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Artrite psoriasica, con risankizumab benefici significativi e duraturi su sintomi, gravitą e qualitą di vita #EADV22

Nei pazienti affetti da artrite psoriasica, il trattamento con risankizumab ha comportato benefici duraturi sulla sintomatologia, sulla gravitą della malattia e sulla qualitą di vita. Al congresso della European Academy of Dermatology and Venereology (EADV) 2022 sono stati presentati i risultati di alcune analisi post hoc dei risultati degli studi di fase III KEEPsAKE 1 e 2.

Nei pazienti affetti da artrite psoriasica, il trattamento con risankizumab ha comportato benefici duraturi sulla sintomatologia, sulla gravità della malattia e sulla qualità di vita. Al congresso della European Academy of Dermatology and Venereology (EADV) 2022 sono stati presentati i risultati di alcune analisi post hoc dei risultati degli studi di fase III KEEPsAKE 1 e 2.

L'artrite psoriasica è una malattia eterogenea, sistemica e infiammatoria, con manifestazioni tipiche in più domini, comprese le articolazioni e la pelle, nella quale il sistema immunitario crea un'infiammazione che può portare a dolore, affaticamento, rigidità delle articolazioni e causare un'eruzione cutanea rossa e squamosa.

Gli studi KEEPsAKE 1 e 2
Si tratta di due studi di fase III, multicentrici, randomizzati, in doppio cieco e controllati con placebo, progettati per valutare la sicurezza e l'efficacia di risankizumab in pazienti adulti con artrite psoriasica attiva. KEEPsAKE 1 includeva pazienti con una risposta inadeguata o intolleranza a uno o più farmaci antireumatici sintetici convenzionali modificanti la malattia (csDMARD-IR), mentre KEEPsAKE 2 includeva pazienti con una risposta inadeguata a csDMARD-IR e/o con una risposta inadeguata o intolleranza a una o due terapie biologiche.

Nella prima fase degli studi (periodo 1), i pazienti sono stati randomizzati a ricevere risankizumab 150 mg o placebo alle settimane 0, 4 e 16. Dopo 24 settimane è iniziata l'estensione in aperto (periodo 2) e tutti i pazienti sono stati trattati con risankizumab. I due studi sono attualmente in corso per valutare la sicurezza, la tollerabilità e l'efficacia a lungo termine del farmaco.

Risankizumab è un inibitore dell'interleuchina-23 (IL-23) che la blocca selettivamente legandosi alla sua subunità p19. Si ritiene che la IL-23, una citochina coinvolta nei processi infiammatori, sia collegata a una serie di malattie croniche immuno-mediate, inclusa la psoriasi. Negli Usa il farmaco è approvato per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a grave negli adulti candidati alla terapia sistemica o alla fototerapia, nonché per il trattamento dell'artrite psoriasica attiva negli adulti. Nell'Unione Europea è indicato per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a grave negli adulti candidati alla terapia sistemica. Da solo o in associazione con metotrexato è indicato per il trattamento dell'artrite psoriasica attiva negli adulti che hanno avuto una risposta inadeguata o che sono stati intolleranti a uno o più farmaci antireumatici modificanti la malattia (DMARD).

Efficacia a lungo termine nell’artrite psoriasica attiva
Un’analisi integrata post hoc dei trial KEEPsAKE 1 e 2 ha valutato l'efficacia (percentuale di pazienti che hanno ottenuto un miglioramento ≥ 20% nei criteri dell'American College of Rheumatology, ACR20, alla settimana 52) in base ai dati demografici basali, ovvero età (< 65 anni, ≥ 65 anni, da ≥ 65 a < 75 anni, ≥ 75 anni),  sesso, razza (bianchi, non bianchi), indice di massa corporea (< 25 kg/m2, da ≥ 25 a < 30 kg/m2, ≥ 30 kg/m2), caratteristiche della malattia (durata dell’artrite psoriasica ≤ 5 anni, da > 5 a ≤ 10 anni, > 10 anni), livelli basali di proteina C-reattiva ad alta sensibilità (< 3 mg/l, ≥ 3 mg/l) e concomitante esposizione a csDMARD al basale (qualsiasi csDMARD, qualsiasi metotrexato, nessuno) o precedente terapia con biologici o meno.

In questa analisi, una percentuale generalmente consistente di pazienti inizialmente randomizzati a ricevere risankizumab in continuo ha raggiunto l'ACR20 alla settimana 52, indipendentemente da età, sesso, razza, indice di massa corporea, durata della malattia, livelli basali di proteina C-reattiva ad alta sensibilità, uso concomitante di csDMARD al basale o precedente uso di terapia biologica. Anche i pazienti che sono passati dal placebo a risankizumab hanno ottenuto tassi di risposta ACR20 simili alla settimana 52, con un'efficacia coerente simile tra i sottogruppi. Questi risultati di efficacia supportano l'uso a lungo termine di risankizumab in più tipologie di pazienti e in diverse caratteristiche della malattia psoriasica.

