Sono appena state pubblicate dall’European Society of Cardiology le ultime linee guida sulla prevenzione della patologia cardiovascolare (cardiovascular disease, CVD), strumento estremamente utile nella pratica clinica in quanto la CVD e, in particolar modo, la malattia coronarica, rimangono la principale causa di morte al mondo, soprattutto nei paesi maggiormente sviluppati.

Quali sono le principali novità apportate?
Innanzitutto queste nuove linee guida includono un richiamo all’assegnazione del rischio globale del paziente e contengono un nuovo approccio nella comunicazione del rischio: la correlazione rischio-età (risk-age), necessaria per rendere il paziente maggiormente consapevole del suo rischio cardiovascolare.

Molti trentenni sono attualmente considerati a basso rischio proprio in virtù della loro età, se invece lo stesso trentenne fosse un fumatore gli si dovrebbe comunicare che il suo rischio di avere un infarto è lo stesso di un paziente di 65 anni non fumatore, con maggior impatto sulla sua consapevolezza di malattia e sulla sua critica nei confronti dei fattori di rischio.

Un altro grande cambiamento presente è la raccomandazione di valutare il rischio cardiovascolare di un individuo almeno una volta nella sua vita; per gli uomini dovrebbe essere fatto dopo i 40 anni mentre per le donne dopo i 50. Questa valutazione dovrebbe essere condotta dai medici o dal personale infermieristico, ma potrebbe anche essere eseguita nelle farmacie.

Alla fine di ogni sezione le linee guida sono elencate le raccomandazioni, categorizzate in base al livello di evidenza che le supporta da strong – uno su tutti la riabilitazione cardiologica dopo ischemia miocardica – a weak, come la valutazione dello score coronarico di calcio nei pazienti asintomatici.

Il livello di evidenza riflette un sistema di punteggio denominato GRADE, una misura basata su diversi fattori tra cui il grado di incertezza riguardo l’equilibrio tra rischi e benefici dell’intervento, e se l’intervento rappresenti un uso corretto delle risorse allocate. Infatti il tradizionale approccio per stabilire il grado di evidenza vede predominare i trials di controllo randomizzati; questi rappresentano sì un’eccellente risorsa, ma comportano grosse limitazioni come l’esclusione della valutazione degli stili di vita; è infatti semplice realizzare questi trials per il colesterolo o per la pressione sanguigna ma non lo è di certo per la valutazione della cessazione del fumo o di altri cambiamenti dello stile di vita. Serve dunque una maggior enfasi non tanto sulla terapia quanto sulla prevenzione e sulla modificazione dei fattori di rischio. Lo ha sottolineato anche Ian Graham, professore di malattia cardiovascolare al Trinity College, affermando che “fare affidamento solo sui farmaci da un lato ci dà maggior sicurezza chimica ma dall’altro fa sì che ci troviamo con obesi che assumono 5 pillole”.

Oltre all’aggiunta della categorizzazione in base al livello di evidenza, queste linee guida presentano alla fine di ciascun argomento trattato una sezione denominata “what is new”, che rimarca le novità apportate in quello specifico ambito; sono inoltre evidenziati i campi specifici che necessiterebbero ulteriori studi di approfondimento.

Ad esempio nella sezione sul BMI il “what is new” è che l’essere sottopeso porta con ogni probabilità ad un maggiore rischio di mortalità e morbidità cardiovascolare, e viene specificata la necessità di nuovi studi per determinare se la misurazione dell’adiposità regionale aggiunge al BMI valore predittivo nell’identificare i pazienti a rischio di CVD. Il comitato inoltre sottolinea come sia ora di avere ricerche che dimostrino in maniera definitiva il beneficio relativo alla dieta, all’esercizio fisico e alle modificazioni del comportamento nei pazienti obesi.

Infine le linee guida affermano chiaramente in quali strutture debba avvenire la prevenzione; non tutto è nelle mani dei medici, molto risiede anche nell’ausilio degli infermieri e dei servizi di riabilitazione.

Nel complesso queste linee guida non contengono grossi cambiamenti rispetto a quelle del 2007 ma il loro carattere conciso indica uno sforzo nel fornire informazioni che vengano realmente lette (e conseguentemente applicate) dai clinici.
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Dott. Alessandro Durante
IRCCS Ospedale San Raffaele
Università Vita-Salute San Raffaele, Milano
durante.alessandro@gmail.com