Diabete

Diabete di tipo 2, benefici renali con lixisenatide nei pazienti con macroalbuminuria #EASD

Nei pazienti con diabete di tipo 2 con malattie cardiovascolari il GLP-1 agonista iniettabile lixisenatide pu˛ proteggere dallo sviluppo di danno renale, anche se l'effetto Ŕ pi¨ pronunciato nei soggetti che hanno giÓ macroalbuminuria. Sono gli esiti di una analisi post-hoc dello studio ELIXA, presentati al congresso annuale dell'European Association for the Study of Diabetes (EASD) che si Ŕ tenuto a Berlino e pubblicati simultaneamente su The Lancet Diabetes & Endocrinology.

Nei pazienti con diabete di tipo 2 con malattie cardiovascolari il GLP-1 agonista iniettabile lixisenatide può proteggere dallo sviluppo di danno renale, anche se l'effetto è più pronunciato nei soggetti che hanno già macroalbuminuria. Sono gli esiti di una analisi post-hoc dello studio ELIXA, presentati al congresso annuale dell’European Association for the Study of Diabetes (EASD) che si è tenuto a Berlino e pubblicati simultaneamente su The Lancet Diabetes & Endocrinology.

Fino al 40% dei pazienti con diabete di tipo 2 svilupperà una malattia renale diabetica e, nonostante una serie di strategie di trattamento multifattoriali, i pazienti hanno ancora un alto rischio cardiorenale residuo, scrivono gli autori.

I risultati dello studio hanno mostrato un rapporto urinario creatinina-albumina significativamente ridotto del 39% nei pazienti con diabete e macroalbuminuria che assumevano lixisenatide rispetto al placebo e ridotto del 21%, al limite della significvatività, in quelli con microalbuminuria. Secondo gli autori si può quindi concludere che «nei pazienti con diabete di tipo 2 senza grave insufficienza renale ma con una recente sindrome coronarica acuta, l'aggiunta di lixisenatide alle cure abituali ha migliorato il carico di micro e macroalbuminuria, oltre al controllo glicemico».

Secondo l’autore Marcel Muskiet dello University Medical Center di Amsterdam, nei Paesi Bassi, questo è un risultato promettente per i pazienti con diabete di tipo 2 e malattia renale diabetica, poiché sono necessarie nuove strategie di trattamento. E ha fatto notare che i risultati «sono in linea con i dati già mostrati da altri agonisti del GLP-1, come liraglutide in LEADER e semaglutide in SUSTAIN-6. Questo effetto sul sistema renale, e forse anche direttamente o indirettamente sul sistema cardiovascolare, dovrebbe essere esaminato in ulteriori studi».

Analisi renale post-hoc dello studio ELIXA
Nello studio ELIXA (Evaluation of Lixisenatide in Acute Coronary Syndrome), i pazienti con diabete di tipo 2 e un recente evento coronarico acuto (nei precedenti 180 giorni) sono stati randomizzati in doppio cieco a lixisenatide o placebo in aggiunta alla terapia standard cardiovascolare e diabetica, oltre alla consulenza su dieta e stile di vita. L'endpoint primario era rappresentato dagli eventi avversi coronarici importanti. Il follow-up mediano è stato di 108 settimane.

Per l'attuale analisi post-hoc, il team ha valutato l'effetto a lungo termine di lixisenatide sugli esiti renali, stratificato in base al rapporto albumina-creatinina urinaria (UACR) al basale.

All'inizio dello studio il 74% dei pazienti aveva normoalbuminuria (UACR
Come previsto, la durata del diabete di tipo 2 è stata più lunga nei pazienti con macroalbuminuria (14,2 anni) rispetto a quelli con microalbuminuria (11,5 anni) e con normoalbuminuria (8,3 anni).

Il 52,6% dei pazienti con macroalbuminuria presentava insufficienza renale moderata o una velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR) compresa tra 30 e 60 mL/min/1,73 m2, rispetto al 30,7% di quelli con microalbuminuria e al 18,6% di quelli con albumina normale.

Variazioni significative di UACR con macroalbuminuria
Durante lo studio, il trattamento con lixisenatide non ha avuto un impatto significativo sull'eGFR rispetto al placebo, indipendentemente dalla albuminuria al basale.

Quando però i ricercatori hanno esaminato l'effetto di lixisenatide sui cambiamenti di UACR stratificati in base all’albuminuria al basale, i risultati sono cambiati. Lo studio originale aveva indicato che il cambiamento nella UACR nell’intera popolazione dello studio non era significativo, un dato coerente nel 74% dei pazienti che presentavano normoalbuminuria (p=0,1974 per la tendenza).

Ma nei pazienti con microalbuminuria, la riduzione di UACR con lixisenatide si è avvicinata alla significatività (p=0,0889 per la tendenza) e l’ha raggiunta in quelli con macroalbuminuria (p=0,0163).

Gli effetti di lixisenatide rispetto al placebo sono stati più marcati quando è stata valutata la variazione percentuale della UACR dal basale alla settimana 108.
I pazienti con normoalbuminuria hanno avuto una riduzione trascurabile di UACR di -1,69% (p=0,739), che è aumentata fino a un quasi significativo -21,10% nei soggetti con microalbuminuria (p=0,0502) e a un significativo -39,18% in quelli con macroalbuminuria (p=0,007).

Quindi complessivamente lixisenatide è stata associata a una riduzione significativa dell'incidenza di macroalbuminuria rispetto al placebo, con un hazard ratio di 0,815 (p=0,0485), se aggiustato per i livelli di HbA1c al basale e durante lo studio.

Bibliografia

Marcel H A Muskiet MHA et al. Lixisenatide and renal outcomes in patients with type 2 diabetes and acute coronary syndrome: an exploratory analysis of the ELIXA randomised, placebo-controlled trial. Lancet Diabetes Endocrinol. Published online October 3, 2018.

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