Diabete - Endocrinologia

Come aiutare psicologicamente le persone con diabete in epoca Covid-19? Ce lo dice l'esperto. #INSIDEOUTDIABETE

Il progetto INSIDEOUTDIABETE promosso da Novo Nordisk intende supportare i diabetologi nell'acquisire strumenti cognitivi che siano loro alleati nel comprendere le emozioni e canalizzarle correttamente nella quotidianità in un momento di crisi. Dal punto di vista dei contenuti, l'iniziativa si avvarrà di una serie di 7-8 video arricchiti da infografiche, resi disponibili sul sito web dedicato www.insideoutdiabete.it, dove il diabetologo può consultare e scaricare il materiale oppure di una newsletter inviata allo specialista. 

L’emergenza Covid-19 che stiamo vivendo è causa di forte stress emotivo per tutti, ancora di più per le persone con malattie croniche, come il diabete, che hanno un rischio maggiore di sviluppare complicanze. In questo momento il ruolo del diabetologo assume ancora più importanza, non solo per la gestione della malattia, ma come punto di riferimento e supporto per dubbi e paure, per aiutare i propri pazienti a restare fiduciosi, motivati e aderenti alle terapie, siano esse farmacologiche o basate sullo stile di vita.

«In tutte le situazioni di emergenza, è necessario fornire il valore aggiunto dell’ascolto: considerare le emozioni dell’interlocutore, evitare frasi di circostanza, evitare di assumere atteggiamenti troppo razionali e di sottovalutare le difficoltà soggettive legate alla situazione contingente. I medici in questo periodo dovrebbero trovare energie, tempo e disponibilità da dedicare ai momenti di ascolto dei pazienti, integrando il grande impegno che già viene loro richiesto. Allo stesso tempo, è importante che sappiano gestire anche le proprie emozioni. Alcuni strumenti di questa campagna vanno proprio in questa direzione: dare supporto anche a loro», ha fatto presente Giuliano Caggiano, psicologo del lavoro, membro dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

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Il progetto INSIDEOUTDIABETE promosso da Novo Nordisk intende supportare i diabetologi nell'acquisire strumenti cognitivi che siano loro alleati nel comprendere le emozioni e canalizzarle correttamente nella quotidianità in un momento di crisi. Dal punto di vista dei contenuti, l’iniziativa si avvarrà di una serie di 7-8 video arricchiti da infografiche, resi disponibili sul sito web dedicato www.insideoutdiabete.it, dove il diabetologo può consultare e scaricare il materiale oppure di una newsletter inviata allo specialista.

Le tre fasi del dialogo: ascolto, comprensione, sostegno.

I video sono strutturati per spiegare i tre passaggi fondamentali che è importante che i medici conoscano e applichino nel rapporto con il paziente: ascolto, comprensione, supporto e sostegno.

Fase 1: ascolto
La prima fase, che è sempre la più difficile, è l’ascolto. È la capacità di non essere centrati su se stessi, di sospendere il giudizio rispetto al proprio vissuto e andare in ascolto profondo. Una modalità non semplice da attuare poiché richiede ai medici un ulteriore dispendio di energia, dal momento che l’ascolto lo si può esercitare solo se ci sono energia sufficiente, disponibilità e tempo da dedicare.

«Il mio primo grande richiamo è di sensibilizzazione rispetto a questo tema. In questo momento, chi soffre di una malattia cronica ha già un vissuto emotivo complesso e dedicare un po’ di tempo e di energia all'ascolto è molto importante» ha chiarito Caggiano.

Ascoltare in modo attivo significa fare domande, cercando di approfondire quali possono essere le reali esigenze del paziente, i problemi oggettivi e le difficoltà soggettive. La situazione attuale è fonte di stress per chiunque e ognuno di noi ha una reazione diversa. Quindi può essere molto importante indagare, domandare, chiedere, per esempio, se una persona ha difficoltà a dormire, eccede con il cibo, ha un aumento delle aritmie/tachicardie, si sente più debole, ha paura, oppure se percepisce solitudine o mancanza di comprensione e supporto. Come spiegato dallo psicologo, le situazioni di forte stress generano reazioni di tipo emotivo che possono, per esempio, provocare agitazione e ansia oppure pensierosità e angoscia . In alcuni persone possono prevalere invece reazioni di tipo comportamentale, come l’irritazione, la rabbia e l'aggressività. Poi ci sono le reazioni di tipo fisiologico, difficili da diagnosticare, come, per esempio, mal di testa, dolori alla schiena o alla cervicale, oppure i disturbi gastrointestinali. Infine si possono avere reazioni di tipo cognitivo, legate, per esempio, a disattenzioni o a scarsa concentrazione.

«Bisogna anche capire come i medici stanno vivendo questa fase di emergenza, ma soprattutto come vivranno quella successiva, la fase 2-3. Di certo, ad oggi, sta prevalendo la responsabilità, la dedizione e la capacità di gestire la relazione con il paziente e di risolvere i problemi, anche sotto pressione, con un grande dispendio di energia psico-fisica. In questa fase è molto importante prevenire e fronteggiare il disagio psicologico, di stress e ansia, prima che possa sfociare in sindrome”.

