Diabete di tipo 1, obiettivi di emoglobina glicata rispettati solo dal 20 per cento dei pazienti. Dato Usa

Negli Stati Uniti, solo circa una persona su cinque con diabete di tipo 1 sta ottenendo un controllo glicemico ottimale nonostante l'uso crescente di tecnologie come le pompe per insulina e i monitor glicemici continui (CGM), mostrano i dati di un nuovo studio appena pubblicato sulla rivista Diabetes Technology & Therapeutics.

Negli Stati Uniti, solo circa una persona su cinque con diabete di tipo 1 sta ottenendo un controllo glicemico ottimale nonostante l'uso crescente di tecnologie come le pompe per insulina e i monitor glicemici continui (CGM), mostrano i dati di un nuovo studio appena pubblicato sulla rivista Diabetes Technology & Therapeutics.

Il team guidato da Nicole Foster, del Jaeb Center for Health Research a Tampa, Florida, ha utilizzato i dati del T1D Exchange registry, il primo registro statunitense su vasta scala dei pazienti con diabete di tipo 1, avviato nel 2010 e composto da tre parti complementari:

  • una rete di cliniche per diabetici che raccolgono prospetticamente i dati di una vasta popolazione di pazienti con diabete di tipo 1,
  • un sito web chiamato Glu che funge da comunità online per i pazienti, che forniscono informazioni che potrebbero essere utilizzate per la ricerca e allo stesso tempo imparano, comunicano e si motivano a vicenda,
  • una biobanca per immagazzinare campioni umani biologici per l'uso da parte dei ricercatori.
Controllo glicemico peggiorato nei giovani
Il fatto più preoccupante emerso dall’analisi, commentano gli autori, è che nei periodi 2010-2012 e 2016-2018 il controllo glicemico sembra essere peggiorato tra gli adolescenti e i giovani adulti, inoltre non sono mutate le disparità razziali sia nell'uso delle tecnologie per il diabete che nel controllo glicemico.

In aggiunta, come osserva l'autore senior Satish Garg dell'Università del Colorado ad Aurora «il T1D Exchange registry comprende centri focalizzati sulla cura del diabete di tipo 1 negli adulti e nei bambini, per un totale di 30.000 pazienti seguiti nei principali centri degli Stati Uniti. Il controllo glicemico negli individui curati al di fuori di questi contesti potrebbe anche essere peggiore».

Maggior uso della pompa insulinica e dei CGM
Lo studio ha voluto fornire un'istantanea del profilo degli adulti e dei giovani statunitensi con diabete di tipo 1 e valutare i cambiamenti longitudinali nella gestione nel registro e negli esiti clinici.

L’uso della pompa per insulina è aumentato dal 57% nel 2010-2012 al 63% nel 2016-2018, in particolare tra i bambini di età inferiore ai 6 anni (dal 50% al 60%) e in quelli di età compresa tra 6 e 12 anni (dal 58% al 68%). L'uso della pompa è aumentato anche tra gli adulti.

Contemporaneamente è cresciuto molto anche l’impiego dei monitor glicemici continui, passato complessivamente dal 7 al 30% nei due periodi, in particolare nel 2013-2014. Soprattutto nei bambini sotto i 6 anni, nei quali è più che decuplicato (dal 4 al 51%), mentre tra i 6 ei 12 anni è passato dal 3 al 37%. «Il motivo è presumibilmente correlato alla possibilità di monitorare i dati del glucosio da remoto da parte dei genitori», osservano gli autori.

Anche negli adulti è stato rilevato un buon incremento nell’adozione dei dispositivi CGM, passato dal 15% a più di un terzo nei soggetti dai 26 anni in su.




HbA1c media per l’uso delle tecnologie nel 2016-2018. Nero pieno=solo l'iniezione, strisce orizzontali=solo pompa, bianco=iniezione + CGM, strisce diagonali=pompa + CGM (Fig 3, Foster NC et al. Diabetes Technol Ther. 2019 Feb;21(2):66-72).

