Remdesivir accelera il recupero dei pazienti Covid-19. Risultati positivi dallo studio dell'NIH

COVID-19

Nel corso di una conferenza stampa presso lo studio Ovale, sono stati annunciati i dati di un'analisi di un ampio studio randomizzato e controllato sponsorizzato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID). Lo studio, noto come ACTT, ha coinvolto 1063 pazienti ospedalizzati con Covid-19 avanzato e coinvolgimento polmonare. I pazienti che hanno ricevuto remdesivir si sono ripresi pių rapidamente rispetto a pazienti in condizioni di partenza simili che hanno ricevuto placebo. Il vantaggio clinico sul tempo di recupero č stato di circa il 30 per cento.

«Pensiamo che questo studio apra la porta al fatto che adesso abbiamo la capacità di trattare la malattia e posso garantirvi che avremo più persone impegnate nella ricerca, più aziende che investiranno, che porteranno a risultati sempre migliori». Così si è espresso Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale di malattie infettive e componente della task force governativa contro il coronavirus, parlando dello studio ACTT condotto con remdesivir, i cui dati sono stai presentati nel corso di una conferenza stampa presso lo studio Ovale cui ha partecipato anche il presidente Trump,

Dopo i dati preliminari e positivi provenienti dallo studio SIMPLE, sono stati infatti annunciati i dati di un’analisi di un ampio studio randomizzato e controllato sponsorizzato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), parte del National Institutes of Healthche. Lo studio, noto come (Adaptive COVID-19 Treatment Trial o ACTT, ha coinvolto 1063 pazienti ospedalizzati con Covid-19 avanzato e coinvolgimento polmonare. I pazienti che hanno ricevuto remdesivir si sono ripresi più rapidamente rispetto a pazienti in condizioni di partenza simili che hanno ricevuto placebo. Il vantaggio clinico sul tempo di recupero è stato di circa il 30 per cento.

Lo studio è un trial randomizzato che ha valutato l’efficacia di remdesivir verso placebo. E’ iniziato il 21 febbraio ed è la prima sperimentazione clinica avviata negli Stati Uniti per valutare un trattamento sperimentale per Covid -19.

Un comitato indipendente per il monitoraggio dei dati e della sicurezza (DSMB) che sovrintende alla sperimentazione si è riunito il 27 aprile per rivedere i dati e condividere la loro analisi intermedia con il gruppo di studio.

Sulla base di questa revisione dei dati, gli esperti hanno evidenziato un miglior effetto del remdesivir rispetto al placebo dal punto di vista dell'endpoint primario, il tempo di recupero, una metrica spesso utilizzata negli studi sull'influenza.  Il recupero in questo studio è stato definito come sufficiente per la dimissione dall'ospedale o per il ritorno al normale livello di attività.  

I risultati preliminari indicano che i pazienti che hanno ricevuto remdesivir hanno avuto un tempo di recupero più veloce del 31% rispetto a quelli che hanno ricevuto placebo (p <0,001). In particolare, il tempo mediano al recupero è stato di 11 giorni per i pazienti trattati con remdesivir rispetto a 15 giorni per coloro che hanno ricevuto placebo. I risultati hanno anche suggerito un beneficio in termini di sopravvivenza, con un tasso di mortalità dell'8,0% per il gruppo trattato con remdesivir rispetto all'11,6% per il gruppo placebo (p=0,059).

I risultati sono stati annunciati subito, anche se ancora preliminari «Perchè - come ha sottolineato Fauci - quando si ha chiara evidenza che un farmaco funzioni, si ha il dovere etico di somministrarlo ai pazienti trattati col placebo. Inoltre, in tutti gli altri trial che verranno condotti d’ora in avanti, adesso c’è un nuovo standard of care, una base da cui partire.

Questa esperienza, mi ricorda il 1986 quando stavamo lottando per trovare un farmaco capace di contrastare l’Hiv. Non avevamo nulla, solo report anedottici. Allora facemmo il primo studio randomizzato e controllato verso placebo con l’AZT. Lo studio diede effetti modesti, ma non fu la fine del nostro lavoro ma l’inizio, perché partendo da quella base, anno dopo anno, facemmo sempre meglio e scoprimmo farmaci migliori, dello stesso tipo e con diversi bersagli terapeutici.

Il farmaco di cui parliamo oggi, cioè il remdesivir, agisce bloccando un enzima che il virus utilizza, che si chiama RNA polimerasi. Ma ci sono molti altri enzimi utilizzati dal virus che potrebbero essere bersagli per nuovi farmaci. D’ora in avanti, questo sarà lo standard of care quando progetteremo nuovi studi con farmaci antivirali. Inoltre, confronteremo la combinazione di remdesivir con un antiinfiammatorio, un anticorpo monoclonale (non viene citato da Fauci ma probabilmente è il tocilizumab). Vedremo se c’è spazio per un ulteriore beneficio. Avremo presto nuovi dati su questo studio, che sarà poi sottoposto all’analisi peer review di una rivista scientifica.»



Informazioni più dettagliate sui risultati della sperimentazione, compresi dati più completi, saranno resi presto disponibili. Nell'ambito dell'impegno dell’Fda statunitense di accelerare lo sviluppo e la disponibilità di potenziali trattamenti COVID-19, l'agenzia è stata impegnata in discussioni sostenute e in corso con Gilead Sciences per quanto riguarda la messa a disposizione dei remdesivir per i pazienti il più rapidamente possibile.

Gli ultimi pazienti sono stati arruolati nello studio il 19 aprile mentre il primo partecipante allo studio ACTT è stato un americano rimpatriato dopo essere stato messo in quarantena sulla nave da crociera Diamond Princess che attraccò a Yokohama, in Giappone. Si offrì volontario per partecipare e fu arruolato nel primo sito di studio, l'Università del Nebraska Medical Center/Nebraska Medicine, nel febbraio 2020. Alla fine hanno aderito allo studio un totale di 68 siti, 47 negli Stati Uniti e 21 in Europa e Asia.

Dai dati dei due studi ora disponibili, anche se in misura parziale (ACTT e SIMPLE), sappiamo due cose: remdesivir abbrevia il tempo al recupero e, quando si trattano pazienti con malattia grave, un ciclo di trattamento di cinque giorni è potenzialmente efficace come 10 giorni.

L’azienda ha anche precisato, in una “open letter” del Chairman & CEO Daniel O’Day, che i risultati di oggi offrono molte opportunità per esplorare l'utilità e il potenziale di remdesivir e che i loro team di ricerca esamineranno i modi per portare potenzialmente il trattamento a una popolazione più ampia di pazienti studiando altre formulazioni e modalità di somministrazione.

Gilead precisa anche di impegnarsi con i partner per valutare se remdesivir possa funzionare con altre terapie e che insieme stanno lavorando per costruire un consorzio globale di produttori farmaceutici e chimici per espandere la capacità e la produzione globale.
C’è sicuramente ancora molto lavoro da fare e la strada da percorrere è ancora lunga per trovare soluzioni mediche capaci di fermare la pandemia ma notizie come questa rappresentano importanti progressi e aprono la speranza.

Comunicato NIH

Messaggio dell’ad di Gilead

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