Maggiore risoluzione di entesite, dattilite o entrambe rispetto al placebo
L'entesite e la dattilite sono manifestazioni cliniche comuni tra i pazienti con artrite psoriasica attiva e sono associate a una maggiore attività della malattia, a una minore funzionalità articolare e una ridotta qualità della vita. Dato che entrambe sono collegate all'immunopatogenesi della malattia, ma non all'artrite reumatoide, l'impatto dell'inibizione dell'interleuchina 23 in questi domini è di particolare interesse, hanno premesso gli autori del poste presentato al congresso.

Nei pazienti con entesite (indice di entesite di Leeds [LEI] > 0), dattilite (indice di dattilite di Leeds [LDI] > 0) o entrambe le manifestazioni (LEI e LDI > 0) al basale, un’analisi post hoc ha valutato la percentuale di partecipanti che hanno raggiunto la risoluzione dell’entesite (LEI = 0), della dattilite (LDI = 0) o di entrambe (LEI e LDI = 0) alle settimane 24 e 52, oltre al tempo mediano alla risoluzione. Dei 1.407 pazienti valutati, circa il 63%, il 28% e il 20% presentavano rispettivamente entesite, dattilite ed entrambe al basale.

Alla settimana 24 sono stati osservati tassi di risposta più elevati per risankizumab rispetto al placebo per la risoluzione delle tre condizioni, con differenze rispettivamente del 13,9% per entesite (P<0,001), 16,9% per dattilite (P<0,001) e 13,3% per entesite/dattilite (P<0,05).

Il tempo mediano alla prima risoluzione dell'entesite è stato più breve ( hazard ratio, HR, 1,2, P<0,05) con risankizumab (23 settimane) rispetto al placebo (24 settimane). Anche il tempo mediano alla prima risoluzione della dattilite è stato più breve (HR 1,4, P <0,01) con risankizumab (12 settimane) rispetto al placebo (16 settimane).

Alla settimana 52, il 55% dei pazienti in trattamento attivo ha raggiunto la risoluzione dell'entesite (LEI = 0), il 76,1% ha raggiunto la risoluzione della dattilite (LDI = 0) e il 52,3% ha raggiunto la risoluzione sia dell'entesite che della dattilite (LEI e LDI = 0), dimostrando il mantenimento dei benefici di risankizumab con il proseguo della terapia.

«Nel complesso il trattamento con risankizumab ha consentito a una percentuale maggiore di pazienti di raggiungere la risoluzione delle tre manifestazioni della malattia rispetto al placebo dopo 24 settimane» hanno concluso i ricercatori. «I miglioramenti in questi domini clinicamente rilevanti dell'artrite psoriasica sono stati mantenuti fino alla settimana 52 con il trattamento continuato con risankizumab, confermando un ruolo della via della IL-23».

Impatto benefico duraturo su qualità di vita e produttività lavorativa 
L'artrite psoriasica è caratterizzata da dolore cutaneo e articolare che riduce la qualità della vita correlata alla salute (HRQoL) e la produttività del lavoro. Negli studi KEEPsAKE-1 e 2, un numero maggiore di pazienti trattati con risankizumab ha raggiunto una differenza minima clinicamente importante (MCID, minimal clinically important differences) nei risultati riportati dai pazienti (PRO) rispetto al placebo alla settimana 24.

Un’analisi presentata al congresso ha valutato il mantenimento a lungo termine dell’impatto di risankizumab sul raggiungimento delle misure MCID della qualità della vita correlata alla salute, della fatigue, del dolore e della produttività lavorativa per 52 settimane.

Per stabilire la durata del miglioramento nei PRO, l’analisi si è concentrata sui pazienti in trattamento attivo per 52 settimane. I PRO valutati erano i punteggi di sintesi delle componenti fisiche e mentali del Short-Form 36 (SF-36) (rispettivamente PCS e MCS), del Functional Assessment of Chronic Illness Therapy–Fatigue (FACIT-Fatigue), punteggio del 5-Level EQ-5D (EQ-5D-5L), dolore misurato tramite una scala analogico visiva (VAS) e del PsA-specific Work Productivity and Activity Impairment (WPAI-PsA) questionnaire.

Sono state calcolate la percentuale di pazienti che hanno raggiunto la MCID alle settimane 24 e 52 e le variazioni medie rispetto al basale con il trattamento con risankizumab alle settimane 24 e 52.

In generale la percentuale di pazienti che hanno raggiunto la MCID alla settimana 24 si è mantenuta alla settimana 52. In KEEPsAKE-1, oltre la metà dei pazienti trattati con risankizumab ha raggiunto la MCID in tutti i PRO alla settimana 24 e la percentuale è rimasta simile o è aumentata alla settimana 52 per tutti i PRO. In particolare, la percentuale di pazienti che hanno raggiunto la MCID nell’SF-36 PCS è aumentata dal 66,7% alla settimana 24 al 76,2% alla settimana 52.

