I pazienti anziani di sesso maschile che sono trattati con testosterone per via intramuscolare non risulta abbiano un rischio maggiore di infarto del miocardio (IM), anzi per alcuni soggetti ad alto rischio di IM la somministrazione può avere addirittura un effetto protettivo. È quanto si evince da un’analisi retrospettiva apparsa online sugli Annals of Pharmacotherapy.

«La terapia con testosterone negli uomini di età più avanzata è aumentata considerevolmente nell’ultima decade negli USA» ricordano gli autori della ricerca, coordinati da Jacques Baillargeon, del Dipartimento di Medicina Preventiva e Salute di Comunità dell’University of Texas Medical Branch di Galveston (USA). Nonostante l’ampia promozione e il grande uso, i rischi della terapia con testosterone negli anziani non sono perfettamente capiti. «La ricerca sugli effetti di questo trattamento sugli outcomes cardiovascolari hanno infatti raggiunto risultati discordanti».

Baillargeon e collaboratori hanno quindi deciso di effettuare questa analisi per valutare il rischio di IM in una coorte basata sulla popolazione di uomini anziani in trattamento con testosterone intramuscolare.

«Utilizzando un campione nazionale del 5% dei beneficiari di Medicare» spiegano gli autori «abbiamo identificato 6.355 pazienti trattati con almeno 1 iniezione di testosterone tra il 1° gennaio 1997 e il 31 dicembre 2005. Abbiamo abbinato questa coorte a 19.065 non utilizzatori dell’ormone secondo un rapporto 1:3 basato su un punteggio composito prognostico di IM. I pazienti sono stati seguiti fino al 31 dicembre 2005 oppure fino a perdita della copertura assicurativa da Medicare, iscrizione a un’organizzazione di tutela della salute, comparsa di un IM o decesso».

«A un’analisi di regressione di Cox corretta per caratteristiche demografiche e cliniche, la somministrazione di testosterone non è risultata associata con un aumentato rischio di IM ( hazard ratio, HR=0,94)» proseguono. «In questa analisi è emersa un’interazione tra ricezione di testosterone e quartile di rischio di IM. Per gli uomini nel quartile più elevato di punteggio prognostico di IM, la terapia con testosterone si è associata con un rischio ridotto di IM (HR=0,69) laddove non si è colta nessuna differenza di rischio nel primo (HR=1,20), secondo (HR=0,94) e terzo quartile (HR=0,78)». In altre parole, negli uomini con il rischio più alto di IM, l’uso di testosterone ha ridotto tale rischio di circa il 30%. «I nostri risultati sono robusti lungo una gamma di analisi di sensibilità che hanno considerato i criteri di eleggibilità, le soglie di esposizione e i periodi di follow-up» osservano gli studiosi.

«Del resto» aggiungono «vi sono molti modi con i quali la terapia con testosterone può sia aumentare sia diminuire il rischio di eventi avversi cardiovascolari. Alcun ricercatori sostengono che il testosterone possa migliorare la salute cardiovascolare attraverso la riduzione della massa grassa, o il miglioramento della sensibilità all’insulina e del profilo lipidico. Inoltre l’ormone possiede proprietà antinfiammatorie e anticoagulative che possono ridurre lo spessore dell’intima-media carotidea».

«In base ai nostri dati» affermano ancora «è possibile che l’effetto protettivo riscontrato negli uomini nel gruppo prognostico di IM più elevato rifletta un processo per cui il testosterone riduce le resistenze vascolari periferiche, diminuendo pertanto lo stress sul cuore tra quanti mostrano un qualche grado di malattia coronarica».

Arturo Zenorini
Baillargeon J, Urban RJ, Kuo YF, et al. Risk of Myocardial Infarction in Older Men Receiving Testosterone Therapy. Ann Pharmacother, 2014 Jul 2. [Epub ahead of print]
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