Psoriasi, inibitori dell'interleuchina-23 sicuri nei pazienti con cancro concomitante. Uno studio italiano
Nei pazienti affetti da psoriasi con pregressa neoplasia, il trattamento con gli inibitori dell’interleuchina-23 guselkumab, risankizumab e tildrakizumab ha mostrato bassi tassi di recidiva, progressione o nuova neoplasia, secondo i risultati di uno studio di real life italiano pubblicato sulla rivista Clinical and Experimental Dermatology.
La psoriasi, sempre più considerata una malattia sistemica, può essere associata a diverse comorbilità, come artrite psoriasica e disturbi cardiometabolici, gastrointestinali e dell'umore. Una revisione sistematica e una metanalisi condotte nel 2013 hanno indicato che i soggetti con psoriasi potrebbero essere a maggior rischio di sviluppare specifici tumori solidi (delle vie respiratorie, delle vie aerodigestive superiori, delle vie urinarie e del fegato), linfomi non-Hodgkin e tumori cheratinocitari (carcinomi squamocellulari e basocellulari), dati confermati da studi più ampi condotti successivamente.
Tra questi, una revisione sistematica e una metanalisi che hanno raccolto dati da 58 studi, hanno riportato un aumento del rischio di cancro nei pazienti con psoriasi, in particolare a carico del colon, del colon-retto, dei reni, della laringe, del fegato, dell'esofago e del cavo orale, tumori del pancreas e dei cheratinociti, linfoma e linfoma non-Hodgkin. Inoltre gli autori hanno scoperto che il rischio di mortalità per cancro era maggiore nei pazienti con psoriasi grave.
Nel trattamento della psoriasi, le maggiori conoscenze sulla patogenesi, in particolare sul ruolo dell'asse interleuchina (IL)-17/IL-23, hanno portato allo sviluppo di nuovi farmaci selettivi che agiscono su queste citochine. Tra questi, le terapie anti-IL-23 rappresentano la classe di farmaci biologici più recente approvata per la gestione della malattia, hanno premesso gli autori. Tuttavia, i dati sul loro utilizzo in pazienti con psoriasi e anamnesi di neoplasia maligna rimangono limitati.
Questi pazienti vengono spesso esclusi dagli studi clinici e l'impatto dei farmaci biologici nei soggetti con diagnosi di cancro concomitante continua a essere oggetto di dibattito, evidenziandoli come una popolazione con bisogni medici insoddisfatti. «Di conseguenza, l'obiettivo di questo studio era analizzare una popolazione reale di pazienti con psoriasi sottoposti a trattamento biologico con agenti anti-IL-23 e con una diagnosi di cancro concomitante» hanno scritto il primo autore Francesca Satolli dell’Unità di Dermatologia, Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma, e colleghi.
Valutazione dell’impatto degli inibitori della IL-23 sui pazienti con neoplasie maligne
Lo studio retrospettivo, osservazionale e multicentrico, condotto in 16 centri dermatologici in Italia, ha incluso 198 adulti (39,9% donne, età media 65,5 anni) con psoriasi a placche da moderata a grave e una storia personale di cancro.
I partecipanti erano in trattamento con agenti anti-IL-23 (guselkumab, risankizumab o tildrakizumab), il 33,8% aveva una storia di tumore maligno negli ultimi 5 anni e il 66,2% aveva ricevuto una diagnosi di cancro prima di tale periodo.
Gli endpoint primari erano la progressione o la recidiva della neoplasia o nuovi eventi neoplastici, mentre gli endpoint secondari valutavano i potenziali fattori di rischio.
Terapie anti-IL-23 sicure in termini di progressione o recidiva di neoplasia
Durante il periodo di studio la progressione o la recidiva di neoplasia esistente è stata segnalata in sei pazienti (3,0%), con il tumore alla vescica come il più comune (50%), seguito da singoli casi di tumore al seno, leiomiosarcoma e mesotelioma pleurico, senza differenze significativa tra le terapie.
Sei pazienti (3,0%) hanno sviluppato nuovi tumori durante il trattamento, con un caso ciascuno di tumore al seno, tumore gastrico, melanoma cutaneo, tumore renale, carcinoma squamocellulare uterino e colangiocarcinoma epatico, che in due casi hanno portato all'interruzione della terapia.
Nonostante una maggiore incidenza di nuovi tumori nei pazienti trattati con risankizumab (4 pazienti, 67%) rispetto a guselkumab (1 paziente, 17%) e tildrakizumab (1 paziente, 17%), la differenza non è risultata statisticamente significativa.
Non sono state riscontrate associazioni significative tra l'incidenza di progressione o recidiva neoplastica, o lo sviluppo di una nuova neoplasia, e comorbilità o trattamenti precedenti.
È importante sottolineare che, tra i sei pazienti che hanno manifestato progressione tumorale, nessuno ha interrotto il trattamento con anti-IL-23 e solo due, che hanno sviluppato un tumore durante la terapia, hanno invece interrotto la terapia. Inoltre i risultati indicano che i pazienti con una storia di tumore maligno negli ultimi 5 anni non sembrano presentare un maggior rischio di recidiva o progressione del tumore, né di sviluppo di nuove neoplasie, rispetto a quelli il cui tumore è stato diagnosticato più di 5 anni prima. Questi risultati supportano la sicurezza delle terapie anti-IL-23 in entrambe le coorti di trattamento.
«Per quanto ne sappiamo, la nostra esperienza di real life è lo studio più ampio condotto fino a oggi ad avere valutato l'uso di agenti anti-IL-23 e il rischio di recidiva, progressione e sviluppo di tumore in pazienti con una storia di cancro» hanno concluso gli autori. «Tuttavia, nonostante questi dati rassicuranti, sono necessari studi più ampi per confermare questi risultati».
Bibliografia
Satolli F et al. Psoriasis vulgaris in patients with a recent history of neoplasia: safety of interleukin-23 inhibitors. A multicentre retrospective study. Clin Exp Dermatol. 2025 Jun 16:llaf184.
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