COVID-19

Il Ceo di Sanofi avvisa: "i dati di sarilumab nel Covid stanno per arrivare"

I risultati dello studio per un farmaco contro l'artrite, il sarilumab, riproposto per il trattamento di Covid-19 saranno disponibili "a breve". Lo ha fatto sapere Paul Hudson, CEO di Sanofi, la societā farmaceutica che insieme a Regeneron sta testando la terapia immunobloccante in due studi clinici. L'annuncio č arrivato nella conference call tenutasi per annunciare i risultati del primo trimestre di Sanofi.  

I risultati dello studio per un farmaco contro l'artrite, il sarilumab, riproposto per il trattamento di Covid-19 saranno disponibili "a breve". Lo ha fatto sapere Paul Hudson, CEO di Sanofi, la società farmaceutica che insieme a Regeneron sta testando la terapia immunobloccante in due studi clinici. L’annuncio è arrivato nella conference call tenutasi per annunciare i risultati del primo trimestre di Sanofi.

Le due aziende sperano che il farmaco possa svolgere un ruolo nell'alleviare i gravi sintomi respiratori che sviluppa una parte dei pazienti con malattia da coronavirus. Ma Hudson ha messo in guardia dall'aspettarsi troppo, descrivendola come una "situazione con le dita incrociate".

Inoltre, il manager ha fatto sapere che Sanofi ha spinto la produzione di questo farmaco "al massimo" nel caso in cui gli studi mostrino i benefici del farmaco in pazienti Covid-19 pazienti. Lo stesso approccio lo ha assunto Roche, che commercializza il tocilizumab, il primo anti Il-6 a entrare in commercio. Anche Roche sta testando il farmaco in un trial di fase III.

"Provare farmaci che sono stati precedentemente approvati per indicazioni diverse richiede sempre un po' di serendipity" cioè di fortuna, ha detto Hudson, mentre discuteva degli studi Covid-19 che la sua azienda sta conducendo con il farmaco.

IL-6 è la citochina pro-infiammatoria maggiormente rappresentata nel siero e nel liquido sinoviale dei pazienti con artrite reumatoide; il suo livello si correla con l'attività della malattia e il grado di degenerazione delle articolazioni. Di conseguenza, inibendo il recettore per l'IL-6 il farmaco blocca la cascata infiammatoria responsabile dei danni provocati dalla malattia.

Il primo anticorpo monoclonale anti-IL-6 approvato è stato il tocilizumab, cui si sono aggiunti nel tempo sirukumab (il cui sviluppo però è stato interrotto), olokizumab (di Ucb, non in commercio), clazakizumabed (di Bms, non in commercio) e sarilumab (di Sanofi, in commercio).

Sarilumab è il primo anticorpo monoclonale completamente umano diretto contro la subunità alfa del recettore dell’IL-6 (IL-6R). Il farmaco blocca il legame dell’IL6 al suo recettore, interrompendo così  la cascata infiammatoria mediata dalla citochine. Bloccare questa proteina come fa il sarilumab, aiuta a ridurre l'infiammazione dolorosa delle persone affette da artrite reumatoide.

L'inibizione dell'IL-6 ha anche dimostrato di calmare un sistema immunitario spinto in overdrive dopo il trattamento con la terapia cellulare antitumorale a base di CAR-T. Studi su pazienti affetti da Covid-19 hanno dimostrato che, in alcuni casi, i livelli di IL-6 e di altre proteine infiammatorie correlate sono particolarmente elevati durante il disagio respiratorio acuto che caratterizza i casi gravi, suscitando la speranza che gli inibitori dell'IL-6 possano rivelarsi utili.

Un primo test in Cina ha rilevato che tocilizumab, un farmaco anti IL-6 prodotto da Roche, ha ridotto la necessità di ossigeno in 15 dei 20 pazienti affetti da COVID-19 e ha abbassato i marker dell’infiammazione in 16 di essi.

Gli studi condotti da Sanofi e Regeneron, così come uno studio di Fase 3 condotto da Roche, mirano a mostrare un risultato simile su scala più ampia.
"E' una situazione difficile, e sono sicuro che lo sia per tutti i produttori di IL-6 per cercare di capire cosa possiamo fare. Stiamo solo aspettando le prove", ha aggiunto Hudson.

Quella prova, o almeno una prima parte di essa, dovrebbe essere "imminente" per Sanofi e Regeneron, ed entro giugno per Roche.

Gli studi di Sanofi e Regeneron, condotti rispettivamente in Europa e negli Stati Uniti, sono stati impostati come studi in due fasi, con la prima parte per verificare se i farmaci possono ridurre la febbre o uno specifico marcatore infiammatorio. Un’altra parte della Fase 3 valuterà se i pazienti sono migliorati clinicamente, come misurato da una scala a sette punti.


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