Dermatologia

Psoriasi, risankizumab meglio dell'anti IL-17 dopo un anno di trattamento #AAD2020

I pazienti adulti con psoriasi a placche da moderata a grave hanno ottenuto una clearance cutanea superiore con l'anti IL-23 risankizumab rispetto all'anti IL-17 secukinumab dopo 52 settimane di trattamento.

I pazienti adulti con psoriasi a placche da moderata a grave hanno ottenuto una clearance cutanea superiore con l’anti IL-23 risankizumab rispetto all’anti IL-17 secukinumab dopo 52 settimane di trattamento.  Sono i nuovi risultati head-to-head del trial in aperto di fase IIIb IMMerge, presentati di recente dalla compagnia biotech AbbVie al congresso dell'American Academy of Dermatology (AAD), che come molti altri convegni si è tenuto in forma virtuale.

In particolare, il 66% dei soggetti in trattamento con l'inibitore selettivo dell'interleuchina (IL)-23 risankizumab ha ottenuto una pelle completamente libera da lesioni (punteggio del 100% nello Psoriasis Area and Severity Index, PASI 100) rispetto al 40% di quelli sottoposti all'inibitore dell'IL-17A alla settimana 52 (p<0,001).

Lo studio IMMerge
È un trial di fase IIIb, multicentrico, randomizzato, in aperto e con comparatore attivo progettato per valutare la sicurezza e l'efficacia di risankizumab rispetto a secukinumab in pazienti adulti con psoriasi a placche da moderata a grave.

I pazienti sono stati randomizzati in rapporto 1:1 a ricevere risankizumab alla dose di 150 mg somministrato in due iniezioni sottocutanee da 75 mg al basale, quattro settimane dopo e successivamente ogni 12 settimane, oppure a secukinumab alla dose di 300 mg somministrato in due iniezioni sottocutanee da 150 mg al basale, alle settimane 1, 2, 3 e 4 e successivamente ogni quattro settimane.

I due endpoint primari erano la non inferiorità di risankizumab alla settimana 16 e la superiorità alla settimana 52 in relazione al PASI 90. I tre endpoint secondari erano il raggiungimento alla settimana 52 del PASI 100, sPGA 0/1 e PASI 75.

Risultati migliori con l’anti il-23 
Risankizumab ha raggiunto entrambi gli endpoint primari PASI 90 di non inferiorità rispetto a secukinumab alla settimana 16 e di superiorità alla settimana 52.
Dopo 16 settimane il 74% dei pazienti trattati con risankizumab ha raggiunto il PASI 90 rispetto al 66% di quelli sottoposti a secukinumab. Nel gruppo risankizumab l'87% dei soggetti ha raggiunto il PASI 90 alla settimana 52 rispetto al 57% (p<0,001), con una differenza assoluta del 30%.

Riguardo agli endpoint secondari, una percentuale significativamente più elevata di pazienti trattati con risankizumab ha ottenuto un punteggio di pelle libera o quasi libera da lesioni nello static Physician Global Assessment (sPGA) rispetto al farmaco di confronto alla settimana 52 (rispettivamente 88% contro 58%, p<0,001). Inoltre il tasso di risposta PASI 100 a 52 settimane era del 66% con risankizumab e del 40% con secukinumab.

In base ai dati finora disponibili, il profilo di sicurezza di risankizumab si è dimostrato coerente con quello osservato negli studi precedenti, senza nuovi segnali di sicurezza nel corso di un anno di studio. Le percentuali di effetti collaterali erano simili tra i due farmaci, con rinofaringite, infezione del tratto respiratorio superiore, mal di testa, artralgia e diarrea come i più frequenti.

Le percentuali di eventi avversi gravi sono stati del 5,5% nel gruppo risankizumab e del 3,7% con secukinumab. Gli effetti collaterali che hanno comportato la sospensione del trattamento sono stati dell'1,2% nel gruppo risankizumab e del 4,9% nel gruppo secukinumab, senza decessi in entrambi i gruppi.

«Ho visto in prima persona come il raggiungimento e il mantenimento di una pelle completamente libera da lesioni può avere un impatto incredibilmente positivo sulla vita dei miei pazienti con psoriasi» ha affermato il relatore al congresso e ricercatore capo dello studio Richard Warren, del Dermatology Center Salford Royal NHS Foundation Trust, University of Manchester. «Questi nuovi dati sono fondamentali poiché sottolineano che una clearance cutanea completa è di fatto un obiettivo di trattamento realistico per chi è affetto da questa condizione».

«Oltre a un’efficacia superiore, lo schema terapeutico di risankizumab è più conveniente, grazie alla dose di mantenimento mediante iniezione sottocutanea da effettuarsi una volta ogni 12 settimane, rispetto a quella mensile prevista per secukinumab» ha concluso.

Risankizumab è frutto di una collaborazione tra Boehringer Ingelheim e AbbVie. Negli Usa è indicato per il trattamento della psoriasi a placche da moderata a grave negli adulti candidati alla terapia sistemica o alla fototerapia. In Italia il farmaco è rimborsato dall’Aifa dal mese di marzo 2020.