Diabete di tipo 2 a insorgenza giovanile, rischio di malattie mentali

Le persone che sviluppano il diabete di tipo 2 prima dei 40 anni hanno un rischio di ospedalizzazione maggiore di chi si ammala in etÓ pi¨ avanzata, e un rischio notevolmente superiore di ricoveri legati a malattie mentali. Lo indicano i risultati di un ampio studio basato sulla popolazione di Hong Kong e pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine.

Le persone che sviluppano il diabete di tipo 2 prima dei 40 anni hanno un rischio di ospedalizzazione maggiore di chi si ammala in età più avanzata, e un rischio notevolmente superiore di ricoveri legati a malattie mentali. Lo indicano i risultati di un ampio studio basato sulla popolazione di Hong Kong e pubblicato sulla rivista Annals of Internal Medicine.

All'età di 60 anni, coloro che avevano sviluppato diabete di tipo 2 in una età compresa tra 10 e 39 anni avevano una percentuale di ospedalizzazione per tutte le cause doppia rispetto a quelli con un esordio del diabete dai 40 in avanti. Inoltre, più di un terzo delle ospedalizzazioni prima dei 40 anni nel gruppo a esordio precoce era dovuta a motivi legati alla malattia mentale.

«L'onere dell'ospedalizzazione nei pazienti con diabete di tipo 2 a insorgenza giovanile ha mostrato un'evoluzione sorprendente per tutta la durata della vita: abbiamo scoperto un problema prima sconosciuto di presenza di grave malattia mentale prima dei 40 anni, ed è fondamentale comprenderne le cause in modo da migliorare l'assistenza sanitaria mentale nei giovani adulti», scrivono il primo autore Calvin Ke, del Prince of Wales Hospital a Sha Tin, in Cina, e colleghi.

Aggiungono che l’aumento generale delle ospedalizzazioni per tutte le cause, compresi eventi cardiovascolari, complicanze renali, lo stesso diabete e infezioni «rivela gli effetti sproporzionati di una maggiore durata della malattia e del carico glicemico nel diabete a esordio precoce, sfidando la convinzione che la giovinezza possa proteggere dalla necessità di ricovero ospedaliero».

Dato che alcuni fattori di rischio sono modificabili, i risultati indicano «l'importanza di un intervento precoce per ridurre gli effetti avversi dell'esposizione cumulativa ai fattori di rischio cardiometabolico», affermano gli autori.

Malattie mentali nei pazienti con meno di 40 anni
Lo studio prospettico di coorte ha coinvolto 422.908 adulti di età compresa tra 20 e 75 anni nel periodo 2002-2014 da un registro basato sulla popolazione e 20.886 individui con diabete di tipo 2 nel periodo 2000-2014 da un registro nazionale del diabete.

Tra i diabetici il 17% aveva ricevuto una diagnosi in giovane età, tra i 10 e i 39 anni, il 63% all'età di 40-59 anni e il 20% dopo i 60 anni. Al momento della valutazione, i tre gruppi avevano un’età media rispettivamente di 45, 58 e 70 anni.

Il gruppo a esordio precoce aveva i più alti tassi di ospedalizzazione in rapporto all’età. A titolo di esempio, il numero di giorni-letto per 1000 pazienti-anno all'età di 45-49 anni tra i diagnosticati prima dei 40 anni era 1245,6, rispetto a 953,8 giorni per quelli con diagnosi dopo i 40 anni. «La percentuale complessiva di ospedalizzazione per il gruppo più giovane supera di gran lunga quella specifica per età nella popolazione generale nel 2006 e nel 2012», dicono i ricercatori.

Tra i pazienti con meno di 40 anni al momento della valutazione, il 37% dei giorni di degenza era dovuto a malattie mentali, principalmente psicotiche (55%) e disturbi dell'umore (31%).

I rischi dell’esordio precoce continuano per tutta la vita
Dopo i 60 anni la malattia cardiovascolare è stata la causa più comune di ospedalizzazione tra i pazienti, indipendentemente dall'età di insorgenza del diabete (26% dei giorni-letto per l'esordio giovanile e 20% per l'esordio tardivo), ma nel gruppo a esordio precoce le percentuali di ospedalizzazioni per tutte le cause prima dei 60 anni erano doppie rispetto ai pazienti con esordio tardivo.

Rispetto a quelli con malattia a esordio tardivo, il gruppo a esordio precoce aveva una frequenza di ospedalizzazioni 6,7 volte superiore per cause renali, 3,7 volte superiore per motivi legati al diabete e 2,1 volte superiore per cause cardiovascolari, tutti risultati statisticamente significativi.

In base ai tassi di ospedalizzazione osservati, gli autori hanno calcolato che un paziente con diagnosi di diabete di tipo 2 prima dei 40 anni, una volta raggiunta l’età di 70 anni aveva trascorso circa 100 giorni in ospedale, rispetto a 59 e 29 giorni nei soggetti con insorgenza della malattia rispettivamente all’età di 50 e 65 anni.

Gli autori ritengono comunque che un trattamento più inteso dei fattori di rischio modificabili nel gruppo a esordio giovanile potrebbe ridurre a circa 65 il numero di giorni in ospedale.

I pazienti vanno identificati e gestiti tempestivamente
I nostri risultati, scrivono Ke e colleghi, rappresentano «un appello urgente a responsabili politici, pagatori, pazienti e fornitori di servizi sanitari per agire e affrontare questo bisogno insoddisfatto».

«È necessario un sistema integrato per identificare i pazienti con diabete di tipo 2 a insorgenza giovanile, per una valutazione completa della salute fisica e psicologica, seguita dall'ottimizzazione dei fattori di rischio cardiometabolici e da un’assistenza personalizzata in modo da migliorare la qualità della vita e ridurre gli effetti a lungo termine delle complicanze della malattia sui pazienti, le loro famiglie, i datori di lavoro e il sistema sanitario».

Bibliografia

Ke C et al. Excess Burden of Mental Illness and Hospitalization in Young-Onset Type 2 Diabetes: A Population-Based Cohort Study. Ann Intern Med. Published online January 14, 2019

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