Diabete

Alto rischio di diabete di tipo 2 nei pazienti con cardiopatia congenita

I bambini che nascono con una cardiopatia congenita, in particolare una cardiopatia congenita cianogena, hanno un rischio aumentato di sviluppare il diabete di tipo 2 dopo i 30 anni. ╚ quanto emerge da uno studio osservazionale su una coorte danese pubblicato di recente sul Journal of the American Heart Association.

I bambini che nascono con una cardiopatia congenita, in particolare una cardiopatia congenita cianogena, hanno un rischio aumentato di sviluppare il diabete di tipo 2 dopo i 30 anni. È quanto emerge da uno studio osservazionale su una coorte danese pubblicato di recente sul Journal of the American Heart Association.

Nell’introduzione, Nicolas Madsen, cardiologo presso il Cincinnati Children’s Hospital Medical Center, e altri autori, spiegano che sebbene la sopravvivenza a lungo termine di coloro che nascono con una cardiopatia congenita sia migliorata, si sa ancora poco del profilo di rischio cardiovascolare acquisito di questa popolazione in crescita.

Nel loro studio, Madsen e i colleghi hanno provato a valutare il rischio di ammalarsi di diabete di tipo 2 dei pazienti affetti da una cardiopatia congenita, con particolare attenzione all’impatto della cardiopatia congenita cianogena.

A tale scopo, hanno analizzato 5149 individui nati fra il 1963 e il 1980 in Danimarca affetti da una cardiopatia congenita e che erano ancora vivi all'età di 30 anni.

I ricercatori hanno abbinato ogni individuo affetto da una malattia cardiaca congenita con 10 persone dello stesso sesso e anno di nascita, utilizzando come fonte dei dati il Danish Civil Registration System.

"Dato l’impatto del diabete di tipo 2 sulla salute cardiovascolare, è opportuno porre attenzione al suo possibile sviluppo in coloro che sopravvivono a una malattia cardiaca congenita" afferma Madsen in un comunicato stampa. "Purtroppo, la promozione della salute cardiovascolare non è sempre la priorità nella popolazione che sta invecchiando dei pazienti affetti da una cardiopatia congenita".

L'outcome di interesse nello studio era lo sviluppo del diabete di tipo 2 entro i 45 anni di età e i partecipanti affetti da una malattia cardiaca congenita sono stati stratificati a seconda che soffrissero di cardiopatia congenita cianogena o acianogena.

Dopo aver aggiustato i dati in funzione della gravità della cardiopatia congenita, dell'età, del sesso, dell’eventuale nascita pretermine e dell’eventuale presenza di difetti extracardiaci, Madsen e colleghi hanno trovato che l'incidenza cumulativa del diabete di tipo 2 nella coorte di pazienti adulti con malattie cardiache congenite dopo i 30 anni era del 4%. Nel gruppo con una cardiopatia congenita acianogena l'incidenza cumulativa del diabete di tipo 2 entro i 45 anni era del 3,9% e in quello con una cardiopatia congenita cianogena dell’8%. A titolo di confronto, l’incidenza del diabete di tipo 2 entro i 45 anni nella popolazione generale danese è solo del 2,8%.

Le analisi hanno evidenziato che i pazienti nati con una cardiopatia congenita erano a rischio a più alto di diabete di tipo 2 rispetto alla popolazione generale (HR 1,4; IC al 95% 1,1-1,6).

Inoltre, gli individui affetti da cardiopatia congenita cianogena sono risultati a rischio più alto e quasi doppio di sviluppare il diabete di tipo 2 rispetto a quelli con cardiopatia congenita acianogena (HR 1,9; IC al 95% 1,1-3,3).

Per spiegare i risultati, nella discussione Madsen e i colleghi spiegano che i tradizionali fattori di rischio di diabete di tipo 2, come l'obesità e la sedentarietà, sono comuni negli adulti nati con una cardiopatia congenita e il rischio elevato osservato nei pazienti con una cardipatia congenita acianogena potrebbe essere correlato all’ipossia cronica, che ha un effetto negativo sul metabolismo del glucosio, o a fattori di rischio genetici o ambientali in comune con il diabete.

N.L. Madsen, et al. Congenital Heart Disease With and Without Cyanotic Potential and the Long-term Risk of Diabetes Mellitus: A Population-Based Follow‐up Study. J Am Heart Assoc. 2016;doi:10.1161/JAHA.115.003076.
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