Diabete di tipo 1, la Cannabis aumenta il rischio di chetoacidosi diabetica

Nei pazienti con diabete di tipo 1 l'uso di Cannabis è stato associato a un rischio raddoppiato di chetoacidosi diabetica, oltre a un livello medio di emoglobina glicata significativamente superiore. Sono i risultati di uno studio appena pubblicato su JAMA Internal Medicine.

Nei pazienti con diabete di tipo 1 l'uso di Cannabis è stato associato a un rischio raddoppiato di chetoacidosi diabetica, oltre a un livello medio di emoglobina glicata significativamente superiore. Sono i risultati di uno studio appena pubblicato su JAMA Internal Medicine.

Negli Stati Uniti l'uso di Cannabis è in aumento, come conseguenza dalla legalizzazione in diversi Stati e dei cambiamenti nella percezione della popolazione. Alcuni studi hanno riportato un miglioramento della sensibilità all'insulina e della funzione delle cellule beta pancreatiche con l'uso di cannabis, generando un'attenzione diffusa da parte dei media e suggerendo la cannabis come potenziale agente terapeutico per il trattamento di diabete di tipo 2.

«In contrasto con questa tendenza abbiamo pubblicato una serie di casi che riportavano chetoacidosi diabetica ricorrente (DKA) con uso di cannabis in pazienti con diabete di tipo 1», hanno scritto l’autore senior Viral Shah, dello University of Colorado Anschutz Medical Campus, ad Aurora, e colleghi. «Dal momento che si sa poco sull'uso di cannabis e sul suo contributo alla chetoacidosi in questa patologia, abbiamo voluto approfondire la questione».

Uno studio monocentrico non controllato
La ricerca ha coinvolto 450 pazienti adulti con diabete di tipo 1 che hanno compilato un questionario relativo all’uso personale di cannabis. Dei 134 adulti con diabete di tipo 1 che hanno riferito di aver usato cannabis negli ultimi 12 mesi, il 75% ha dichiarato di averlo fatto per scopi ricreativi, il 18% per ragioni legate al diabete e il 35% per altri motivi.

Tra gli utilizzatori, il 53% ha dichiarato di farne uso per più di 3 anni e il 40% ha riferito di usarlo più di quattro volte a settimana. Il fumo era il metodo di assunzione più diffuso, seguito dall’ingestione (nel cibo) e da altri metodi.

Raddoppio dell’acidosi diabetica
Oltre il 20% dei diabetici che facevano uso di cannabis, sia ricreativo che per scopi medici, sono stati ricoverati in ospedale per chetoacidosi diabetica nell’anno precedente allo studio, rispetto all’8,2% dei non utilizzatori (OR 1,98).

I pazienti che hanno riferito di uso di cannabis avevano anche livelli medi più alti di HbA1c rispetto ai non utilizzatori (8,4% vs 7,6%, p<0,01). Anche dopo l’aggiustamento per il metodo di erogazione di insulina, età e livello di reddito, i livelli medi di HbA1c restavano più elevati nei consumatori (differenza di 0,41 punti percentuali). Tuttavia le percentuali di ipoglicemia grave non mostravano differenze statisticamente significative tra le due popolazioni (15,6% dei consumatori di cannabis rispetto al 20,3% dei non utilizzatori, p=0,17).

Sebbene gli utilizzatori di cannabis inclusi nello studio tendessero a essere più giovani, con una durata del diabete più breve e livelli più bassi di istruzione e reddito, l’associazione con il rischio di chetoacidosi diabetica era probabilmente legata ad altri motivi sottostanti, ha suggerito il team.

Tra i pazienti che usavano la cannabis tendeva a essere più basso l’uso della tecnologia per la gestione della malattia. Incluso un minore monitoraggio continuo della glicemia (45,5% vs 55,1%), oltre a un utilizzo inferiore della pompa per insulina (50,7% vs 66,5%) rispetto ai non utilizzatori, due fattori che potrebbero avere influenzato i risultati dello studio.

«I cannabinoidi alterano la motilità intestinale e causano iperemesi, che può giocare un ruolo nell'aumento del rischio di chetoacidosi diabetica nel diabete di tipo 1», hanno scritto i ricercatori.

«È possibile che il vomito causato dall'uso a lungo termine della cannabis possa portare a una disidratazione che può aumentare i chetoni e portare a chetoacidosi nelle persone con diabete di tipo 1», ha affermato Shah. «Un alto livello di chetoni può essere pericoloso per la vita, se non trattato in tempo, e i pazienti possono avere nausea, vomito, dolore addominale, mancanza di respiro e raramente confusione o alterazione della coscienza. La chetoacidosi diabetica è un'emergenza e il paziente con diabete dovrebbe andare al pronto soccorso se ha dei sintomi».

Servono approfondimenti
I ricercatori hanno considerato come limitazioni dello studio la limitata numerosità del campione e gli esiti della malattia auto-riportati. Inoltre non hanno tenuto conto di alcuni potenziali fattori confondenti come l'accesso all'assistenza sanitaria.

«Sono necessarie ulteriori ricerche per confermare questi risultati e comprendere gli effetti e le conseguenze negative del consumo di cannabis in questi pazienti», hanno concluso.

«I pazienti dovrebbero essere più prudenti ed evitare la cannabis», ha consigliato Annemarie Hennessy, della Western Sydney University in Australia, non coinvolta nello studio. «Il motivo per cui la cannabis aumenterebbe la probabilità di chetoacidosi diabetica non è nota. Ma dobbiamo tenere presente che, in presenza di cannabis, la chetoacidosi diabetica è più difficile da diagnosticare e può essere tralasciata, con conseguenze fatali».


Bibliografia

Akturk HK et al. Association Between Cannabis Use and Risk for Diabetic Ketoacidosis in AdultsWith Type 1 Diabetes" JAMA Intern Med 2018.

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