Diabete

Diabete, canagliflozin riduce rischio di morte cardiovascolare, infarto del miocardio e ictus

I risultati hanno anche dimostrato che la somministrazione di canagliflozin è risultata associata a un rischio ridotto di ospedalizzazione per scompenso cardiaco (HHF) e ha confermato di avere potenziali effetti protettivi a livello renale. Questi dati relativi all'analisi integrata dei trial CANVAS e CANVAS-R sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine.

I risultati hanno anche dimostrato che la somministrazione di canagliflozin è risultata associata a un rischio ridotto di ospedalizzazione per scompenso cardiaco (HHF) e ha confermato di avere potenziali effetti protettivi a livello renale.

Questi dati relativi all’analisi integrata dei trial CANVAS e CANVAS-R sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine e presentati durante il simposio dedicato a questo tema in occasione dell’American Diabetes Association 77th Scientific Sessions a San Diego.

Il farmaco era stato studiato in precedenza nel corso del più lungo, ampio e importante programma, oggi concluso, sugli esiti di CV sull’inibitore del trasportatore di membrana sottotipo 2 della proteina di trasporto selettivo del sodio glucosio (SGLT2). Il Programma CANVAS è il primo a valutare efficacia, sicurezza e durabilità di canagliflozin in oltre 10.000 pazienti affetti da T2DM, con pregressa anamnesi di CV o che presentavano per lo meno due dei fattori di rischio di CV.

Canagliflozin ha permesso di ottenere una riduzione del 14% del rischio di endpoint primario composito di mortalità per CV, MI non fatale o ictus non fatale (HR: 0,86; 95% CI: da 0,75 a 0,97) e ha dimostrato la sua superiorità e sicurezza nel caso di CV (p<0,0001 per non-inferiorità) rispetto a placebo (p=0,0158).

Ogni componente ha contribuito uniformemente alla riduzione del rischio, nel caso di MI non fatale del 15% (HR: 0,85; 95% CI: da 0,69 a 1,05), nel caso di morte per CV del 13% (HR: 0,87; 95% CI: da 0,72 a 1,06), e nel caso di ictus non fatale del 10% (HR: 0,90; 95% CI: da 0,71 a 1,15). Questi esiti sono ampiamente coerenti in tutti i sottogruppi di pazienti e per le singole componenti dell’endpoint primario.

Ulteriori analisi hanno, inoltre, rivelato che canagliflozin ha anche permesso di abbassare il rischio di HHF del 33% (HR: 0,67; 95% CI: da 0,52 a 0,87), garantendo effetti positivi sostenuti sul controllo glicemico e la pressione ematica, così come una riduzione di peso, attestandone quindi una durabilità ad ampio raggio.

Inoltre, canagliflozin ha dimostrato di avere effetti protettivi potenziali a livello renale, ritardando la progressione dell’albuminuria e riducendo il rischio di esiti compositi renali clinicamente importanti (ad esempio morte renale, terapia renale sostitutiva e una riduzione del 40% di eGFR) del 40% (HR: 0,60; 95% CI: da 0,47 a 0,77). Lo studio CREDENCE attualmente in corso con arruolamento completo, il primo trial dedicato agli esiti renali dell’inibitore SGLT2 in pazienti affetti da T2DM e da insufficienza renale, sta ulteriormente valutando gli effetti di canagliflozin su esiti renali e CV. 

 “I pazienti affetti da diabete hanno da due a quattro volte possibilità superiori di sviluppare co-morbidità quale insufficienza cardiaca e renale e i risultati CANVAS dimostrano il potenziale di canagliflozin riducendo il rischio di tali condizioni nel caso di pazienti affetti da diabete di tipo 2 ad alto rischio”, ha dichiarato David Matthews, co-presidente dello Steering Committee CANVAS, Professore di Diabetic Medicine e Honorary Consultant Physician presso l’Università di Oxford. “Questi dati sono promettenti visto che suggeriscono che canagliflozin potrebbe offrire potenziali benefici per i pazienti affetti da diabete di tipo 2, che manifestano complicanze o sono a rischio di ricovero per insufficienza cardiaca o renale”.

Gli eventi avversi generali osservati nel Programma CANVAS si sono rivelati coerenti con i precedenti. Un aumentato rischio di amputazione con il canagliflozin è stato osservato in entrambi gli studi CANVAS e CANVAS-R completati. Si tratta comunque di esiti coerenti con l’osservazione dello studio riferita da parte dell’Independent Data Monitoring Committee (IDMC) nel 2016, oltre che con i dati condivisi con le Autorità Sanitarie e gli Operatori Sanitari. È stato riscontrato un aumento del rischio di amputazione (6,3 vs. 3,4/1000 pazienti-anno) corrispondente a un rapporto di rischio (HR) pari a 1,97.

Il maggiore rischio assoluto di amputazione è stato rilevato in pazienti con pregressa anamnesi di amputazione o affezione vascolare periferica, ma il rischio relativo di amputazione con canagliflozin è risultato del tutto sovrapponibile in tutti i sottogruppi. I risultati sono stati condivisi con l’FDA americana e saranno riportati nelle U.S. Prescribing Information per canagliflozin.

Il rischio è stato incluso nel Summary of Product Characteristics (SmPC) dell’Unione Europea su canagliflozin.


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