Allo stesso modo, sono stati osservati aumenti marcati nel FACIT-Fatigue (dal 57,1% al 66,1%), EQ-5D-5L (dal 63,5% al ​​68,4%), dolore (dal 65,2% al 72,7%) e in tutti i domini WPAI (presenteismo: dal 54,9% al 62,4%, perdita della produttività lavorativa: dal 51,1% al 61,1%, compromissione dell'attività: dal 53,5% al ​​63,2%).

In KEEPsAKE-2, più del 44% dei pazienti ha raggiunto la MCID in tutti i PRO alla settimana 24. Percentuali numericamente più elevate di pazienti hanno raggiunto la MCID tra le settimane 24 e 52 nell’MCS SF-36 (dal 43,7% al 52,3%), FACIT-Fatigue (52,6% al 59,0%), EQ-5D-5L (dal 52,1% al 64,9%), dolore (60,1% e 64,4%) e tutti i domini WPAI (presenteismo: dal 45,7% al 50,7%; perdita di produttività del lavoro: dal 44,2% al 48,0%; compromissione dell'attività: dal 49,2% al 54,1%). La percentuale di pazienti che hanno raggiunto MCID in SF-36 PCS è rimasta la stessa.

Gli autori hanno pertanto concluso che, nel complesso, questi risultati dimostrano un impatto benefico duraturo sulla HRQoL e sulla produttività lavorativa nei pazienti con artrite psoriasica trattati con risankizumab per 52 settimane.

Conferme di efficacia nei nuovi dati a 100 settimane
I nuovi dati del periodo di estensione in aperto hanno mostrato che a 100 settimane, il 64 e il 57% dei pazienti inizialmente trattati con risankizumab ha ottenuto una risposta ACR20 rispettivamente in KEEPsAKE 1 e 2. Inoltre alla settimana 100 ha raggiunto una risposta PASI 90 il 71 e il 67% dei pazienti rispettivamente da KEEPsAKE 1 e 2 inizialmente trattati con risankizumab e che avevano un coinvolgimento della superficie corporea maggiore o uguale a ≥3% al basale.

Alla settimana 100, i risultati aggregati di KEEPsAKE 1 e 2 hanno mostrato che rispettivamente il 76 e il 57% dei pazienti trattati inizialmente con risankizumab ha raggiunto la risoluzione di dattilite ed entesite. Per i pazienti in KEEPsAKE 1 con psoriasi ungueale al basale e trattati inizialmente con risankizumab, i punteggi medi del Physician's Global Assessment of Fingernail Psoriasis (PGA-F) e del Nail Psoriasis Severity Index (mNAPSI) modificato si sono mantenuti dalla settimana 52 alla settimana 100.

«L'artrite psoriasica si presenta spesso con sintomi muscoloscheletrici, inclusi dolore e gonfiore alle ginocchia, ai polsi, alle caviglie e alle dita, nonché dolore ai fianchi e ai talloni, che possono ridurre significativamente la qualità della vita di una persona» ha affermato Lars Erik Kristensen, professore associato presso il SUS University Hospital di Lund, in Svezia. «Questi risultati evidenziano il potenziale di risankizumab nell'alleviare i sintomi in pazienti con artrite psoriasica attiva, sia naïve che con esperienza biologica a lungo termine».

Il trattamento è stato generalmente ben tollerato e non sono stati rilevati nuovi segnali di sicurezza dopo 100 settimane. Eventi avversi gravi emergenti dal trattamento (TEAE) si sono verificati a 7,6 eventi/100 anni-paziente (E/100PY) e 9,9 E/100PY rispettivamente in KEEPsAKE 1 e 2. I tassi di infezioni gravi in ​​KEEPsAKE 1 e 2 erano rispettivamente di 2,3 e 1,6 E/100PY. Gli eventi cardiaci avversi maggiori (MACE) si sono verificati a 0,1 E/100PY in KEEPsAKE 1 e 0,5 E/100 PY in KEEPsAKE 2. I tassi di TEAE che hanno portato all'interruzione della terapia in KEEPsAKE 1 erano 2,1 E/100 PY e 1,2 E/100 PY in KEEPsAKE 2. Si sono verificati sei decessi in KEEPsAKE 1 e uno in 2 KEEPsAKE 2, non ritenuti correlati a il farmaco in studio.

Referenze

Merola JF et al. Long-Term Efficacy of Risankizumab Across Subgroups in Patients With Active Psoriatic Arthritis: A Post Hoc, Integrated Analysis From the Phase 3 (KEEPsAKE 1 and KEEPsAKE 2) Studies. Poster 1545.

Kwatr SG et al. Impact of Risankizumab on Enthesitis and Dactylitis: Integrated Analysis of the Phase 3, Randomized, Double-blind KEEPsAKE 1 and 2 Trials. Poster 1605.

Kristensen LE et al. Durability of Clinically Meaningful Improvements in Patient-Reported Outcomes and Work Productivity Among Patients With Psoriatic Arthritis Receiving Risankizumab: Results From KEEPsAKE 1 and 2. Poster 1429. EADV 2022.

Kristensen LE et al. Efficacy and Safety of Risankizumab for Active Psoriatic Arthritis: 
100-Week Results from the KEEPsAKE 1 and KEEPsAKE 2 Trials.