Tuttavia, l'utilizzo dei dispositivi varia notevolmente a seconda della razza e del livello di reddito. Ad esempio, l'81% dei bambini bianchi di età inferiore ai 13 anni con reddito familiare annuale di almeno $ 75.000 utilizzava pompe per insulina, rispetto a solo il 37% dei bambini neri della stessa età con reddito familiare annuale inferiore a $ 50.000. Per l'uso dei CGM, le proporzioni erano rispettivamente del 54% contro l'8%.

Gli autori si aspettano che con il tempo la situazione sia destinata a cambiare. «Con la recente maggiore enfasi sulla possibilità di trasmettere i dati al cloud senza interruzioni e grazie ai miglioramenti negli strumenti di reporting e supporto decisionale, è ragionevole aspettarsi che l'integrazione dei dati dei dispositivi per l’autogestione sia destinata ad aumentare».

Controllo metabolico ancora lontano da quello ideale
Tra i quasi 10mila partecipanti per i quali erano disponibili i dati in entrambi gli intervalli temporali, l'HbA1c media aggiustata complessiva è stata effettivamente più alta nel periodo più recente, con una media del 7,8% nel 2010-2012 e dell'8,4% nel 2016-2018 (p<0,001).

L'aumento è stato particolarmente importante tra gli adolescenti e i giovani adulti. In particolare, nel periodo 2016-2018 i livelli medi di HbA1c negli gli adolescenti di età compresa tra 15 e 18 anni erano i più alti, il 9,3%, e sono rimasti stabili oltre i 30 anni, con valori intorno a 7,5-7,9%.

Foster e colleghi considerano i dati su ragazzi e adolescenti una «scoperta sorprendente per la quale non abbiamo una spiegazione, a parte il fatto che potrebbero essere dovuti a fattori confondenti non misurati».

Le percentuali di raggiungimento degli obiettivi dei livelli di emoglobina glicata consigliati dall’American Diabetes Association (ADA), che sono inferiori al 7,5% per i giovani e al 7,0% per gli adulti, sono state rispettivamente soltanto del 17% e del 21%, con livelli medi di HbA1c più alti negli afroamericani rispetto ai pazienti bianchi o ispanici in tutte le fasce d'età, anche dopo gli aggiustamenti per lo stato socio-economico.

HbA1c e complicazioni acute inferiori con le pompe e i CGM
In quanti facevano ricorso a pompe per insulina e dispositivi CGM, la HbA1c era significativamente più bassa rispetto ai non utilizzatori, dopo aggiustamento per età, durata del diabete, razza/etnia e reddito annuale (p<0,001).

Tra gli utilizzatori di CGM, la HbA1c non differiva tuttavia in misura significativa tra chi faceva uso di pompe rispetto a più iniezioni giornaliere di insulina, tranne che tra gli adolescenti e i giovani adulti, nei quali la HbA1c era più bassa in quanti usavano le pompe.

Per quanto riguarda le complicanze acute, nel 2016-2018 la frequenza aggiustata di ipoglicemia grave era più bassa per gli utenti della pompa rispetto ai non utilizzatori (5% vs 9%; p<0,001) e per quelli che adottavano o meno i CGM (5% vs 7%; p=0,06).

Anche la chetoacidosi diabetica si è verificata meno frequentemente in coloro che utilizzavano le pompe rispetto alle iniezioni (2% vs 4%, p=0,002) e in quanti utilizzavano o meno i CGM (1% vs 3%; p=0,04).

In conclusione
In sintesi – commentano i ricercatori - i dati recenti del registro T1D Exchange dimostrano che solo una minoranza di adulti e giovani con diabete di tipo 1 raggiunge gli obiettivi ADA per la HbA1c. «Nonostante sia aumentato l'uso delle pompe per insulina e dei dispositivi CGM, secondo la nostra analisi nel complesso i livelli di HbA1c nel registro non sono migliorati in 5 anni. Ci auguriamo che questi risultati stimolino ulteriori ricerche e sforzi per trovare il modo di migliorare il controllo glicemico e colmare il divario tra le varie etnie».

Bibliografia

Foster NC et al. State of Type 1 Diabetes Management and Outcomes from the T1D Exchange in 2016–2018. Diabetes Technol Ther. 2019 Feb;21(2):66-72

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