Fase 2: comprensione dei bisogni del paziente
Dopo una fase di ascolto attivo, il livello successivo è quello dell’ascolto empatico con  domande aperte e di esplorazione. In questa fase è importante comprendere gli impatti che il periodo di emergenza e di quarantena ha avuto in tutte le sfere di vita del paziente, da quelle strettamente personali e  soggettive legate alla malattia, a quelle relazionali, occupazionali e sociali.

Il momento della comprensione permette di valutare con una maggiore livello di profondità l’origine del disagio che sta provando il paziente. Permette, in sostanza, di separare i problemi reali dalle difficoltà soggettive, focalizzando l’attenzione sui pensieri, le sensazioni e gli atteggiamenti del paziente – come, ad esempio, la ricorrenza di pensieri e parole esagerate e catastrofiche, emozioni negative, atteggiamenti pessimisti.

In questa fase è molto importante per il medico captare i  bisogni e i segnali deboli, anche quelli non espressi in modo esplicito, per esempio attraverso l’analisi della comunicazione non verbale e para-verbale del paziente. La corretta comprensione dei bisogni impliciti ed espliciti facilita la vicinanza con il paziente. Dimostrare un interesse autentico verso le storie, i racconti e gli aneddoti del paziente, sul momento attuale e sui timori e le speranze verso il futuro è il presupposto per individuare, anche insieme al paziente, strategie di supporto e sostegno efficaci e sostenibili.

Fase 3: supporto e sostegno
Il terzo livello della relazione riguarda il supporto e il sostegno. In questa fase il medico, una volta compresa l’intensità e la gravità delle difficoltà soggettive del paziente può, sia indirizzare verso modalità di consulenza psicologica svolta da professionisti psicologi iscritti all’Albo, sia fornire suggerimenti pratici. In particolare, se la percezione del disagio non è intensa, si può riflettere, insieme al paziente, sull’atteggiamento pessimista/ottimista, circoscrivendo i ragionamenti rispetto alla dimensione tempo, alle decisioni e alla azioni da fare riguardo alla terapia e alla cura

«Il medico può fare tanto sotto questo aspetto”. Può integrare la dimensione soggettiva esplorata durante la fase della comprensione con quella medico-scientifica. Questo è un momento fondamentale, è il momento della riflessione insieme al paziente e della ristrutturazione del pensiero rispetto a cosa è importante fare in relazione alla patologia” ha commentato Caggiano. «Quando un paziente è destabilizzato, è importante dedicare uno spazio e un tempo dedicato a circoscrivere la situazione, fare un test di realtà, suddividere i problemi, focalizzare l’attenzione sugli obiettivi che si possono raggiungere al netto delle difficoltà soggettive del paziente e sulle azioni prioritarie da fare, soprattutto rispetto alla malattia e all’aderenza terapeutica».

L’innovatività del progetto INSIDEOUTDIABETE

In questo momento è molto importante il contenimento emotivo. Il medico deve essere bravo a riportare il paziente sul piano della cura, motivarlo a non mollare, per esempio in riferimento alla dieta, perché il disagio psicologico può portare ad abbandonare alcune buone abitudini alimentari, oppure a modificare alcuni equilibri come i periodi di sonno e di veglia.

«Quindi una serie di piccole indicazioni che possono aiutare a ricentrare il paziente sullo stile di vita in una situazione di emergenza e anomala, ritengo essere l’aspetto innovativo del progetto. Il medico, e in particolare il diabetologo, in questa fase storica potrebbe provare a fare un salto di paradigma: modificare a spostare il focus sul tema delle emozioni proprie e del paziente».

In psicologia per gestire, ridurre o tollerare lo stress si fa riferimento al coping, inteso come un meccanismo psicologico adattivo messo in atto dalle persone per fronteggiare problemi emotivi, relazionali, interpersonali, ecc. All’interno del coping, una strategia di grande interesse riguarda il coping proattivo, un meccanismo anticipatorio, attuato, cioè, prima di incontrare eventuali eventi stressanti. «In questo momento ritengo che i medici, attraverso una gestione generativa della relazione con il paziente, potrebbero minimizzare l’ammontare complessivo di stress sia personale, sia del paziente, delle fasi 2-3 dell’emergenza. Per quanto riguarda il paziente si potrebbe agire stimolando l’iniziativa personale, aumentando il numero di opzioni e strategie possibili, pianificando la dieta e il movimento fisico durante la quarantena, per esempio, suggerendo piani di allenamento con trainer a distanza. Per quanto riguarda il medico, invece, preservando risorse personali, come tempo ed energia, agendo preventivamente, invece che ricostruire oppure riparare, nei mesi successivi alla pandemia”

«Riguardo a quello che sta succedendo, in ambito psicologico e sociologico non esiste letteratura. Quando questo periodo sarà finito si faranno indagini qualitative su come le persone hanno vissuto questa fase e su cosa ha generato in tutti noi» ha concluso Caggiano. «L'unica cosa che conosciamo è la mappatura degli indicatori del modello stress lavoro-correlato - Stressor - Strain – Outcome. Ma, ad oggi, non conosciamo le conseguenze di una situazione che impatta su milioni di persone, pertanto posso solo restare nel campo delle ipotesi di riflessione metodologica e scientifica. Mi rifaccio ai tre passaggi di saggezza di cui ho parlato quindi, se in generale ascolti, sai porre le domande giuste e sai dare suggerimenti mirati e “giusti”, al di là del buon senso, non sbagli mai».


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