Diabete, con gli anti SGLT-2 meno eventi cardiovascolari. Studio di real life CVD-REAL

Oggi AstraZeneca ha reso noti i dati preliminari del pių grande studio di real life mai condotto per valutare l'impatto sugli eventi cardiovascolari (ospedalizzazioni per scompenso cardiaco e decessi per ogni causa) dei pazienti con diabete che assumono i farmaci antidiabetici della classe degli anti SGLT-2, farmaci di recente introduzione in terapia che aumentano l'escrezione renale del glucosio, riducendo cosė la glicemia.

Oggi AstraZeneca ha reso noti i dati preliminari del più grande studio di real life mai condotto per valutare l’impatto sugli eventi cardiovascolari (ospedalizzazioni per scompenso cardiaco e decessi per ogni causa) dei pazienti con diabete che assumono i farmaci antidiabetici della classe degli anti SGLT-2, farmaci di recente introduzione in terapia che aumentano l’escrezione renale del glucosio, riducendo così la glicemia.

Lo studio annunciato oggi e denominato CVD-REAL ha valutato i dati provenienti da più di 300mila pazienti di sei paesi, l’87% dei quali non aveva una storia di malattia cardiovascolare. I dati hanno mostrato che in questa un'ampia popolazione di pazienti con diabete di tipo 2,  rispetto ad altri farmaci,  il trattamento con farmaci anti SGLT-2 - dapagliflozin, canagliflozin, empagliflozin - ha ridotto il tasso di ospedalizzazioni per insufficienza cardiaca del 39% (HR 0,61; 95 % CI 0,51-0,73; p <0.001) e le morti per qualsiasi causa del 51% (HR 0,49; IC 95% 0,41-0,57; p <0.001). Per l'endpoint composito di ospedalizzazione per insufficienza cardiaca e morte per qualsiasi causa, la riduzione è stata del 46% (HR 0,54; 95% CI 0,48-0,60; p <0.001).

Qui di seguito un commento sullo studio che ci ha rilasciato il Professore Andrea Giaccari, Professore di Endocrinologia e Responsabile del Centro Malattie Endocrine e Metaboliche del Policlinico Gemelli di Roma: “Lo studio è importante in quanto stabilisce in modo abbastanza inequivocabile che l’uso di alcuni farmaci per il diabete permette una riduzione di rischio di ospedalizzazione per scompenso cardiaco e di mortalità anche in prevenzione primaria, ovvero prima che insorga un evento cardiovascolare. Lo studio è fondamentale in quanto ad oggi non è possibile disegnare un trial randomizzato che permetta di raggiungere una simile evidenza nel diabete. Nella storia della ricerca in diabetologia l’unico trial che ha dimostrato una riduzione di eventi in prevenzione primaria è lo storico UKPDS (anni ’80), che dimostrò come la metformina fosse in grado di ridurre gli eventi legati al diabete iniziandone l’uso alla diagnosi.

Da allora, tutti i pazienti con diabete di tipo 2, se la tollerano, ricevono una prescrizione di metformina. Tuttavia per ottenere questo risultato ci vollero più di 10 anni di trial e in una situazione di rischio cardiovascolare molto più elevata dell’attuale. Trial come questi, al giorno d’oggi, non sono più fattibili. Esiste già evidenza che questa classe di farmaci sia in grado di ridurre eventi cardiovascolari in prevenzione secondaria, ovvero in chi ha già avuto un evento cardiovascolare, ma restava da capire se questa evidenza fosse traslabile anche in prevenzione primaria. Ora abbiamo la risposta. Credo che da oggi il compito del medico non sarà più trattare la glicemia ma anche, e forse soprattutto, prevenire il rischio cardiovascolare che l’iperglicemia determina. Oggi possiamo farlo e quindi dobbiamo farlo”.

Bruce Cooper, MD, Vice President e Responsabile del Global Medical Affairs presso AstraZeneca, ha dichiarato: "Il diabete è una crescente epidemia in tutto il mondo, associata a comorbidità significative che contribuiscono a un aumento del rischio di costosi ricoveri ospedalieri e persino di morte. I dati di questo studio che provengono da un contesto di real life forniscono la prova evidente che la classe degli anti SGLT-2 dimezza il tasso di ricoveri per insufficienza cardiaca e la morte. CVD-REAL è il primo studio a osservare questi effetti del trattamento SGLT-2 in un gruppo molto più ampio e a minor rischio cardiovascolare rispetto a quanto precedentemente valutato in altri studi clinici ".

L’analisi dei ricoveri per insufficienza cardiaca è stata condotta utilizzando i dati anonimizzati di pazienti provenienti da Danimarca, Germania, Norvegia, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. Tra i dati esaminati, il 41,8% dei pazienti erano in terapia con dapagliflozin, il 52,7% con canagliflozin e il 5,5% su empagliflozin. L'analisi di morte per qualsiasi causa è stata condotta utilizzando i dati anonimizzati di pazienti provenienti da Danimarca, Norvegia, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti. Tra i dati esaminati, il 51,0% dei pazienti erano in terapia con dapagliflozin, il 42,3% con canagliflozin e il 6,7% con empagliflozin.

Questo è il primo di una serie di analisi comparative derivanti dallo studio CVD-REAL. Lo studio è ancora in corso e future analisi saranno condotta utilizzando questo set di dati così come i dati da altri paesi. I dati di questo studio sono stati ottenuti da fonti reali, comprese le cartelle cliniche, banche dati e registri nazionali, e non sono stati aggiudicati o verificati in modo indipendente. L'analisi è stato convalidata dal gruppo statistico accademica indipendente dal Mid American Heart Institute di St. Luke, Kansas City, Stati Uniti. Mentre CVD-REAL è stato un ampio studio condotto con una robusta tecnica di propensive matching, data la sua natura osservazionale la possibilità di presenza di fattori confondenti residui non misurati non può essere definitivamente esclusi.

In tutto il mondo, il diabete colpisce circa 415 milioni di adulti, un numero stimato a salire a 642 milioni entro il 2040 (1 adulto su 10). Le persone con diabete di tipo 2 hanno un rischio di insufficienza cardiaca 2-3 volte maggiore e sono ad aumentato rischio di andare incontro a un attacco di cardiaco o uno stroke. Nelle persone con diabete tipo 2, circa il 50% dei decessi sono causati da malattie cardiovascolari.

Il tema dell’effetto sugli eventi cardiovascolari dei farmaci antidiabetici è di estrema attualità. Dopo il caso rosiglitazone, ritirato temporaneamente in Usa per un sospetto aumento di eventi cardiovascolari (poi rivelatosi infondato), l’Fda ha stabilito che, per avere l’approvazione dell’agenzia americana, qualunque nuovo farmaco antidiabetico avrebbe dovuto dimostrare la neutralità a livello cardiovascolare. Da qui sono poi partiti una serie di studi finalizzati allo scopo.

Attualmente l’unico farmaco della classe degli anti SGLT-2 ad aver dimostrato di ridurre gli eventi cardiovascolari è l'empaglifozin. E' in corso uno studio controllato denominato DECLARE condotto per valutare gli end point cardiovascolari dei pazienti in terapia con dapaglifozin i cui dati sono attesi per il 2019. Anche canagliflozin è oggetto di uno studio simile. A parte empagliflozin, finora solo liraglutide e semaglutide (entrambi di Novo Nordisk) hanno dimostrato di ridurre gli eventi cardiovascolari.