Diabete associato a ridotta fluidità verbale in età avanzata

Nelle persone anziane il diabete di tipo 2 è associato a un declino della fluidità e della memoria verbale, anche se l'effetto della malattia sull'atrofia cerebrale potrebbe iniziare già nella mezza età. Lo afferma uno studio pubblicato sulla rivista Diabetologia.

Nelle persone anziane il diabete di tipo 2 è associato a un declino della fluidità e della memoria verbale, anche se l'effetto della malattia sull'atrofia cerebrale potrebbe iniziare già nella mezza età. Lo afferma uno studio pubblicato sulla rivista Diabetologia.

Il diabete di tipo 2 è stato a lungo associato a lesioni ischemiche nel cervello, al declino cognitivo e alla demenza, anche se i meccanismi non sono stati chiariti. Potrebbero essere legati al danno alla struttura e alla funzione dei vasi sanguigni o potrebbero dipendere da una interazione a livello cellulare con neuroni o sinapsi che influenzano i processi cognitivi e promuovono la neurodegenerazione cerebrale.

La mancanza di una chiara motivazione per questa associazione ha spinto i ricercatori a verificare se la malattia fosse correlata a una maggiore atrofia cerebrale e se questa mediasse il legame tra diabete e declino cognitivo.

I ricercatori hanno seguito 705 anziani senza demenza che partecipavano allo studio CDOT (Cognition and Diabetes in Older Tasmanians).

Al basale i soggetti avevano tra i 55 e i 90 anni, con un'età media di circa 72 anni, e 348 di essi avevano il diabete. Nel corso dei 4,6 mesi di follow-up, i partecipanti sono stati sottoposti tre volte a risonanza magnetica cerebrale (valutazione del volume ventricolare e del volume cerebrale totale) e neuropsicologici (valutazione della funzione globale e di sette domini cognitivi che coinvolgevano le abilità verbali).

Minore fluidità verbale ma non atrofia cerebrale
Nel corso dello studio, nei diabetici la fluidità e la memoria verbali sono leggermente diminuite, mentre sono lievemente migliorate nei partecipanti senza diabete. Invece, nonostante le persone con diabete avessero già al basale una maggiore atrofia cerebrale, durante la valutazione non è stata evidenziata nessuna differenza nella percentuale di contrazione del cervello tra i pazienti con e senza diabete. Quindi anche l'atrofia cerebrale non sembra spiegare il legame tra diabete e declino cognitivo.

Secondo il parere dell'autore principale Michele Callisaya, dell'Università della Tasmania a Hobart, in Australia, i risultati suggeriscono tuttavia che i cambiamenti cerebrali associati al diabete possono iniziare prima di quanto si pensasse, forse nella mezza età. «Per i pazienti questo significa che sarebbe un errore non curarsi della salute del cervello fino a quando non saranno più anziani o mostreranno i sintomi del declino cognitivo».

«Le raccomandazioni per una buona salute del cervello includono l'attività fisica, una alimentazione corretta, il mantenimento di un peso sano, tenere sotto controllo la pressione sanguigna e il colesterolo, tenere allenato il cervello e avere attività sociali», ha continuato.

Limiti della ricerca
Una limitazione dello studio è che i diabetici avevano livelli glicemici relativamente ben controllati, ed è possibile che la connessione tra il diabete e i cambiamenti nel cervello potrebbe essere più evidente nei pazienti con glicemia più alta, fanno notare gli autori.

«Non ci sono evidenze che tenere sotto controllo la glicemia migliori direttamente la cognizione o diminuisca il declino cognitivo», ha detto Rebecca Gottesman della Johns Hopkins University di Baltimora, nel Maryland, non coinvolta nello studio. «Ma è probabile che il controllo a lungo termine della glicemia possa comportare dei benefici per il cervello».

Un altro limite potrebbe risiedere nella durata dello studio, troppo breve per rilevare differenze significative nella cognizione e nel volume del cervello, dato che si tratta di cambiamenti che possono verificarsi molto lentamente.

«La buona notizia è che ci sono molte cose che le persone possono fare per mantenere in salute la loro mente» ha commentato Jill Morris dell’Alzheimer’s Disease Center presso l’Università del Kansas a Fairway. «La dieta e l'esercizio fisico sono componenti chiave della salute del cervello e possono contemporaneamente influenzare i livelli di zucchero nel sangue, l'insulino-resistenza e le malattie cerebrovascolari. Questi fattori sono collegati a importanti esiti cognitivi legati al cervello in molte popolazioni e sono particolarmente importanti nei soggetti con diabete di tipo 2».

Bibliografia

Callisaya ML et al. Type 2 diabetes mellitus, brain atrophy and cognitive decline in older people: a longitudinal study. Diabetologia 2018.

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