COVID-19

Con l'anti IL-6 sarilumab benefici solo per i pazienti Covid critici

Procede lo studio con l'anti IL-6 sarilumab nei pazienti Covid-19, ma si concentrerÓ solo sui casi considerati critici in quanto sono gli unici in cui si Ŕ evidenziato un certo beneficio.á

Procede lo studio con l’anti IL-6 sarilumab nei pazienti Covid-19, ma si concentrerà solo sui casi considerati critici in quanto sono gli unici in cui si è evidenziato un certo beneficio.

Lo studio clinico, un trial di fase II-III progettato da Sanofi e Regeneron ha assegnato a caso 457 pazienti ospedalizzati con Covid-19 a ricevere 400 milligrammi o 200 milligrammi di sarilumab, o un placebo, associati alla migliore terapia di supporto. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi - "gravi", quelli che avevano bisogno di ossigeno ma non necessitavano di un ventilatore o del cosiddetto ossigeno ad alto flusso, e "critici", quelli che avevano bisogno di un ventilatore, di ossigeno ad alto flusso o che erano in terapia intensiva.

A seguito di una revisione di tutti i dati disponibili da parte di un comitato indipendente di monitoraggio dei dati (IDMC), lo studio sarà immediatamente modificato in modo che solo i pazienti critici continuino ad essere arruolati, con più di 600 già registrati, e questi riceveranno o la dose più alta di sarilumab che è stata testata o il placebo.

I pazienti arruolati inizialmente erano così suddivisi: il 28% aveva una malattia grave, il che significava che avevano bisogno di un'integrazione di ossigeno senza ossigenazione meccanica o ad alto flusso, mentre il 49% era considerato critico, il che significava che avevano bisogno di ventilazione meccanica o di ossigenazione ad alto flusso, o che necessitavano di un trattamento in un'unità di terapia intensiva. Un altro 23% dei pazienti nello studio presentava disfunzioni multisistemiche degli organi. Le aziende hanno notato che i livelli di base dell'IL-6 erano elevati in tutti i bracci di trattamento, con i livelli più alti osservati nei pazienti critici rispetto ai pazienti gravi.

L'obiettivo primario era la riduzione della proteina C reattiva (CRP), mentre gli endpoint esplorativi nel gruppo critico includevano la morte, la necessità di un ventilatore, il miglioramento clinico, l'assenza di un ventilatore e la dimissione dall'ospedale.

Analisi complessiva
L'analisi dei risultati clinici nella parte di Fase II dello studio si è concentrata sui gruppi gravi e critici. Sanofi e Regeneron hanno affermato che si sono osservati "trend negativi" per la maggior parte degli end point nel gruppo dei pazienti considerati gravi, mentre sono stati osservati "trend positivi" per tutti gli esiti nel gruppo dei “critici”.

Per l'endpoint primario, l’analisi complessiva dei risultati condotti su tutti i pazienti ha rivelato che i livelli di CRP sono scesi del 77% e del 79% nei gruppi sarilumab da 200 mg e 400 mg, contro un calo del 21% per il placebo.

Analisi dei pazienti critici
Nel gruppo di pazienti considerati “critici”, le percentuali di pazienti deceduti o sottoposti a ventilatore sono state del 46% per il gruppo di 200 mg di Kevzara, del 32% per il braccio a dose più elevata e del 55% per il placebo.

Il miglioramento clinico, misurato con un miglioramento di due punti su una scala a sette punti, è stato osservato nel 51% e nel 59% dei pazienti nei gruppi di sarilumab a basse e alte dosi, contro il 41% per il placebo.

Inoltre, il 43% dei pazienti nel braccio a basse dosi al termine dello studio non necessitava di ossigeno, rispetto al 58% del gruppo 400 mg e al 41% del braccio placebo, mentre le percentuali di pazienti dimessi era rispettivamente del 39%, 53% e 41%.
"C'è ancora speranza che possa aiutare, ma più modesta di quanto si sperava", ha detto Yancopoulos, aggiungendo che sarilumab "non sembra la panacea magica che tutti avrebbero voluto per la pandemia".

I risultati della parte di Fase III della sperimentazione statunitense, che ha già arruolato più di 600 pazienti nel gruppo critico, sono attesi per giugno.

Lo studio cinese che aveva dato il primo input
Lo studio su sarilumab è stato progettato dopo che un piccolo studio (n=21) a singolo braccio condotto in Cina (Xu et al) tra i pazienti ospedalizzati con Covid-19, per lo più gravi e in stato febbrile, che hanno trovato livelli elevati di IL-6 e hanno suggerito che l'inibizione di questo percorso con il tocilizumab, un bloccante di IL-6, ha ridotto rapidamente la febbre e migliorato l'ossigenazione nei pazienti gravi, consentendo la dimissione ospedaliera. Questi risultati non controllati richiedevano una conferma in studi di dimensioni adeguate e ben controllati.

Il mese scorso, Regeneron e Sanofi si sono mossi rapidamente per valutare il farmaco in uno studio prospettico, randomizzato, controllato con placebo, di fase 2/3, progettato in modo adattivo negli Stati Uniti, e condotto in collaborazione con gruppi statunitensi, tra cui la Biomedical Advanced Research and Development Authority (BARDA), l’Fda e gli ospedali di tutto il paese.

Si aspettano i dati di uno studio internazionale
Un secondo studio di fase avanzata di sarilumab fuori dagli Stati Uniti in circa 400 pazienti ospedalizzati con infezione da COVID-19 è attualmente in fase di arruolamento in Italia, Spagna, Germania, Francia, Canada, Russia, Israele e Giappone, con risultati preliminari previsti per il terzo trimestre. Le società hanno osservato che saranno prese in considerazione modifiche analoghe allo studio condotto al di fuori degli Stati Uniti.


SEZIONE DOWNLOAD