcher, cardiologo consulente degli Oxford University Hospitals, presentato al congresso ESC 2022 e contemporaneamente pubblicato su The Lancet.

Il background
Nella sindrome di Marfan, quasi tutti i pazienti presentano un ingrossamento della radice aortica a livello del seno di Valsalva, che aumenta il rischio di dissezione e rottura del vaso potenzialmente pericolose per la vita. Per prevenire queste conseguenze, si ricorre generalmente a chirurgia elettiva per sostituire la radice aortica quando la dilatazione raggiunge un diametro 4,5-5 cm. Un piccolo studio precedente aveva mostrato che i beta-bloccanti e gli ARB sembravano in grado di rallentare l’insorgenza dell’alterazione morfologica dell’arteria.

Obiettivi della ricerca
I ricercatori hanno condotto una metanalisi per conto della Marfan Treatment Trialists' (MTT) Collaboration per valutare gli effetti di 1) ARB contro controllo, 2) ARB contro beta-bloccante e 3) indirettamente, beta-bloccante contro controllo, sul tasso di variazione della dimensione della radice aortica aggiustato per età, sesso e superficie corporea.

L'analisi ha incluso dati individuali di 1442 pazienti senza precedente intervento chirurgico aortico, tratti da 7 studi randomizzati.

Riscontri della metanalisi
I ricercatori hanno prima analizzato 4 studi che hanno coinvolto complessivamente 676 pazienti e hanno confrontato un ARB con un placebo o un controllo aperto. L'età media era di 29 anni, il 54% erano donne, il 75% stava ricevendo un beta-bloccante al basale. Durante un follow-up mediano di 3 anni, gli ARB hanno approssimativamente dimezzato il tasso annuale di variazione del punteggio Z dell’area della radice aortica, una misura ampiamente utilizzata per valutare la dimensione della radice del vaso arterioso a livello del seno di Valsalva. L'aumento annuale è stato di +0,07 con gli ARB rispetto a +0,13 con il controllo, per una differenza assoluta di -0,07 (IC al 95%: da -0,12 a -0,01; p=0,012). Effetti simili sono stati osservati quando sono state analizzate le dimensioni aortiche assolute.

Gli autori hanno quindi analizzato i restanti 3 studi, che hanno coinvolto 766 pazienti e hanno confrontato un ARB con un beta-bloccante. L'età media era di 14 anni, il 44% erano donne e nessuno dei pazienti riceveva un beta-bloccante prima della randomizzazione. Durante un follow-up mediano di 3 anni, la variazione annuale del punteggio Z della radice aortica era simile nei due gruppi (differenza assoluta ARB meno beta-bloccante 0,03; IC al 95%: da -0,05 a 0,10).

I risultati delle due analisi sono stati utilizzati per valutare indirettamente l'effetto di un beta-bloccante rispetto al controllo. E’ stato stimato che il ricorso a un beta-bloccante dimezzi approssimativamente la variazione annuale del punteggio Z della radice aortica (differenza assoluta rispetto al placebo: -0,09; IC al 95% da -0,18 a -0,0033; p=0,04).

Commento degli autori
«I nostri risultati suggeriscono che gli ARB e i beta-bloccanti esplicano effetti simili, sostanziali e indipendenti sulla riduzione del punteggio Z della radice aortica», ha commentato Pitcher. «Se mantenuto per un periodo di diversi anni, il trattamento farmacologico dovrebbe potere ritardare la necessità di un intervento chirurgico in elezione. I risultati suggeriscono che la terapia di combinazione tra questi farmaci, ove tollerabile, potrebbe risultare particolarmente utile per ii pazienti con sindrome di Marfan».

Fonte
Pitcher A, Spata E, Emberson J, et al. Angiotensin receptor blockers and β blockers in Marfan syndrome: an individual patient data meta-analysis of randomised trials. Lancet. 2022;Epub ahead of print. Link