Diabete di tipo 1: iniziano gli studi nell'uomo con le staminali

Tre anni fa, Doug Melton di Harvard ha pubblicato uno studio che illustrava come aveva usato con successo le cellule staminali per creare cellule beta pancreatiche produttrici di insulina che, una volta trapiantate in topi con diabete, avevano protetto gli animali dalla risposta immunitaria che è causa della patologia. Adesso questa idea si è trasfoirmata in una società, Semma Therapeutics, che grazie a nuovi finanziamenti può iniziare gli studi nell'uomo.

Tre anni fa, Doug Melton di Harvard ha pubblicato uno studio che illustrava come aveva usato con successo le cellule staminali per creare cellule beta pancreatiche produttrici di insulina che, una volta trapiantate in topi con diabete, avevano protetto gli animali dalla risposta immunitaria che è causa della patologia.

Si è trattato di una svolta nella medicina rigenerativa che prometteva di fornire un approccio curativo per il diabete di tipo 1 e che potrebbe teoricamente porre fine alla schiavitù delle iniezioni di insulina che il paziente è obbligato a fare per tutta la vita.

Il risultato dello studio è stato il culmine di 23 anni di lavoro di laboratorio, avviato da Melton quando a suo figlio venne diagnosticato il diabete di tipo 1. E ha segnato l'inizio di qualcosa di nuovo in campo biotecnologico.

Grazie alla concessione in esclusiva di questa tecnologia innovativa, nel 2014 è stata fondata l’azienda Semma Therapeutics a Cambridge, Massachusetts, con la missione di sviluppare una terapia cellulare per il diabete.

Nel marzo 2015 Semma ha ottenuto un primo finanziamento da 44 milioni di dollari e ha stipulato un accordo con Novartis. A marzo 2017 ha ricevuto un finanziamento da un fondo filantropico dedicato esclusivamente alla ricerca e al supporto delle migliori opportunità commerciali per le fasi precoci del diabete tipo 1, di entità non rivelata.
E in questi giorni Semma ha annunciato il completamento con successo di un nuovo finanziamento da 114 milioni di dollari da parte di un ampio gruppo di investitori, con l’obiettivo di applicare queste scoperte sull’uomo.

«Ora siamo ben posizionati, tra il progresso scientifico di Semma e questo recente finanziamento, per avviare un proof-of-concept clinico in pazienti con diabete di tipo 1, mentre ci espandiamo in aree correlate e costruiamo un'azienda leader nella medicina rigenerativa»", ha affermato Mark C. Fishman, presidente del consiglio di amministrazione di Semma. «Siamo lieti che questo gruppo di investitori abbia condiviso la nostra missione per curare il diabete insulino-dipendente».

«Finché non si ottiene questo tipo di finanziamento», ha aggiunto Fishman, «non si sa quanto possa essere ampia la propria strategia. Con questi investimenti possiamo passare attraverso uno studio proof-of-concept, con informazioni sufficienti per sapere se funziona».

E’ difficile vedere questo tipo di investimenti per il diabete, conclude Fishman. Alcune grandi multinazionali controllano la maggior parte del lavoro di sviluppo perché i requisiti normativi per l'approvazione sono scoraggianti. Ma questo avviene solo per il diabete di tipo 2, che si sta diffondendo con proporzioni epidemiche. Il diabete di tipo 1 riguarda un numero pazienti molto inferiore, e per questo può essere necessario pensare di procedere nello sviluppo da soli, fino alla fasi più avanzate.

Cellule beta pancreatiche dalle staminali
Le cellule staminali pluripotenti hanno la capacità unica di replicarsi indefinitamente e di differenziarsi in tutti i tipi di cellule del corpo. La sfida degli ultimi decenni è stata quella di identificare i processi e le vie di segnalazione necessarie a indirizzare tale differenziazione in specifici tipi cellulari, come le cellule beta pancreatiche.

La ricerca è dapprima riuscita a generare tessuto pancreatico a partire da cellule staminali per poi concentrarsi su come far differenziare questo tessuto, in vitro, in cellule beta insulino-secernenti completamente funzionali.

La svolta c’è stata quando gli scienziati del laboratorio del Dr. Melton, presso l'Harvard Stem Cell Institute, sono riusciti a generare cellule beta pancreatiche da cellule staminali (SCbeta).

Dopo essere state ripetutamente sfidate con glucosio in vitro a reagire alle variazioni del glucosio ematico nel corpo, le cellule SCbeta hanno risposto all'aumento di glucosio secernendo insulina, imitando la caratteristica funzionale chiave delle cellule beta umane endogene. Le cellule SCbeta hanno anche mostrato un’espressione genica e proteica simile alle cellule beta umane e contengono al loro interno granuli secretori cristallizzati di insulina.

Straordinariamente, queste cellule funzionano in vivo immediatamente dopo il trapianto. I topi trapiantati con cellule umane di SCbeta mostrano alti livelli di insulina umana nel sangue dopo essere stati sollecitati con glucosio. Ancora più importante è il fatto che, quando trapiantate in più modelli animali di diabete, le cellule SCbeta sono in grado di controllare efficacemente la malattia, ponendo le basi per trasferire questa tecnologia alla clinica.

Il lavoro di Semma si fonda su questi fondamenti e il suo team scientifico continua a studiare innovazioni per portare le migliori cellule beta ai pazienti diabetici. In parallelo, gli scienziati e gli ingegneri della compagnia stanno sviluppando strategie di protezione e delivery all'avanguardia per il trapianto clinico di queste straordinarie cellule.